Notte fonda per gli Springboks a Ellis Park, dove gli All Blacks hanno conquistato una clamorosa vittoria, 33-16, mettendo a segno cinque mete contro la sola dei padroni di casa.
Risultato fondamentale per mantenere viva quella Greatest Rivalry che molti temevano offuscata dalla superiorità mostrata di recente dagli Springboks e dai tanti punti di domanda intorno a una formazione neozelandese alla cui guida Dave Rennie era arrivato da poche settimane.
Grande coreografia prima del calcio d’inizio per la vernice di questa nuova formula di sfide che Sudafrica e Nuova Zelanda si sono inventate per stare al passo con le esigenze dello sport business del terzo millennio: addio a un poco remunerativo Rugby Championship per irrorare le loro casse con uno spettacolo che affonda le radici in una storia di battaglie ormai centenaria.
Due grandi capitani del passato Sean Fitzpatrick e Gary Teichman hanno unito sul campo le due metà del trofeo messo in palio per la squadra che si aggiudicherà la serie di quattro partite.
Poi, in memoria del famoso volo di Laurie Kay, il comandante della South African Airways che stupì il mondo sfiorando con un Jumbo jet lo stadio gremito, in attesa della finale della Coppa del Mondo 1995, nuovo sorvolo di aerei sullo stadio prima dell’inizio di un confronto feroce.
Che gli All Blacks sono stati bravi a gestire nei primi 40’ quando la strapotenza fisica del Sudafrica sembrava destinata, presto o tardi, a regalare alla squadra di Rassie Erasmus un inevitabile sopravvento. Le cariche di Jasper Wiese parevano a tratti incontenibili. Tuttavia la difesa degli All Blacks riusciva a mettere notevole pressione sui giocatori del Sudafrica costringendoli spesso a errori anche banali.
Nella prima mezzora, Jordan e Morby, innescato da un bell’ assist di Va’ai, concretizzavano alla perfezione le due uniche due occasioni vere create dalla Nuova Zelanda mentre Esterhuizen, entrato al posto di Arendse (colpo alla testa) metteva a segno di forza la sola meta del Sudafrica, cui due calci di punizione di Kolbe consentivano di andare al riposo in vantaggio di un punto.
All Blacks perfettamente in partita nonostante gravi difficoltà in mischia e una touche tutt’altro che impeccabile.
Ma quello che mancava agli Springboks era la capacità di convertire possesso e dominio fisico in punto.
Alla ripresa del gioco, il sorpasso della Nuova Zelanda, grazie alla meta di Holland rapido a mettere pressione su Grant Williams alla base della ruck: calcio intercettato davanti ai pali del Sudafrica pallone raccolto e schiacciato oltre la linea.
La reazione degli Springboks è stata feroce ma sterile, da quattro calci di punizione consecutivi guadagnati dai padroni di casa a un passo dalla linea avversaria, tre dei quali in mischia, non è scaturito alcun punto. Su Ellis Park è calato il buio e con esso è cresciuta la formazione di Dave Rennie che al 57’ è arrivata a un passo dalla quarta meta, grazie uno splendido contrattacco per tutta la lunghezza del campo condotto da McKenzie e salvato da recupero in extremis di Willemse. Meta, però solo rimandata di poco, perché sulla successiva mischia a cinque metri Jacobson sfondava dopo una prima incursione di Savea.
Da quel momento in poi la partita è stata in mano degli ospiti, bravi ad assorbire le sfuriate degli avversari e a bloccarne le rare azioni in velocità, con Gran Williams schierato all’ala dopo l’uscita per infortunio di Kolbe.
A dieci dalla fine il colpo del KO, sull’ennesimo contrattacco neozelandese, un fallo di Van Staden costava al flanker sudafricano il cartellino giallo e, immediatamente dopo, arrivava anche l’espulsione temporanea per Reinach colpevole di aver interrotto con un” in avanti” volontario un‘azione da meta degli All Balcks.
Sudafrica in 13 e inevitabile quinta meta di Jordan, innescato da un passaggio intelligente di Savea a sfruttare la superiorità numerica.
Springboks groggy davanti a un pubblico incredulo.
The Greatest Rivarly promette ulteriori pagine epiche, gli All Blacks avevano vinto solo una delle ultime sei partite. Per il Sudafrica una bella sveglia che li obbliga a uscire dalla comfort zone di una superiorità che pareva conclamata sulla base di un strapotere fisico che stavolta non ha dato risultati.
Johannesburg, Ellis Park
Sudafrica – Nuova Zelanda 16-33 (primo tempo 13-12)
Sudafrica
Meta: 13’ Esterhuizen; Tr: Kolbe; cp: 4’, 26’ 46’ Kolbe
Nuova Zelanda
Mete: 8’ Jordan, 22’ Morby, 47’ Holland, 57’Jacobson, 74’ Jordam; Tr: Love (4);
Arbitro: Carley (Ing)
Cartellini gialli: 69’ Van Staden, 70’ Reinach
Nella foto del titolo (All Blacks. com) la meta di Fabian Holland che ha spaccato il match all’inizio della ripresa
