vai al contenuto principale

Sul prato di Cardiff, una punizione pesantissima per il povero Galles; nelle aule del tribunale del rugby prossima pesante squalifica per Eben Etzebeth: le mani in faccia e ben premute negli occhi di un avversario (Alex Mann), si pagano duramente. I giudici picchieranno duro e anche Erasmus non mostrerà clemenza per il veterano.

Il Galles aveva già rimediato quest’anno la più pesante sconfitta interna, 14-68 con l’Inghilterra. Deve aggiornare il dato al suono di una marcia funebre: 0-73, 11 mete sulla groppa. Il 96-13 di Pretoria non è lontano.

Steve Tandy ha gli occhi persi nel vuoto, quello che lo assedia e quello della parte alta del Millennium, disertata dai fedeli di Cymru, angosciati più che delusi. Rassie Erasmus strizza gli occhi e irrigidisce le labbra a ogni minimo errore e magari gli frulla per la testa di sostituire Moodie al 2’, dopo un calcetto “ciccato”.

Esercizi di stile del Sudafrica: le prese aeree di Willemse che non ne sbaglia una: le imprevedibilità di Mngomezulu in cui i vecchi fan dei dragoni vedono la reincarnazione di Barry John, più alto, più grosso, più scuro, non meno magico del vecchio Principe di Galles; la forza dinamica di Esterhuizen, l’ariete ibrido; la potenza di una mischia che non concede tregua, che organizza drive devastanti.

I gallesi difendono come possono, sorridono quando riescono a fermare un affondo dei Boks, riescono a entrare in quella zona lontana che sono i 22 dell’avversario dopo 35’ ma dalla touche esce solo una palla perduta.

Quest’ultimo walzer che chiude l’eterna stagione dei test, è un’occasione per vedere all’opera la brigata scelta di Erasmus (49 giocatori utilizzati in questa stagione, segnata da 12 vittorie e due sconfitte, con Australia e All Blacks) contro chi ne ha perse ventuno delle ultime 23, rimediando due piccoli e stentati successi con il Giappone. Per chi non molto tempo fa vinceva a Bloemfontein sembra di vivere la vicenda di David Bowie in “L’uomo che cadde sulla terra”. Se Erasmus ha una brigata, Tandy ha una truppa falcidiata dai rilasci ai club che privano la squadra di Tomos Williams, Rees Zammit e dagli infortuni di Morgan e Rogers. Il telaio sudafricano è in ghisa pura, quello gallese è di compensato.

Immagini: ondate su ondate nei pressi della linea sino a quando risolve Steenekamp; palla che viaggia tra Mngomezulu e Willemse per Hooker che va; Wiese a segno forzando un raggruppamento, Van den Berg che aggira e segna: 0-28 per il sipario momentaneo.

Gli Springboks alternano potenza a eleganza: Louw spacca la difesa gallese attestata sull’ultimo confine e Mngomezulu la penetra e la aggira con un’eleganza che si fonde con l’astuzia. Erasmus ha sempre conigli nel cilindro: questa volta il colpo di teatro va in scena al 50’, otto in campo in un colpo solo. I gallesi si scompongono: giallo a Plumtree, giallo a Wainwright. Ogni linea di difesa è saltata: Moodie, Esterhuizen (Player of the Match), ancora Mngomezulu (28 punti, con due trasformazioni fallite), Nortje e Etzebeth prima di esser colto dalla sua nuvola di inutile ira.

Galles – Sudafrica 0-73 (primo tempo 0-28)

Galles

cartellini gialli: 45′ Plumtree, 58′ Wainwright

Sudafrica

mete: Hooker 14′,  Wiese 31′, van den Berg 40′,  Mostert 44′, Mngomezulu 46′ e 63′, Moodie 49′ Esterhuizen 54′, Nortje 69′, Etzebeth 73′; tr: Mngomezulu 10′, 15′, 32′, 40′, 44′, 47′, 50′, 64′, 70′.

cartellino rosso: 78′ Etzebeth

Nella foto del titolo Ethan Hooker segna la seconda delle undici mete degli Springboks (foto Sa Rugby)

Torna su