Scommetto: domani a Città del Capo il Sudafrica batterà senza discussioni l’Australia nel secondo turno del Championship. Ma qualsiasi vittoria non sarà sufficiente a ridimensionare il disastro completo di sette giorni prima, sempre in casa, a Johannesburg, e sempre contro gli sfavoritissimi Wallabies.
Una squadra allo sbando dopo avere dominato nel primo quarto di gara. Da 22-0 a 22-38, con un parziale di 0-33 nella ripresa. E questa squadra è il solido, quadrato, spietato Sudafrica. Che fa della forza, anche psicologica, il fattore più importante, che agli ultimi Mondiali – anche in virtù della propria compattezza mentale – ha vinto di un solo punto quarto di finale, semifinale e finale. Avendo alla guida il diabolico Ct Rassie Erasmus.
Niente da fare. Meccanismi perfetti che hanno smesso di funzionare dopo 20 minuti, una mancanza di applicazione che si era già vista verso la fine del primo tempo (chiuso sul 22-5) ed è dilagata nella ripresa, senza che neppure la celebratissima panchina servisse minimamente a riportare gli Springboks sui binari. La testa era completamente andata, lo stato di shock era completo.
Si può parlare di infortuni, di una preparazione con avversari troppo morbidi (Italia e Georgia, mentre l’Australia doveva vedersela nientemeno che con i British e Irish Lions), ma ogni spiegazione razionale viene meno di fronte ai campioni del mondo che in un’ora non segnano nemmeno un punto e ne subiscono trentatré. Mai successo, inimmaginabile.
Troppo brutto per essere vero? Piuttosto, verrebbe da dire, troppo grave per tentare di archiviarlo, nel breve periodo, come un episodio a sé stante.
Nella foto: festa Wallabies negli spogliatoi dell’Ellis Park di Johannesburg, non succedeva dal 1963!
