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nations championship 2026

Il mese di luglio ha rappresentato una vera e propria scorpacciata di rugby. In quelle tre giornate in cui si sono accumulate sei gare, dal primo mattino fino alla tarda serata, hanno rappresentato l’equivalente ovale di un pranzo dalle multiple portate, di quelli che lasciano il palato soddisfatto, lo stomaco ingolfato e il cervello appannato.

C’è bisogno di un alka seltzer per digerire questo ammasso di placcaggi, passaggi, mete e trasformazioni che si sono accumulati durante le scorse tre settimane. E, allora, eccolo: un mega-pagellone che ci aiuta a sviscerare e mettere nero su bianco tutto quello che si è visto nella prima parte del Nations Championship 2026.

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Il pagellone del Nations Championship

Scozia 8 – Il XV del Cardo è forse la formazione del Sei Nazioni che esce con maggiore soddisfazione dal mese di luglio. Due vittorie con bonus, quattro mete in Sudafrica e una signora prestazione contro gli Springboks. Il tutto proponendo formazioni di volta in volta parzialmente ruotate, in modo da dare minuti a tanti interpreti, e con tre mediani di apertura differenti, uno per partita. Il grande disegno di Gregor Townsend sta arrivando a compimento?

Paul de Villiers, Ben Gunter e Marko Gazzotti 8 – Voto collettivo per tre terze linee che sono state tra i migliori giocatori di queste tre partite del Nations Championship, non necessariamente partendo con i riflettori puntati addosso. De Villiers, 23 anni, ha giocato tutte e tre le gare con la maglia numero 6 degli Springboks, sostituendo l’infortunato Siya Kolisi all’ultimo minuto prima di Sudafrica-Inghilterra. Non lo ha fatto rimpiangere. Gunter è stato il migliore in campo di Giappone-Italia, ma poi ha saputo replicare anche nelle gare successive, un giocatore fisico che ama lo scontro che ai nipponici fa bene come il pane. Gazzotti, classe 2004, prometteva grandi cose nella categoria under 20 e ci ha fatto vedere per la prima volta, alla prima vera opportunità, come sia pronto per mantenerle. Un portatore dinamico, difficile da arrestare e sempre presente anche nel lavoro difensivo.

Mike Blair 8,5 – Lo scozzese che si ritrova, un po’ a sorpresa, nello staff degli All Blacks sembra aver compreso perfettamente il compito richiesto: riportare la Nuova Zelanda ai propri fasti offensivi. Sembra esserci riuscito molto bene in questo inizio del suo mandato, già a scadenza dopo il mondiale 2027, visto che la federazione neozelandese ha già deciso di sostituirlo con Tony Brown. Gli All Blacks hanno giocato un rugby espansivo, portando la palla da una parte all’altra del campo, segnando 121 punti nell’arco di tre partite. Adesso lo aspetta il compito più arduo: scardinare la difesa degli Springboks.

Italia 4 – Un tour difficile e complicato di partenza, ma reso un vero calvario da una squadra azzurra veramente insufficiente sotto tutti gli aspetti. Perse due posizioni nel ranking, tornando a un dodicesimo posto che mancava da tre anni. 131 punti subiti, appena 37 segnati, due cartellini rossi, un allenatore squalificato, zero punti in classifica. E il voto non è più basso per i 60 minuti molto validi contro gli All Blacks (i primi 40 e i 20 finali). Speriamo che almeno il tour possa essere un tesoro importante per chi ha avuto opportunità rare: Giulio Marini, Alessandro Ortombina, Malik Faissal, Paolo Odogwu.

Rassie Erasmus 10 – Non è solo il fatto di aver concluso il Nations Championship imbattuto e con i risultati migliori a garantire il massimo dei voti all’head coach del Sudafrica. È averlo fatto coinvolgendo un totale di 43 giocatori sull’arco di tre partite, dando fiducia e minuti a tutti senza mai abbassare il livello. Un esempio, su tutti: al 40′ di Sudafrica-Scozia, sul 14 pari, Erasmus manda in campo Quan Horn all’apertura, un giocatore con un cap in precedenza e una sola partita in carriera da numero 10, due settimane prima contro i Barbarians, lui che normalmente gioca estremo. Al 50′ l’ala Ethan Hooker prende un colpo in testa e deve uscire, rientra al suo posto Handre Pollard. La cosa più semplice da fare sarebbe rimettere l’esperto giocatore in regia e spostare Horn a estremo, nel suo ruolo naturale. Invece la priorità di Erasmus è dare un tempo da numero 10 a Horn e la persegue: fiducia confermata, Pollard va 12, Willemse estremo e Fassi scivola ala. E questo trasforma il successo con la Scozia in una grande vittoria.

Match Official Abuse Sanction Process 2 – Il mondo scopre che l’assemblea delle federazione internazionale ha approvato una nuova e più stretta disciplina per proteggere i direttori di gara con mesi di ritardo rispetto alla promulgazione, dopo due settimane dall’entrata in vigore, solo quando questo nuovo processo sanzionatorio viene applicato per la prima volta, nei confronti di Gonzalo Quesada. In più, non vengono mai rese pubblicamente esplicite quali siano esattamente le dichiarazioni incriminate (l’intervista in inglese a Sky Sports o quella in italiano a Sky Italia? O c’entra la conferenza stampa seguente?), quale sia esattamente l’aspetto contravvenzionato e da cosa derivi l’ammontare della squalifica. Per finire, rimanendo fermo che è necessario salvaguardare l’immagine e il rispetto degli ufficiali di gara, siamo certi che un sostanziale bavaglio a tutti i diretti interessati sia il modo migliore per raggiungere l’obiettivo? O creerà solamente una barriera di ipocrisia, svuotando ulteriormente di contenuto le dichiarazioni pubbliche dei protagonisti del gioco, lasciando immutato il brutale sfogo delle frustrazioni dei tifosi a cui puntualmente assistiamo?

Will Jordan 9 – Riportato nel ruolo di ala per lasciare un playmaker più puro ad assolvere alle funzioni di estremo, Jordan ne approfitta per segnare sei mete in tre partite, superando in men che non si dica Julian Savea, Joe Rokocoko, Christian Cullen e Doug Howlett nella classifica dei migliori marcatori di mete della storia degli All Blacks. Più ancora della cifra, 51 mete, fa spavento la sua media realizzativa: 0.89 mete per partita, 51 marcature in 57 gare. Senza aver mai calciato dalla piazzola, è il decimo marcatore di punti della storia degli All Blacks. Nella lista all time dei marcatori di mete, Jordan è ora settimo. Deve segnare altre 19 mete per battere il record di Daisuke Ohata (69). A 28 anni ha ancora un buon margine di tempo per riuscirci.

 

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Fiji 4 – Arrivavano al Nations Championship con una squadra forte sulla carta, per quanto un po’ attempata. Da loro ci si aspettava potessero giocarsela per ottenere almeno un successo, malgrado giocassero in casa delle squadre avversarie. Invece, alla fine è stata una finestra internazionale estremamente deludente. Un cambio a capo allenatore gestito male dalla federazione, la stessa che poi bisticcia con i giocatori nel bel mezzo del torneo. Uno staff apparentemente risicato all’osso, una squadra che affronta le partite con una preparazione tecnica palesemente ai minimi termini, un no show totale nella partita contro l’Inghilterra. Un peccato, perché questa squadra figiana può davvero ottenere ottimi risultati e ci aveva abituato a tutt’altri standard. Mezzo voto in più per la partita contro la Scozia, dove hanno venduto cara la pelle e segnato una di quelle mete che ci attendiamo da loro. Possiamo pur star certi che a novembre, in Italia, saranno una gatta da pelare.

Calendario e logistica 2 – Se Gonzalo Quesada si è lamentato più di una volta di un calendario che, in quanto a spostamenti, ha riservato all’Italia una tournée più dura di quella di quasi tutte le altre squadre, non sono mancate altre voci critiche alle assurdità di questo torneo, con le Fiji che hanno giocato in casa delle proprie avversarie e il Giappone che è dovuto volare in Australia per incontrare un’Irlanda che aspettava comodamente a pochi chilometri dalla partita precedente. Eddie Jones era stato il primo a esporsi, Fabien Galthié gli ha fatto eco. Semplicemente il Nations Championship non è una competizione progettata per essere equa.

Malik Faissal 6,5 – In un tour negativo, una delle note positive sono le prestazione del più giovane del gruppo, il classe 2006 Malik Faissal, purtroppo uscito troppo presto di scena in un placcaggio a Luke Jacobson durante All Blacks-Italia. Uno dei pochi a salvarsi in Giappone-Italia, con un esordio all’altezza delle circostanze, Faissal ha offerto un’ottima prova di fronte alla Nuova Zelanda. Le sue caratteristiche fisiche e atletiche lo rendono un giocatore ideale per il rugby contemporaneo e una stagione ai Northampton Saints non potrà che migliorarlo ulteriormente. Improvvisamente, un nuovo candidato a far parte della rosa dell’Italia alla RWC 2027.

Argentina 5 – I Pumas hanno patito il fatto di avere tantissimi giocatori che militano in Europa e vengono da una stagione lunga e dura, e anche tante assenze per infortunio. Ciononostante, le tre partite interne sono state deludenti per risultati e prestazioni, al di sotto di quanto avevano mostrato nel recente passato. E contro l’Inghilterra, nell’ultima gara del trittico di luglio, un insostenibile ricerca continua della zuffa. Con tanto di Contepomi che poi, quando in conferenza stampa deve sopportare la confusione dei festeggiamenti inglesi che si odono dallo spogliatoio, accusa gli avversari di mancanza di rispetto e abbandona il colloquio con i giornalisti dopo soli 4 minuti.

Henry Slade 8 – Snobbato da Borthwick al Sei Nazioni, richiamato a luglio ma lasciato fuori, inizialmente, dai 23 per il Sudafrica, Slade si è ripreso nelle successive due gare la maglia numero 13 dell’Inghilterra dopo un grande finale di stagione per Exeter. Il giocatore dei Chiefs rimane una pedina fondamentale per il XV della Rosa, che continua a cercare una soluzione per le maglie 12 e 13 senza riuscire a imboccare una strada definitiva. Forse il placcaggio salva-risultato su Bautista Delguy all’ottantesimo di Argentina-Inghilterra avrà convinto che, almeno per il momento, per questo 33enne l’età anagrafica continua a procedere, mentre quella agonistica sembra andare all’indietro.

Joe Schmidt 6 – La vittoria contro l’Italia gli permette di andare serenamente in pensione e tornare nella sua Nuova Zelanda evitando il peggior bilancio tra vittorie e sconfitte di un allenatore dei Wallabies. Un record che non avrebbe meritato dopo una carriera pluridecorata e dopo, tutto sommato, un gran lavoro fatto per gettare le fondamenta dell’Australia che dovrà difendere i colori del proprio paese alla Rugby World Cup casalinga del prossimo anno.

Jalimack 9 – C’è un nuovo mostro bicefalo in città. Dopo Huwipulotu e Brexoncello, la Francia lancia Jalimack, la combinazione fra Romain Ntamack schierato all’apertura e Matthieu Jalibert come estremo. Il 10 del Tolosa viene da un periodo difficile, pieno di infortuni pesanti, ma sta ritrovando la brillantezza dei giorni migliori, mentre il compagno del Bordeaux è semplicemente uno dei migliori giocatori offensivi del pianeta. Metterli insieme non è facile senza togliere qualcosa a uno dei due, ma in questo mese di luglio hanno dimostrato di poter convivere alla grande. E ora la maglia numero 15 non è più così scontata sulle spalle di Thomas Ramos.

Marco Riccioni 5 – Il cartellino rosso dalla panchina è una sciocchezza che testimonia il momento di nervosismo e frustrazione del gruppo azzurro, andato sotto pesantemente contro i Wallabies. Un peccato per il pilone destro italiano, perché le sue prestazioni erano state una delle poche note positive della tournée. Dopo una partita con il Giappone buona ma senza acuti, Riccioni è stato uno dei migliori contro gli All Blacks e anche contro l’Australia si è dimostrato uno dei più attivi in campo. Belle le sue battaglie in mischia ordinata con Ethan de Groot e Angus Bell, ma, in controtendenza rispetto al solito, si è fatto vedere anche in giro per il campo con continuità.

Il comitato della negatività 4 – Uscita infelice di Steve Borthwick in conferenza stampa dopo Argentina-Inghilterra. Ai giornalisti che gli chiedono conto del fatto che l’Inghilterra abbia rischiato di non vincere la gara per via dei cartellini gialli, patendone 4 in 80 minuti, e che si sia arrivati a 17 cartellini nelle ultime 10 partite della sua squadra, il tecnico ha risposto: “Come sempre vi concentrate sul negativo. Mi piace, siete il mio comitato della negatività. È bello parlare con voi.”

In copertina: una mischia fra All Blacks e Italia a Wellington – ph. Joe Allison – Nations Championship/Nations Championship via Getty Images

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