Pronti, via, si parte verso l’avventura più affascinante del pianeta ovale e lo Stade de France per l’occasione indossa l’abito di gala per dare credito al pronostico che vuole la Francia dalla sconfinata profondità di talento concedere il bis dopo il successo dello scorso anno. E per un’ora il copione viene rispettato: l’Irlanda sembra capitata lì per caso, incapace di mettere argine allo spietato piano di gioco altrui, orchestrato dal solito Antoine Dupont in versione extra lusso e da una mischia di eccezionale efficacia in movimento.
Vince (36-14, 5 mete a 2) la Francia e il risultato è lo specchio di una partita aggredita nel primo tempo, vinta subito e poi controllata con qualche peccato di sufficienza, come spesso succede quando la Francia si ferma a specchiarsi nella sua bellezza.
In meta vanno alla svelta Bielle-Barrey, che corre sul suo binario senza deragliare, con Gibson-Park, Prendergast e Stockdale che vanno e farfalle in successione e lo guardano filare via senza sussulti. Poi Jalibert che rivendica quel posto che da tanto tempo sente suo, segue Dupont che da una mischia chiusa esplora il lato chiuso e, senza il becco di un irlandese a mettere un minimo di argine alla sfuriata, riceve il più elementare degli assist.
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Sembra di assistere a un massacro: l’Irlanda è approssimativa, lenta, mai avanzante in difesa, perde lo scontro in mezzo al campo e si fa sopraffare nel gioco tattico orchestrato dal piede educato del trio Dupont-Jalibert-Ramos che quando non si riesce a conquistare territorio per via terrena lo fa affidando al cielo palloni velenosi. La meta di Ollivon è un inno al gioco, Guillard è un’ira di Dio (premiato come migliore giocatore di giornata) e i due duettano sullo stretto che non sembrano giganti prestati alla mischia. Gambe e mani in seconda linea, non sono in molti a poterseli permettere, la Francia fa eccezione.
Si va al riposo (22-0) e si ha la sensazione che l’Irlanda si sia fermata di botto a quel maledetto quarto di finale della Coppa del Mondo francese contro gli All Blacks, quando splendeva di luce propria e lasciò sul suolo di Francia la sua aurea di squadra stellare.
Si riprende e Bielle-Barrey, sempre lui, vola via verso il punto di bonus offensivo imbeccato da un calcetto al volo più fortunato che voluto del solito Ramos. Fino a quel momento una recita a soggetto con un solo protagonista, ma l’anima latina della Francia si fa viva, c’è meno impeto, solo tanto desiderio di controllare per evitare danni.
E così l’Irlanda ha un sussulto di orgoglio, organizza qualche multifase delle sue, è confusionaria, paga da matti la mancanza di un triangolo allargato titolare costretto ai box dagli infortuni, ma a forza di spallate va in meta in 3 minuti con Timoney e Milne, entrati di rincorsa per portare ossigeno alla causa. Che ci sia una partita è solo un’illusione, il Sei Nazioni inizia con una dimostrazione di forza su tutto il fronte, griffata dalla meta allo scadere di Attisogbe, una delle tante opportunità di classe prodotta dallo sconfinato serbatoio dei Bleus. Quei 22 punti sul groppone l’Irlanda non li subiva nel Torneo dal 2010: 33-10, guarda caso contro la Francia.
Francia-Irlanda 34-14 (pt 22-0)
Francia: Ramos, Attisogbe, Depoortère, Moefana (49′ Gourgues), Bielle-Barrey, Jalibert, Dupont (73′ Serin), Jelonch, Jegou, Cros (62′ Nouchi), Guillard (49′ Meafou), Ollivon (49′ Auradou), Aldegheri (49′ Montagne), Marchand (49′ Mauvaka), Gros (49′ Neti)
Irlanda: Osborne (49′ Crowley), O’Brien, Ringrose, McCloskey, Stockdale, S. Prendergast, Gibson-Park (73′ Casey), Doris, Van der Flier (49′ Conan), C. Prendergast (49′ Timoney), Beirne, McCarthy (49′ Ryan), Clarkson (59′ Bealham), Sheehan (62′ Kelleher), Loughman (59′ Milne)
Marcatori: 13′ meta Bielle-Barrey tr. Ramos (7-0); 22′ meta Jalibert (12-0); 28′ cp Ramos (15-0); 34′ meta Ollivon tr. Ramos (22-0); 47′ meta Bielle-Barrey tr. Ramos (29-0); 59′ meta Timoney tr. Prendergast (29-7); 61′ meta Milne tr. Prendergast (29-14); 80′ meta Attisogbe tr. Ramos (36-14)
