Le Fiji non hanno ricevuto favori: sono la nona nazionale nel ranking mondiale della palla ovale e la quinta tra quelle dell’emisfero Sud. Gli ultimi risultati? Tra luglio e novembre 2025 hanno giocato otto incontri perdendone tre – contro Australia, Inghilterra e Francia, mantenendo a lungo il risultato in equilibrio – e vincendo gli altri cinque: successo interno con la Scozia e poi, sempre a Suva, vittoria contro Tonga nel primo turno della Pacific Nations Cup. Una competizione conquistata con una striscia di successi ininterrotti: contro Samoa a Rotorua, contro il Canada a Denver e, per concludere, contro il Giappone nella finale di Salt Lake City, terminata 33-27. Ragion per cui i Flying Fijians entrano di diritto in quella élite (iniquamente) blindata che è il neonato Nations Championship.
L’invenzione di World Rugby coinvolge solo le prime 12 squadre del ranking mondiale e chiude porte e finestre a tutte le altre, che potevano sperare di giocare qualche match contro squadre di prima fascia in occasione dei test match estivi e autunnali.
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Lungi dall’avere avuto qualche vantaggio sul piano agonistico, la Nazionale del Sud Pacifico deve sottostare a un regime particolare: unica tra le 12 partecipanti, giocherà tutte e tre le partite interne… in casa delle avversarie. Quindi, oltre ai programmati match di novembre in Francia, Irlanda e Italia (appuntamento il 21 a Udine), il 4, l’11 e il 18 luglio incontrerà rispettivamente il Galles a Cardiff, l’Inghilterra a Liverpool e la Scozia a Edimburgo. E il tempo per prepararsi insieme è, al solito, limitato: i giocatori convocati dal nuovo ct Senirusi Seruvakula si sono ritrovati a soli 10 giorni di distanza dal primo impegno.
Eppure, è probabile che a Suva e dintorni ci si sia lamentati poco. Per un Paese e una federazione che, diciamo così, non navigano nell’oro, la nuova manifestazione è un bel motivo di sollievo finanziario: la Fiji Rugby Union conta di ricavare dai match sul suolo britannico un surplus di quasi 1,7 milioni di sterline, che si aggiungono ai 2 milioni di dollari USA per la partecipazione alla competizione internazionale. Soldi provvidenziali, anche considerando che il finanziamento di World Rugby ai Fijian Drua, franchigia partecipante al Super Rugby Pacific, andrà a esaurirsi proprio quest’anno.
Peraltro, fra i 32 componenti della spedizione in Europa solo 10 hanno giocato nella stagione scorsa in patria, appunto per i Drua. A sfiorare la maggioranza assoluta sono i figiani tesserati per club francesi: 15 elementi (sette avanti e otto trequarti), di cui quattro al Racing 92, tre al Castres, due al Clermont, uno a testa per Bayonne, La Rochelle, Lione, Bordeaux, Perpignan e Provence (ProD2). A chiudere il conto ci sono quattro giocatori ingaggiati in Inghilterra, due in Giappone e uno in Nuova Zelanda.
Si calcola che in Europa siano attivi tra i 400 e i 500 rugbisti figiani, che per la maggior parte trovano una sistemazione in Francia. Il giornalista sportivo transalpino Gilles Navarro, autore del libro Les Fidjens – Magiciens du rugby, sottolinea che in Inghilterra solo club di alto livello aprono le loro porte ai figiani. “Invece – spiega – in Francia trovano posto anche in società che non sono professionistiche. Per loro è comunque importante, riescono a racimolare un po’ di soldi e a mandarli a casa, dove la popolazione ha grandi problemi economici. Tra i figiani esiste anche un forte legame di solidarietà: si trovano, fanno cose insieme, chi è qui da più tempo cerca di aiutare gli altri a inserirsi in una realtà completamente diversa”.
Un sostegno sicuramente utile, anche per evitare qualche comportamento un po’ troppo “esuberante” fuori dal campo. E non manca – per affrontare problemi di varia natura, a partire presumibilmente dai rapporti con i club – un organismo ad hoc, la Fiji Rugby Players Association France.
Nel recente passato giocatori nati e cresciuti nell’arcipelago sono arrivati anche a vestire la maglia dei Galletti, sia a sette sia a XV. “Il primo è stato Noa Nakaitaci – ricorda Navarro – che nel quinze ha esordito proprio contro l’Italia, durante il Sei Nazioni 2015. Poi è venuto Virimi Vakatawa (anche lui ala, e cugino di Nakaitaci)”.
Non sono mancati i tentativi, da parte di alcuni club di Oltralpe, di creare proprie accademie alle Fiji. Ed è sempre in Francia che gioca la maggioranza degli atleti più rappresentativi, il che sta a testimoniare il loro valore e arricchisce la sapienza tattica e l’equilibrio del gioco della Nazionale figiana, che allo stesso tempo può continuare a contare su manualità, fisicità e fantasia in dosi fantastiche.
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Tre nomi per tutti: il flanker (ex trequarti) Levani Botia, divenuto una leggenda a La Rochelle; il centro del Racing Josua Tuisova, che è stato anche oro olimpico a Rio 2016 nel Seven (prima affermazione nella storia a cinque cerchi di Fiji), l’ala Jiuta Wainiqolo, del Lione. Questo signore ha vinto a sua volta un Seven olimpico (a Tokyo 2021) e nel 2025/2026 – durante la stagione regolare del Top 14 – si è laureato metaman del torneo con 18 mete su 18 incontri giocati. La velocità non gli manca, il suo soprannome è Fijian Ferrari.
D’altronde si ricorre a miti o parole italiane anche in altre occasioni. Il Perpignan si è garantito la permanenza nel massimo campionato battendo nel playout il Provence, che mirava a salire dalla ProD2. Protagonista assoluto del match, finito 47-24, il 33enne terza linea Peceli Yato, che ha riconquistato una convocazione nella Nazionale figiana dopo tre anni. Secondo Le Figaro il primo fattore da considerare nel commento alla partita è stato la “furia” de Yato.
