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A Cordoba il ribaltone andato in scena a Johannesburg resta incastrato nella mezzora di sfuriata che nel secondo tempo di una partita gestita dagli All Blacks illude i Pumas. Vince la Nuova Zelanda (41-24, 6 mete a 3) perché è concreta, concentrata, mette le cose a posto subito in un primo tempo di grande sostanza, sfrutta l’indisciplina altrui (9 penalties concessi in 40 minuti) e si limita al dominio nel break down e a un gioco ordinato, senza fronzoli, concreto e spietato. L’Argentina soffre in avvio, è approssimativa e imprecisa, il solo Albornoz prova a mettere ordine nelle poche e confuse idee dei suoi, ma dall’altra parte non concedono spazio alla fantasia.

Will Jordan si vede poco e si sente tanto, lascia sempre il segno nelle azioni chiave, come quando illumina la prima meta di Sevu Reece con un passaggio che affetta campo e avversari. I Pumas provano a reagire, segnano una meta di rara bellezza con Isgrò, si affannano nel tentativo di tenere viva la partita, ma non riescono a limitare la spietata precisione dei Blacks. Prima dell’intervallo arrivano le mete di Ratima, Savea e ancora Reece, complice la stupidaggine di Vivas che lascia i suoi in inferiorità quando decide di intralciare da terra un passaggio di Ratima. Si va al riposo (31-10) e il destino della partita sembra segnato, dell’effervescenza dei trequarti di casa non c’è traccia, il loro sembra più un dannarsi individualmente che un movimento collettivo.

Ma la garra dei Pumas non si smarrisce negli spogliatoi, tornano in campo e per mezzora prendono in mano la gestione della gara, diventano di colpo squadra, gli avanti iniziano ad avanzare, gli All Blacks a soffrire. Segnano Albornoz, dopo uno slalom che lascia in ginocchio 3 avversari, e Oviedo, al termine di un’infinita serie di autoscontri nei 5 metri avversari e d’incanto si riportano sotto break. Ma gli All Blacks hanno imparato la lezione dell’arroganza dal Sudafrica, incassano il colpo con umiltà e riordinano le idee, si compattano quando Proctor li lascia in 14, subiscono e rilanciano. E nei 10 minuti finali uccidono la partita con un secco uno-due al volto dei Pumas: 2 mete in fotocopia da drive da touche del tallonatore Taukei’hao mettono il sigillo a una serata di dominio che non contempla lo spettacolo. Tra una settimana si replica a Buenos Aires, per l’Argentina la strada si è messa subito in salita.

Argentina – Nuova Zelanda 24-41 (primo tempo 10-31)

Argentina

Mete: Rodrigo Isgro, Tomas Albornoz, Joaquin Alviedo; tr: Tomas Albornoz (3); cp: Tomas Albornoz.

New Zealand

Mete: Sevu Reece (2), Cortez Ratima, Ardie Savea, Samisoni Taukei’aho (2); tr: Beauden Barrett (4); cp Beauden Barrett

Nella foto del titolo un attacco di Beauden Barrett (foto NZ All Blacks).

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