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placcaggio sterno

Lo scorso 15 dicembre la federazione internazionale, World Rugby, ha annunciato l’espansione della propria sperimentazione su una diversa altezza del placcaggio legale. Al successivo mondiale under 20, infatti, il placcaggio sarebbe stato consentito non dall’altezza delle spalle in giù, ma dall’altezza dello sterno.

Si tratta di una delle principali novità regolamentari che il gioco sta sperimentando per provare a garantire una maggiore sicurezza ai propri interpreti. Per natura, lo sport della palla ovale prevede lo scontro fisico, ed è pertanto impossibile pensare che possa essere al cento per cento sicuro. Tuttavia, le conseguenze di lungo periodo di traumi ripetuti alla testa hanno comportato, nel corso degli ultimi anni, una sempre maggiore attenzione a cercare di limitare le commozioni cerebrali, le concussions e le subconcussions (quei traumi cerebrali che non raggiungo il livello di concussion, non presentano chiari sintomi ma il cui accumulo porta comunque danni).

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Secondo i dati diffusi da World Rugby, l’abbassamento dell’altezza del placcaggio ha portato, durante la sperimentazione in alcuni campionati, a una diminuzione del numero di placcaggi alti, con il placcatore che rimane eretto, tra l’8 e il 10 per cento. È considerata la casistica in cui avvengono il maggior numero di contatti evitabili che coinvolgono la testa.

Il Junior World Championship, ovvero il mondiale giovanile per com’è stato rinominato a partire da quest’anno, è stato il primo grande evento di alto livello in cui abbiamo visto la nuova regola all’opera. E, malgrado lo scetticismo iniziale, la novità ha funzionato.

Non solo a livello di impatti e di salute dei giocatori, ma anche dello spettacolo offerto in campo, sul quale la modifica regolamentare ha inciso, ma senza snaturare alcunché.

Ovviamente il placcaggio al di sotto della linea dello sterno rende più difficile effettuare un placcaggio dominante, che richiede una maggiore tecnica individuale e spesso l’intervento di un secondo difensore. I giocatori in campo, però, hanno dimostrato come sia tutt’altro che impossibile rispedire al mittente un carica avversaria, pur non potendo combinare il tradizionale raddoppio del placcaggio con un intervento basso e uno alto.

Il principale miglioramento di questa regola sta nella sua chiarezza e nella semplicità della sua applicazione, rendendo più semplici le decisioni per gli arbitri e più comprensibili per il pubblico. Non sono mancati i placcaggi alti, durante il torneo, ma la maggior parte sono stati sanzionati con un semplice calcio di punizione, a indicare un tentativo genuino di placcaggio andato sopra il limite, senza però che questo comportasse un contatto con la testa e, quindi, facesse scattare la necessità di estrarre dei cartellini.

Adesso, la questione sta nel decidere l’estensione dell’applicazione della nuova regola. Dallo scorso 1 luglio World Rugby ha messo in vigore l’abbassamento dell’altezza del placcaggio allo sterno per tutto il community rugby, il rugby di base, anche se non è chiaro tale decisione venga poi recepita ed eventualmente messa in pratica da ogni singola federazione. Il percorso perché diventi una regola universale, valida anche per i professionisti, è ancora lungo e potrebbe trovare qualche resistenza in più.

C’è da capire, ad esempio, se al livello più alto, dove tutto va più veloce e gli impatti sono più forti, questo la regola non potrebbe risultare in un ulteriore vantaggio per le squadre in possesso di palla, facendo diventare sempre più difficile difendersi e portando verso una baskettizzazione del gioco, con punteggi astronomici e mete a ripetizione. Tuttavia, l’esperimento del mondiale U20 può dirsi pienamente superato e fa ben sperare per gli sviluppi futuri di questa inattesa, positiva novità.

In copertina: un doppio placcaggio sotto lo sterno in Australia-Galles del Junior World Championship – ph. World Rugby

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