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Nessuno crede in questa Irlanda. Una nazionale in maglia verde logora, usurata, costretta dagli infortuni a cambiare e a dare fiducia a chi finora non ne era stata accordata. Una squadra tuttavia che rimane forte, con un’identità coerente e precisa e che certamente rinnoverà il proprio voto di fede quasi cieca al proprio rugby.

Un modo di giocare quasi all’opposto di quello della Francia, padrona di casa di questo inconsueto esordio del giovedì sera, con la prima partita del Sei Nazioni 2026 anticipata per non sovrapporsi alla cerimonia di inaugurazione delle Olimpiadi, prevista per venerdì.

Uno scontro identitario: l’Irlanda confida nella propria capacità di andare a giocare nel campo avversario e nella sua struttura di gioco opzionale, ramificata e metodica; la Francia che ha lasciato da parte il jeu de depossesion caro a Galthié per riconnettersi alle proprie radici e diventare una squadra di possesso, di cariche e di corse.

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L’ultima partita giocata dalla squadra di Andy Farrell è stata una disfatta, ben più di quanto il punteggio del test di novembre contro il Sudafrica (13-24) lasci intuire. Ancora sono negli occhi di noi spettatori le immagini della mischia ordinata divelta e distrutta, immaginiamoci cosa possa essere rimasto nelle teste dei protagonisti.

Proprio lo scontro in mischia ordinata potrà essere una delle chiavi della partita, assieme al dominio delle collisioni. Storicamente l’Irlanda è una squadra che soffre quando non riesce a giocare in avanzamento e la difesa di Shaun Edwards (l’allenatore inglese del sistema difensivo transalpino) sembra fatta apposta per fermare le cariche avversarie grazie al suo mix di stazza, potenza e atletismo.

Se è vero che si tratta di una partita tra la quarta e la quinta squadra del ranking mondiale, le differenze sulla carta sembrano evidenti. A livello di stato di forma la Francia può contare su un Jalibert mai così in palla, sulla grande stagione di Depoortere, Marchand, Ollivon, l’Irlanda non ha molto altro con cui controbattere.

La partita di Parigi appare quindi come l’occasione per avviare una riscrittura delle gerarchie dove l’Irlanda sembra destinata a incamminarsi sul viale del tramonto di una generazione di grande successo, che però ha ancora in sé la forza e il talento per qualche ultimo colpo gobbo. Che questo avvenga nel calderone dello Stade de France, però, appare davvero improbabile.

Francia-Irlanda, le formazioni

Francia
15 Thomas Ramos, 14 Theo Attissogbe, 13 Nicolas Depoortere, 12 Yoram Moefana, 11 Louis Bielle-Biarrey, 10 Matthieu Jalibert, 9 Antoine Dupont (c), 8 Anthony Jelonch, 7 Oscar Jegou, 6 François Cros, 5 Mickael Guillard, 4 Charles Ollivon, 3 Dorian Aldegheri, 2 Julien Marchand, 1 Jean-Baptiste Gros
A disposizione: 16 Peato Mauvaka, 17 Rodrigue Neti, 18 Regis Montagne, 19 Hugo Auradou, 20 Emmanuel Meafou, 21 Lenni Nouchi, 22 Baptiste Serin, 23 Kalvin Gourgues

Irlanda
15 Jamie Osborne, 14 Tommy O’Brien, 13 Garry Ringrose, 12 Stuart McCloskey, 11 Jacob Stockdale, 10 Sam Prendergast, 9 Jamison Gibson-Park, 8 Caelan Doris (c), 7 Josh van der Flier, 6 Cian Prendergast, 5 Tadhg Beirne, 4 Joe McCarthy, 3 Thomas Clarkson, 2 Dan Sheehan, 1 Jeremy Loughman
A disposizione: 16 Rónan Kelleher, 17 Michael Milne, 18 Finlay Bealham, 19 James Ryan, 20 Jack Conan, 21 Nick Timoney, 22 Craig Casey, 23 Jack Crowley

Arbitro: Karl Dickson (RFU)

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