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“Penso che il punteggio sia responsabilità della squadra arbitrale. Hanno commesso molti errori oggi – dice Gonzalo Quesada, nella pancia del Wellington Regional Stadium dopo la partita tra Italia e Nuova Zelanda del Nations Championship – Gli All Blacks hanno assolutamente meritato la vittoria e hanno giocato una partita incredibile, ma sono deluso perché il punteggio finale non riflette completamente l’andamento della gara. Abbiamo fatto quasi 300 placcaggi, quindi sono orgoglioso del cuore di questa squadra. Vedere i giocatori lottare dal primo all’ultimo minuto è stato fantastico.”

“Tuttavia, credo che un paio di mete non avrebbero dovuto essere convalidate, mentre la nostra meta con Menoncello poteva essere valida. Anche il cartellino rosso di 20 minuti al numero 4, Niccolò Cannone, mi è sembrato un po’ severo.”

In effetti, forse con un paio di fischi doverosamente girati a favore degli Azzurri il punteggio avrebbe potuto essere più ravvicinato, costituendo un’effettiva nuova miglior prestazione dell’Italia in Nuova Zelanda, mentre a livello statistico rimarrà la sconfitta di 21 punti del 2009 (27-6).

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Quel gran primo tempo

Non c’è dubbio, però, che malgrado i 30 punti di scarto l’Italia abbia prodotto una prestazione senza precedenti in Aotearoa. Il primo tempo è stato di ottima qualità, giocato da pari a pari contro gli All Blacks, incapaci di trovare risposte in attacco a una difesa molto organizzata.

Una frazione dove gli Azzurri sono usciti dagli spogliatoi con un’energia incredibile e con una grandissima fame di confronto fisico senza compromessi con gli avversari. Tuttavia, anche 40 minuti imperfetti, in cui Lamaro e compagni si possono rimproverare di non aver approfittato delle diverse occasioni nei 22 metri avversari sul punteggio di 7-7.

La situazione della giocata da rimessa laterale per Menoncello, citata da Quesada, si è risolta in un nulla di fatto. Ramos nella circostanza è stato salomonico: il centro azzurro è placcato da Jordan, mette le ginocchia a terra e l’arbitro grida tackle, release; Jordan non lo lascia, effettivamente, e Menoncello si rialza (non potrebbe: è placcato, deve lasciare la palla), finendo tenuto alto in area di meta. Il fischietto francese se la cava senza punire né l’uno né l’altro, optando per il drop-out.

Ma nel primo quarto di gara l’Italia sciupa anche un’occasione golosa con il passaggio in avanti di Allan per Faissal, e Brex si fa cogliere a partire prima dai dieci metri di distanza a cui deve rimanere chi non partecipa ad una rimessa laterale importante nella zona rossa avversaria.

Un’altra situazione dubbia è quella della meta, la prima, di Will Jordan: Leroy Carter recupera il pallone controllandolo in due tempi, il primo dei quali spingendolo in avanti. Quando gli arbitri vanno a rivederlo, si sente l’assistente di giornata Luke Pearce certificare: “Se la tocca per evitare l’avversario non è permesso, se lo fa per provare a prenderla è meta.” Dopo aver rivisto le immagini, è sempre Pearce a insistere con gli altri perché sia giudicato un legittimo controllo in due tempi. Gli altri tre non hanno niente da ridire e la meta viene confermate, anche se rimangono dei grossi dubbi sul tocco dell’ala neozelandese, che toglie letteralmente la palla dalle mani di Allan.

L’Italia, tuttavia, deve rimproverarsi di aver generato quella opportunità per gli All Blacks da una situazione favorevole: Tommy Allan (che sarà poi sfortunato a infortunarsi quando nella ripresa di butta coraggiosamente a tutta velocità in mezzo a tre avversari palla in mano) non mette fuori un calcio di punizione e poi, sul successivo gioco al piede lungo di Damian McKenzie, restituisce un pallone troppo docile agli avversari, innescando il contrattacco letale che porta al 14-10 con cui si va al riposo.

Dove si è decisa All Blacks-Italia

La partita però si decide in 12 minuti in apertura di ripresa. La meta di Roigard al 41′ permette ai suoi di allungare sul 21-10 (decisivo Will Jordan, che lascia la propria fascia di competenza per aggiungersi all’assalto sulla sinistra e scappando a Menoncello), ma l’Italia può replicare immediatamente per tenere viva la partita.

Un attacco diretto di Marin innesca una serie di continuità dirette che portano l’Italia a bussare alla linea di meta avversaria, ma sul più bello, quando mancano appena un paio di metri a superare la linea bianca, il pallone finisce sul prato, non controllato da un Azzurro, e preda della difesa. È il 43′, l’opportunità svanisce e due minuti più tardi gli All Blacks segnano con de Groot su un ribaltamento di fronte innescato da un calcetto contrato di Brex.

L’Italia subisce il contraccolpo psicologico e dimostra qualche limite di tenuta fisica contro una squadra che le è superiore per energia e scontro fisico, in una gara con un tempo di palla in gioco davvero alto, superiore anche a quello di Nuova Zelanda-Francia della settimana scorsa (39 minuti contro 41). Al 50′ Stephen Varney calcia troppo lungo un box kick, come gli sta accadendo continuamente in queste settimane con quella che è invece solitamente una delle sue armi. Questo innesca un contrattacco efficace degli avversari che riportano in una fase la palla sui 10 metri degli Azzurri. Gli italiani difendono anche bene, con Brex che assesta un placcaggio robusto a Jordan, ma questo riesce a tenere viva la palla e nel caos che ne segue Jordie Barrett pesca all’ala Moorby in una sfida di velocità con Andrea Zambonin. Il mismatch è evidente, Moorby capitalizza e manda oltre la linea proprio Jordan.

Nella stessa azione Niccolò Cannone commette un fallo che, rivedendolo a freddo, merita un rosso onestamente ineccepibile, anche senza addentrarsi nelle considerazioni sul grado di volontarietà, che saranno poi cogenti nel momento in cui dovranno assegnare una squalifica al seconda linea italiano.

Cosa c’è da migliorare

La partita, sostanzialmente, termina qui. Al 53′ Jordan arrotonda il bottino personale quando l’arbitro Ramos guarda Love e gli fa cenno che se vuole può giocare velocemente la punizione, malgrado due Azzurri a terra, uno dei quali sta ricevendo cure nella direzione in cui viene giocato l’ovale. Jordan avrebbe forse meritato una circostanza più onorevole per siglare il proprio record di mete nella storia degli All Blacks che un 15 contro 12, ma tant’è. Poco conta anche il giallo comminato e poi tolto a Ruben Love, con l’arbitro francese che stavolta sembrava aver deciso giustamente e invece si fa convincere dai colleghi a tornare sui propri passi. Una scelta sbagliata (evidente il gesto volontario di Love, mentre Varney è ancora nella facoltà di controllare la palla, che non si è staccata dalla sua mano) che fa arrabbiare, ma incide in maniera davvero limitata sulla partita.

La prestazione dell’Italia è stata quella che ci voleva: una reazione energica, di fame e volontà, dopo l’opaca prova di Tokyo. La determinazione e il fuoco con cui i giocatori hanno interpretato la gara sono stati evidenti, e sono la cosa più importante. Gli 80 minuti di Wellington confermano però anche che l’Italia non è al suo meglio, che continua ad avere delle difficoltà a capitalizzare le occasioni (7 ingressi nei 22 non sono un brutto numero, ma i 2 punti per ingresso totalizzati sono una cifra medio-bassa) e che il gioco tattico al piede stenta. Cose da provare ad aggiustare in una settimana, malgrado le scorie di questa gara, per sfidare l’Australia al meglio. Il tutto senza pensare troppo a fischi, non fischi, direttori di gara e assistenti, questioni di contorno che dal fischio finale in poi stanno monopolizzando il discorso su questa sfida.

In copertina: Nacho Brex in All Blacks-Italia – ph. Fiona Goodall/Getty Images

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