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Ange Capuzzo ha trasformato in una pepita d’oro un pallone piovuto dal cielo quando mancavano pochi secondi alla fine.
L’estremo azzurro, alla prima da titolare con la maglia dell’Italia, si è inventato un contrattacco capace di cogliere di sorpresa la difesa del Galles, seminare due o tre avversari e regalare alla fine un assist d’oro a Padovani che aveva seguito da vicino l’azione e che ha marcato in tuffo sotto i pali. La trasformazione di Garbisi ha aggiunto i due punti della vittoria.
Ma a rendere quel gesto speciale, a fare di Capuozzo l’eroe di una giornata da incorniciare per il rugby italiano è stata una solida prestazione collettiva, una grande sacrificio di squadra che ha permesso agli Azzurri di arrivare all’ultima azione del match ancora in corsa per la vittoria: 199 placcaggi, 21 quelli mancati, per un tasso di successo dell’89%. Undici i calci di punizione concessi dal Galles contro i soli 9 dell’Italia, ancora una volta al di sotto della doppia cifra che definisce il limite dell’eccellenza in termini di disciplina.
Il Galles ha certamente peccato di presunzione quando è andato a caccia della quarta meta invece di conservare un risultato che non gli avrebbe permesso in ogni caso di agguantare il terzo posto. I Dragoni hanno sprecato un buon 52% di possesso e territorio riuscendo a bucare solo 6 volte la difesa avversari, tante quante gli Azzurri hanno penetrato la loro.
Gli Azzurri hanno finito il Sei Nazioni in crescendo, a differenza di quanto accadeva nelle passate stagioni.
La squadra è giovane e si è formata attraverso un processo solido di costruzione: dei 23 in campo contro il Galles, almeno una decina è passata attraverso le nazionali giovanili e le accademie. E a questi vanno aggiunti Menoncello, Mori, Lucchesi, Zilocchi, tutta gente passata attraverso le differenti selezioni juniores. E presto dovrebbero arrivare gli Alessandro Garbisi, i Riccardo Genovese, Luca Rizzoli, Giacomo Ferrari, Dewi Passarella, Giovanni Sante e tutti i talenti delle ultime stagioni.
Il Sei Nazioni è andato alla Francia che non vinceva il torneo dal 2010.
I Coqs sono stati la squadra più solida nell’arco delle sette settimane, hanno conquistato cinque successi, non accadeva da dodici anni.
Hanno avuto momenti di straordinaria eccellenza, ma anche la capacità di resistere quando sono sembrati essere in difficolta, come è accaduto nel secondo tempo contro il Galles e nel momento di reazione massima dell’Irlanda, al seconda giornata.
La Francia non è stata né la squadra che ha segnato più mete (l’Irlanda ne ha segnate sette in più, 24 contro 17) né quella che ne ha subite di meno (Irlanda 4 contro 7). In compenso i francesi hanno fatto più metri al piede di tutti (quasi 5.500, contro i 4.500 dell’Italia, seconda in questa graduatoria). Segno che Galthié ha portato concretezza e capacità di giocare con i piedi nelle metà campo avversarie. I giocatori di Inghilterra e Scozia sono quelli che hanno fatto in media più metri palla in mano, ma la Francia non ha avuto bisogno di portare troppo il pallone: lo ha giocato quando conveniva e nelle giuste zone del campo. I francesi hanno chiuso il torneo con il minor numero (495) di “carries” (percussioni individuali) dopo l’Italia (466) e hanno fatto meno metri (2.9459) di tutte le avversarie (Italia 3.007, Scozia addirittura 4.218). L’Italia è la squadra che ha concesso meno calci di punizione, 46, la Francia 47. Si vince con i piedi, l’intelligenza e la disciplina.
Nella foto, la festa azzurra a Cardiff (foto Stu Forster/Getty Images)

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