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Una dozzina di penalty (addirittura solo quattro nel primo tempo), due “interpellanze” al Tmo e un consulto con il giudice di linea. Tutto qui. Una partita filata via con poche interruzioni, durata il giusto.
Una boccata d’aria fresca dopo una stagione di test match autunnali funestata da stop continui e cartellini a ripetizione, culminata poi in un orribile match tra Irlanda e Sudafrica, giocato più sul video che in campo, e arbitrato più dal TMO che dal direttore di gara.

Ecco, giovedì sera – in Francia-Irlanda – Karl Dickson ha offerto una ottima interpretazione del suo ruolo. E questo non vuol dire che sia stato perfetto nelle scelte prese. In tanti, immagino, avremo pensato che proprio dal consulto con il suo collaboratore Angus Gardner sarebbe dovuto scaturire un cartellino giallo per Antoine Dupont, autore di un in-avanti volontario. Ma il punto non è questo: ciò che vale la pena di sottolineare è la continuità del gioco, tra prodezze e sbagli, con palloni rubati, calci di spostamento spesso notevoli e tutto il corredo di una gara finalmente “normale”.

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Si sarebbe anche potuto discutere sul placcaggio di Ryan a Jalibert, arrivato quando il n. 10 francese si era già liberato della palla. Impatto duro, durissimo, e anche pericoloso, ma l’arbitro avrà semplicemente valutato che il seconda linea irlandese era già impegnato nel placcaggio quando poi l’avversario ha calciato. Se poi il TMO avesse guardato le immagini al rallentatore, avrebbe potuto far partire revisioni corpose, considerazioni a non finire: “aspetta, torna indietro, fammelo rivedere, hai un’altra immagine?”

Niente di tutto questo (fortunatamente, direi), il che non vuol dire che l’arbitro abbia ignorato la tecnologia a sua disposizione. In occasione della seconda meta irlandese Dickson ha chiesto conferma a Ian Tempest, il TMO, e poco dopo lo ha nuovamente interpellato, su un altro attacco degli ospiti, dicendo con un sorriso che non ci aveva capito granché.

Nel numero di dicembre di Allrugby, Gianluca Gnecchi aveva avuto parole di elogio per il suo collega inglese: “Alle nostre riunioni è sempre interessante ascoltare Karl Dickson, che è stato un ottimo mediano di mischia con gli Harlequins e sa valutare anche che cosa si aspettano i giocatori e il pubblico”.

Dallo Stade de France è arrivata una conferma di questo genere di “attenzione”. Ma sarebbe bello se nel prosieguo del Sei Nazioni, indipendentemente da chi avrà il fischietto, si notasse il risultato di una riflessione su tutto il processo decisionale. Che porti a match meno spezzettati e a più divertimento per tutti.

Francia-Irlanda: un appendice in numeri e statistiche

di Gianluca Barca

Irlanda battuta nel confronto muscolare da una Francia che ha dominato la statistica degli offloads, 19-5 (i primi quattro posti di questa graduatoria vedono nell’ordine Jalibert, Atissogbe, Ramos e Moefana).

Questo dato significa che Les Bleus hanno giocato, almeno per il primo tempo, in costante avanzamento. Un martellamento che ha messo i verdi in asfissia: una anno fa a Dublino, il conto in questa area del gioco finì pari, 8-8.

Da qui a cascata una serie di altri numeri decisivi: dei 143 placcaggi cui l’Irlanda è stata costretta, solo il 67% ha avuto successo (38 errori, 7 di Prendergast, 4 di Gibson-Park presi di mira dalle cariche di Guillard, Ramos e Dupont).

Ciò ha particolarmente irritato Andy Farrell che a fine match ha puntato il dito contro l’attitudine dei suoi: “mai avrei pensato di vedere messa in discussione la disponibilità al combattimento della mia squadra”.

Un anno fa di 107 placcaggi l’Irlanda ne mancò 13 (tasso di successo 79%), sufficienti per subire comunque 5 mete, come quest’anno. In attacco però, gli irlandesi sono passati da 113 ruck (e 4 perse) a 84 (e 6 perse). Mentre la Francia ne ha conquistate 91, contro le 62 di una anno fa. Da questo punto di vista è miracoloso che alla fine le mete concesse dall’Irlanda siano state lo stesso numero, 5, del 2025
È crollata, invece, oltre all’efficacia difensiva, la capacità della formazione irlandese di giocare con la palla in mano: solo 119 cariche, contro le 163 di un anno fa, solo 13 difensori battuti contro i23 della scorsa edizione del torneo.

Infine bisogna dare alla Francia del ritrovato Dupont (che l’anno scorso fu costretto a uscire per infortunio) e di Jalibert quello che gli spetta: 41 difensori battuti, il triplo rispetto a dodici mesi fa, Depoortere al primo posto (7) seguito da Ramos, Jalibert, Bielle-Biarrey. E anche 19 line breaks, più del doppio del 2025. Di nuovo: è sorprendente che le mete dei Coqs siano state solo 5 come la scorsa stagione.

I numeri dicono che fra sette giorni l’Irlanda potrà solo migliorare e che l’Italia per provare a vincere dovrà incrementare il suo bottino all’Aviva Stadium di Dublino, dove nella 13 partite del Sei Nazioni disputate finora ha realizzato un media di 11 punti (con Gonzalo Quesada, nella sua apparizione del 2024, zero).
Gli Azzurri però prima devono concentrarsi sulla Scozia. Di Irlanda si parlerà da domenica.

In copertina: l’arbitro Karl Dickson – ph. Stefano Delfrate – licenza CC BY 2.0

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