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Un breve allungo per dare un’occhiata a quel che abita da tempo in fondo a un cassetto: una è blu con il cardo, un’altra è bianca con la rosa, un’altra ancora è verde con la Springbok saltante. Tutte maglie in cotone robusto. Tempo e lavaggi hanno lasciato il segno.

Ora, come dice il poeta, tutto è cambiato e una terribile bellezza è nata. Che sia terribile è probabile, che sia una bellezza non è detto. E’ una questione di opinioni, di ricordi, di recherche del tempo in cui eravamo molto poveri e molto felici e non c’erano i brand e nulla era iconico se non le icone dipinte da Andrej Rublev.

A guardar bene, con il vento che tira da una certa direzione, non è andata male. “Qui si si fa l’Italia o si muore” (il motto ricamato “a impreziosire il design, all’interno del colletto della maglia su sfondo dorato”… cit. comunicato ufficiale) non è “Vincere e vinceremo” o “Credere, obbedire, combattere”. E’ risorgimentale, pronunciata sulle terrazze di Calatafimi, da chi ha battuto ogni record in fatto di monumenti, equestri e non, di busti, targhe etc. Il vecchio Giuseppe, chiavarese e nizzardo, era simpatico a tutti e quando andò a Londra fece strage, anche di cuori.

Risorgimentale, o meglio, postrisorgimentale, è anche la scelta della venatura del marmo di Botticino, per la maglia Away, che non è quella Home: una volta avremmo detto la prima e la seconda maglia.

Postrisorgimentale perché si rifà al materiale, di radice bresciana, usato per il Vittoriano, uno dei più brutti monumenti concepiti da mente umana, una specie di maxi-macchina da scrivere d’antan piazzata tra il Campidoglio e i Fori.

Chissà chi o cosa guida nella realizzazione di queste guaine ovviamente performanti. L’intelligenza artificiale, che ha preso il posto della manifattura artigianale, può offrire una martellante quantità di immagini. Basta un clic. Andiamo sul rinascimentale? Andiamoci. E il risultato può essere, guardando le ultime maglie usate dall’Italia nel tour nell’Africa australe, un fregio e un colore che, più che al rinascimento, riportano alla ceramica bianca e blu prodotta a Delft, al tempo in cui in città era attivo Jan Vermeer, genio della perfezione, del silenzio, dello sguardo che si inoltra nel profondo dell’anima.

Per il tour in Australia i Lions indossano una maglia di un rosso più cupo del solito: nella trama appaiono e baluginano i simboli araldici delle quattro nazioni che forniscono i giocatori. Nessuno ha pensato a un motto di Nelson, a una memorabile citazione di Churchill.

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