vai al contenuto principale
sudafrica all blacks 1981

19 agosto 1981. SABC News:

“Buonasera. Questo pomeriggio, tutti e tre i membri dell’organizzazione fuorilegge African National Congress, alla sbarra per tradimento nel processo Sasol II/ Booysen, sono stati condannati a morte dalla corte suprema di Pretoria. Nel dare lettura della sentenza, il giudice Charles Theron ha spiegato che i tre accusati Bobby Tsotsobe, Johnnes Shabangu e David Moise, hanno dimostrato di essere persone dotate di notevole intelligenza e, pertanto, avrebbero dovuto sapere che le loro azioni potevano causare la morte di persone innocenti. Tuttavia, ha detto il giudice Theron, hanno compiuto i loro atti con premeditazione e totale disprezzo della pubblica sicurezza e, di conseguenza, non c’era alternativa alla pena massima.

In Nuova Zelanda, gli Springboks sono arrivati nella città di Nelson. Il manager Johan Classen, ha riferito che i giocatori, nonostante la sconfitta di misura ( 14-9, ndr) subita lo scorso sabato nel primo Test match disputato a Cristchurch, sono in buono spirito. Secondo il professor Classen, la squadra ha ricevuto a Nelson un caloroso benvenuto e ha cominciato la preparazione per il match di sabato prossimo contro Nelson Bay. Domani sera giocatori e personale al seguito, per la prima volta dal loro arrivo in Nuova Zelanda, parteciperanno a un ricevimento presso l’ufficio del sindaco. Non ci sono notizie di nuove manifestazioni [di protesta].”

In realtà la Nuova Zelanda, e non solo, in quell’agosto 1981, era in fibrillazione fin dall’inizio del tour della nazionale sudafricana.

Altro su ALLRUGBY:
→ Sudafrica v All Blacks: il volo della follia, di Paolo Ricci Bitti
→ Greatest Rivalry: meriti e demeriti di All Blacks e Sudafrica, di Lorenzo Calamai
→ Gli All Blacks spengono le luci del Sudafrica, di Gianluca Barca

Il primo ministro australiano Malcom Fraser aveva vietato all’aereo sui cui viaggiavano gli Springboks di effettuare uno scalo tecnico sul suolo australiano. La rotta verso il Paese della Lunga Nuvola Bianca pertanto avevano dovuto prendere la direzione opposta: New York, Los Angeles e le Hawaii.

A Gisborne, il 22 luglio, il giorno precedente la prima partita della tournée, manifestanti anti-apartheid avevano cosparso di vetri il prato dello stadio dove i sudafricani dovevano affrontare la rappresentativa di Poverty Bay. Il match venne comunque disputato, con la vittoria degli Springboks 24-6.

Tre giorni dopo, tuttavia, l’incontro in programma al Waikato Stadium di Hamilton dovette essere cancellato per l’invasione del campo da parte di 350 manifestanti, 50 dei quali vennero arrestati. Ci furono scontri anche tra il pubblico presente in tribuna e quelli che protestavano. Alla fine la partita non venne disputata.

Un volantino che invita alla manifestazione contro l’apartheid e il tour della nazionale sudafricana a Wellington, 1981 – ph. Wellington City Council, con licenza CC-BY 4.0

Fuori dal posto di polizia, gli arrestati, una volta rilasciati, vennero aggrediti da tifosi pro-tour. Incidenti perseguirono in concomitanza con le partite in tutta la Nuova Zelanda. Il climax fu raggiunto a Auckland dove il 12 settembre (yes, una volta le tournee duravano mesi…) era in programma il terzo e decisivo test, dopo che gli Springboks si erano aggiudicati il secondo 24-12, riportando in parità la serie.

A Eden Park, un piccolo Cessna 172 pilotato da Marx Jones e Grant Cole sorvolò lo stadio a bassa quota, durante la disputa del match e sganciò sacchi di farina sui giocatori mentre per le strade i dimostranti si scontravano con la polizia. Uno dei sacchetti centrò in pieno il pilone degli All Blacks Gary Knight facendolo crollare a terra, ma senza costringerlo a lasciare il campo.

A Warkworth, Dunedin e Timaru attivisti anti-apartheid interruppero la trasmissione della partita in televisione.

Alla fine i neozelandesi si aggiudicarono il match 25-22 grazie a un calcio di punizione di Alan Hewson.
Dopo quella sfida, All Blacks e Springboks dovettero attendere undici anni e la fine del regime segregazionista per affrontarsi di nuovo.

Il Sudafrica non venne invitato né alla prima edizione della Coppa del Mondo, disputata in Australia e Nuova Zelanda nel 1987 e neppure alla seconda organizzata in Inghilterra nel 1991.

In entrambe le occasioni, i tifosi sudafricani esposero sulle tribune uno striscione che diceva “non potrete dichiararvi campioni del mondo finché non avrete battuto il Sudafrica”.

La riconciliazione dello sport sudafricano con il resto del pianeta avvenne all’inizio degli Anni Novanta, con la liberazione di Nelson Mandela e le prime libere elezioni nel paese, alle quali venne ammessa finalmente anche la popolazione non bianca. Il 15 agosto del 1992 All Blacks e Springboks si affrontarono all’Ellis Park di Johannesburg, la Nuova Zelanda vinse 27-24.

In copertina: un fumogeno lanciato in campo a Auckland durante il test tra Sudafrica e All Blacks nel 1981 – ph. John Mellor

Torna su