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Il dominio fisico e tecnico del Sudafrica sugli avversari, al momento, ricorda quello di George Foreman fra i pesi massimi, dopo che Big George aveva scaraventato fuori dalle corde Joe Frazier a Kingston nel 1973.

La superiorità di Foreman all’epoca sembrava inscalfibile: era alto 1.93 e pesava 100 chili, misure che quando conquistò il titolo ne facevano il peso massimo più alto e più pesante dai tempi di Carnera.

Foreman aveva un pugno che sfondava il sacco da allenamento e prima di incontrare la sua nemesi a Kinshasa aveva massacrato Joe Roman e Ken Norton.

Alla vigilia del Rumble in the Jungle si temeva che Muhammad Ali sarebbe stato mandato all’ospedale: per accogliere lo sconfitto era pronta una sala operatoria.

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Invece Ali, che aveva sette anni di più, compì un capolavoro di tecnica e fantasia: lasciò sfogare Foreman per sette riprese e all’ottava lo mise KO interrompendone per due anni la carriera. Troveranno prima o poi anche gli Springboks il loro Ali, capace di assorbirne la loro straordinaria potenza e forza fisica, per colpirli all’improvviso e metterli al tappeto?

In questo momento la forza principale della nazionale sudafricana è la vastità del bacino da cui Erasmus può pescare i giocatori, il che gli permette di ovviare senza alcun problema alle eventuali defezioni.

Contro l’Inghilterra mancavano Siya Kolisi e Eben Etzebeth, messi fuori poche ore prima del calcio d’inizio, Lood de Jager, tornato da poco dopo un lungo infortunio, e Sacha Feinberg-Mngomezulu. Ox Nchè si è infortunato dopo pochi minuti. Nessuno dei sostituti ha fatto rimpiangere gli assenti.

A novembre, gli Springboks superarono la Francia a Parigi nonostante il cartellino rosso comminato dall’arbitro proprio a Lood de Jager nel primo tempo.

Nel Rugby Championship del 2025, sia i Wallabies che gli All Blacks ebbero la meglio sulla formazione di Erasmus, salvo essere battuti nel match di ritorno, rispettivamente, 30-22 e 43-10. Quest’ultimo risultato, a Wellington, rappresenta la più pesante sconfitta della storia del rugby neozelandese.

Vincitori delle ultime due edizioni della Coppa del Mondo, gli Springboks possono occasionalmente prendersi delle giornate di distrazione, ma la loro superiorità complessiva non è in discussione. Dunque chi potrebbe porre fine in modo concreto al loro dominio?

 

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L’Inghilterra è stata respinta con notevoli perdite lo scorso weekend; l’Irlanda ha vinto quattro degli ultimi sei scontri diretti, ma lo scorso novembre è stata battuta a Dublino, senza discussioni: 4 mete a una. La prossima giornata del Nations Championship vedrà i Boks opposti alla Scozia reduce dalla bella vittoria sull’Argentina, 7 mete a 5. Il gioco della Scozia potrebbe avere le caratteristiche per mettere in difficoltà il Sudafrica, ma la consistenza della squadra di Townsend pare ancora molto lontana da quella dei campioni del mondo. La Scozia peraltro non batte gli Springboks dal 2010 e non ha mai vinto a casa loro.

Al momento, le uniche due formazioni che potrebbero provare a porre fine al regno sudafricano paiono la Francia e la Nuova Zelanda. La Francia ha peso sufficiente fra gli avanti per reggere lo scontro fisico con il pack avversario e dietro Dupont (o Lucu), Jalibert, Bielle-Biarrey e Ramos possiedono senz’altro le qualità per vincere ogni match. Tre di loro sono assenti dall’attuale squadra transalpina, ma saranno probabilmente presenti, acciacchi permettendo, nella sfida di novembre in terra francese. Tuttavia Les Bleus hanno battuto i Boks solo una volta nelle ultime dieci sfide.

Gli All Blacks visti sabato contro una Francia cui mancavano non solo coloro di cui sopra, ma anche diversi altri protagonisti (Flament, Cros, Gros, Ollivon, Ntamack, Mauvaka, Marchand) hanno mostrato come Dave Rennie vuole ricostruire i fasti del passato: ritmo infernale, velocità di esecuzione, offloads e accelerazioni.

Caratteristiche che sulla carta potrebbero mettere in difficoltà il Sudafrica. In questo momento il piano di gioco neozelandese produce anche molti errori e costa un discreto numero di calci di punizione, qualche intercetto di troppo e regala turnovers.

Il primo punto da sistemare però è la difesa, che i Kolbe, Arendse, Willemse, Kriel possono mettere decisamente sotto pressione. Tana Umaga, allenatore del reparto, deve correre rapidamente ai ripari, perché il 23% di placcaggi mancati contro i Coqs può facilmente crescere di fronte ad attaccanti di quel calibro. E il pack neozelandese non sembra ancora avere la solidità per reggere l’impatto con la bomb squad.

I tre test del Greatest Rivalry Tour, in programma tra la fine di agosto e l’inizio di settembre, tutti e tre in programma in Sudafrica, potranno dire molto sulla consistenza reale dei neozelandesi. Intanto Erasmus si gode lo spot numero uno del ranking con più di tre punti di vantaggio sui rivali. La corona ancora per qualche mese pare salda nelle sue mani.

In copertina: Pieter-Steph du Toit in azione in Sudafrica-Inghilterra – ph. David Rogers – Nations Championship/Nations Championship via Getty Images

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