Gonzalo Quesada va interpretato come fosse un vecchio democristiano. “Ho parlato con Monty Ioane”, dice a chi chiede perché al posto dell’ala australiana nella partita con gli All Blacks vada in campo Louis Lynagh. Ecco, ci ha parlato. Poi aggiunge: “Monty ha giocato bene. La sua esclusione non è una punizione”. Giusto, Gonzalo non è uomo che impugna la scure, tuttavia la scelta è chiara se ha deciso di schiarare al suo posto, con la maglia numero 11, Lynagh, che abitualmente indossa la 14. E Faissal, fra gli unici sufficienti con il Giappone, resta al suo posto per merito. Paga chi ha giocato meno bene.
Quesada nella partita con la Nuova Zelanda (sabato alle 7,10 italiane, in chiaro su TV8 e per gli abbonati su Sky Sport) si prospetta una battaglia nei punti di incontro. “Per questo abbiamo optato per il 6+2 in panchina. E l’avanti in più è Marini che ha un grande potenziale e che si è allenato bene in queste settimane. Abbiamo bisogno di creare profondità sul numero 4. Esordire con la Nuova Zelanda può capitare, ne ha parlato anche Sergio Parisse, uno dei pochi azzurri che ha pareggiato con gli All Blacks”. E qui Quesada è ironico, perché quel pareggio è arrivato solo a tavolino per l’annullamento della partita a causa del tifone Hagibis. Era la Coppa del Mondo 2019, si giocava in Giappone. Alla prossima Coppa del Mondo manca poco più di un anno, e questo – dice Gonzalo – “spiega gli esordi di questo tour”. Nel mezzo c’è stata la Coppa in Francia e il devastante 97-16 di Lione, tanto per restare alla Nuova Zelanda.
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“Contro il Giappone abbiamo fatto una brutta partita. I fattori sono molti, palloni persi, otto occasioni da meta con sovrannumero non sfruttate per segnare, calci troppo lunghi o troppo corti, scarso ritmo partita. Ma siamo professionisti, non è una sconfitta che ha minato il morale. Questa settimana, con pioggia, freddo e vento (a Wellington ci sono 8 gradi, ndr) i ragazzi mi hanno stupito per l’intensità del lavoro, per la loro grinta. Sappiamo tutti l’impegno che ci attende. Lo stadio sarà sold out, loro hanno messo la migliore formazione, che vuol dire che ci rispettano, e questo è importante”.
Con il Giappone in ombra soprattutto la mediana Varney-Garbisi, ma viene lasciata in campo, unico cambio Alessandro Garbisi in panchina come 9 alternativo al posto di Alessandro Fusco. “Ripeto, contro il Giappone molti non sono stati all’altezza. Avevamo due strade: cambiare 12-13 giocatori per affrontare gli All Blacks, oppure mandare in campo quelli che hanno una partita nelle gambe e sono più nel ritmo gara. Abbiamo optato per la seconda e, mi spiace dirlo per chi resta fuori, chi ha giocato ha più chances di rigiocare”. Insomma Da Re deve aspettare, se Garbisi fa malissimo anche con la Nuova Zelanda per lui ci potrebbe essere spazio con l’Australia. “Che per noi ora è la partita più importante – dice Quesada – mettiamo sempre la formazione migliore e non lasceremo nessuno in campo se non è all’altezza”. Un altro avvertimento, democristianamente.
In copertina: Gonzalo Quesada, German Fernandez e Philippe Doussy a Tokyo, nel team run di Giappone-Italia – ph. FIR
