Il Junior World Championship è un viaggio di scoperta: si comincia con tante promesse, un elenco di giocatori da tenere d’occhio che, sulla carta, dovrebbero mostrare tutto il loro talento, e alla fine si chiude con un mucchio di rivelazioni.
Non che chi era atteso non si sia in effetti messo in mostra: tutti hanno potuto in effetti constatare che Jake Dalziel è il trascinatore della Scozia, che Enoch Opoku-Gyamfi è pronto per il salto al gradino superiore, che Ollie Blyth-Lafferty e Ollie Streeter sono piloni destri dal futuro luminoso e così via.
C’è però un ristretto gruppo di giocatori che è stato capace di mettersi in mostra anche se il proprio nome non era necessariamente sui taccuini degli addetti ai lavori: i migliori giocatori di questo mondiale U20.
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Yaqeen Ahmed – Sudafrica
Probabilmente il giocatore più impressionante dell’intero mondiale U20. Il mediano di apertura del Sudafrica che ha bissato il successo dello scorso anno è un giocatore atipico: bacino basso, gambe massicce e un gusto inconsueto per lo scontro fisico per un mediano d’apertura.
Pur avendo un pacchetto di skills molto completo, quello che colpisce di più di questo ragazzo che compirà 20 anni fra qualche giorno è il completo controllo sulla squadra. Un collettivo di grandi promesse, con diversi protagonisti che possono arrivare a giocare ai più alti livelli, eppure tutti al seguito del capo indiscusso della brigata. E brigata non è un termine a caso, visto che è soprannominato The Chef.
Durante il torneo Ahmed ha fatto vedere tutto il proprio repertorio, a cominciare da una grande precisione dalla piazzola. Ha una meccanica di calcio particolare, ma abbonda tanto di potenza quanto di precisione. Capace di leggere il gioco, se non ha una soluzione immediatamente disponibile per i compagni non esita a mettersi in proprio, e le sue qualità nella sfida individuale hanno impressionato, mettendo in mostra uno step interessante e andando a dare del tu nella collisione agli avanti avversari.
Rory McHaffie – Scozia
La Scozia è stata una delle sorprese del Junior World Championship, con una serie di profili davvero interessanti che si sono messi in mostra. Tra i migliori l’estremo Rory McHaffie, classe 2006, già visto al Sei Nazioni U20 ma cresciuto drasticamente negli ultimi 4 mesi.
Sarà forse stata la partecipazione ad alcuni tornei Sevens con Team GB, in particolare nella più grossa tappa del circuito SVNS ad Hong Kong, ad affinare le sue abilità. Al mondiale U20 i suoi contrattacchi sono stati devastanti. McHaffie abbina rapidità e capacità di elusione a una stazza niente male. Grande corsa, ottime linee di sostegno, è stato un giocatore fondamentale per i ragazzi del Cardo, giocando tutto il mondiale U20 ad eccezione dei 13 minuti finali della partita del girone contro la Nuova Zelanda.
Cresciuto nella regione dei Borders, nel sud della Scozia, si è spostato lo scorso anno a Edimburgo per entrare nella academy federale della franchigia. Non sarebbe una sorpresa assistere a un suo debutto in United Rugby Championship nella prossima stagione.
Simon Pfister – Argentina
L’Argentina sembrava partita con intenzioni di arrivare in alto in questo mondiale U20, invece alla fine ha dovuto accontentarsi di un modesto ottavo posto. Dopo aver rifilato 78 punti agli Stati Uniti e 62 all’Irlanda, i Pumitas sono arrivati corti in una fiera battaglia per la vittoria del girone contro l’Inghilterra, perdendo 40-38. Tuttavia la parte finale del torneo è stata deludente dal punto di vista dei risultati, perdendo nettamente contro Scozia e Australia.
Cionondimeno, l’Argentina ha lanciato alcuni talenti individuali, in particolare sulla linea dei trequarti, che saranno da non perdere d’occhio. L’apertura Federico Serpa Laporte si è laureato miglior marcatore del torneo, il suo backup Manuel Giannantonio ha colpito per lo step mortifero e la capacità di rendersi imprendibile, ma il più forte è sembrato l’estremo Simon Pfister, metaman del mondiale U20 con 8 mete in 5 gare.
Tucumano, cresciuto come apertura, ha debuttato già in questa stagione con i Tarucas nel Super Rugby Americas. Ha messo in mostra rapidità, esplosività, ma soprattutto un grande intuito per la giusta linea di corsa per trovare la frattura nella difesa. Oltre a essere il miglior marcatore di mete della competizione, è stato infatti anche secondo per linebreaks e non ha disdegnato qualche assist per i compagni.
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Cohen Norrie – Nuova Zelanda
I Baby Blacks sono arrivati al mondiale U20 con Mika Muliaina, il nipote di Mils, come prima scelta a numero 10, dopo che aveva giocato da titolare tutte le gare del Rugby Championship di categoria. Hanno dovuto fare i conti, però, con il fatto che la squadra ha funzionato meglio quando la maglia numero 10 l’ha indossata Cohen Norrie, già estremo della formazione.
Norrie ricorda Damian McKenzie: piccolo rispetto alla media, playmaker capace sia da primo in piedi che come secondo della linea arretrata, rapido e imprendibile, sempre un passo avanti agli altri. Appoggi brillanti, ma anche capacità di visione e un uso preciso di mani e piedi lo hanno reso un profilo imprescindibile per la Nuova Zelanda, che gli ha poi affidato la squadra anche nella finale terzo posto vinta contro l’Inghilterra.
Fin qui ha giocato per i Blues U20 e per Auckland: che la prossima stagione lo veda già passare nelle fila della prima squadra della franchigia?
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Aiden Ainsworth-Cave – Inghilterra
A proposito di somiglianze, Aiden Ainsworth-Cave non può non essere paragonato a un giocatore come Courtney Lawes, di cui ricorda lo stile e le movenze in campo.
Malgrado abbia giocato tutto il mondiale U20 da seconda linea, Ainsworth-Cave sembra pronto a un futuro da numero 6 a livello professionistico, dove si è già sporcato le mani debuttando in Prem Rugby con i Northampton Saints a marzo. Poi, ha finito la stagione con i Bedford Blues, secondi nella seconda divisione inglese.
A una struttura longilinea ma importante, infatti, il giocatore abbina una grande mobilità. Buone mani e grandissime qualità in rimessa laterale completano un profilo assai interessante: è più facile, a livello giovanile, risaltare quando si gioca sulla linea dei trequarti; è più raro trovare un avanti che lascia immediatamente intuire un futuro da campione. Ainsworth-Cave è uno di questi esempi.
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In copertina: Cohen Norrie segna per la Nuova Zelanda al mondiale U20 – ph. World Rugby
