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all blacks nations championship 2026

Secondo post nel ranking mondiale, 10 vittorie nelle 13 partite disputate nel 2025, eppure una grande insoddisfazione. Gli All Blacks hanno chiuso l’anno solare sancendo una decisione portata avanti dalla dirigenza federale ma innescata dallo scontento dello spogliatoio: cambiare capo allenatore a poco più di un anno e mezzo dalla Rugby World Cup 2027.

A marzo l’annuncio: David Noel Rennie, per tutti Dave, è il nuovo head coach della squadra più popolare del rugby mondiale.

Rennie, che è originario delle Isole Cook, ha 62 anni e una lunga e onorata carriera. Ha fatto bene praticamente dovunque sia stato, e quando se n’è andato le cose sono andate generalmente peggio per la squadra che ha lasciato (vedi alla voce Australia).

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Lo staff al suo fianco è composto da Neil Barnes, il guru che Kieran Crowley aveva voluto al suo fianco quando allenava l’Italia, da Tana Umaga, che si occuperà della difesa, da Mike Blair, ex mediano di mischia della Scozia incaricatro dell’attacco, e da Jason Ryan, allenatore degli avanti e unico superstite dal precedente gruppo tecnico.

L’obiettivo è chiaro: secondo la federazione neozelandese sotto la guida di Scott Robertson la squadra non stava crescendo, a Rennie il compito di far ripartire un ciclo virtuoso che possa portare gli All Blacks a vincere il prossimo mondiale, 12 anni dopo il 2015.

La prima tappa di questo viaggio è rappresentata dal Nations Championship 2026.

All Blacks: volti noti e facce nuove

Al di là del cambio alla guida, il gruppo degli All Blacks non ha cambiato ossatura. Si fanno registrare quattro pesanti assenze per infortunio: quella del capitano Scott Barrett, del pilone Tamaiti Williams, del seconda linea Fabian Holland (Breakthrough player of the year 2025) e di Leicester Fainga’anuku, tornato in patria dopo l’esperienza a Tolone per riconquistare la maglia nera. Will Jordan è nella lista dei convocati, ma è di ritorno da uno stop per problemi fisici e la sua presenza contro la Francia è in dubbio.

Ardie Savea è stato scelto come capitano in assenza di Barrett, si vedrà se terrà i gradi anche nel momento del ritorno del seconda linea.

 

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Tra i 34 convocati ci sono quattro esordienti. In prima linea ecco Xaver Numia, 27enne pilone sinistro degli Hurricanes, titolare della franchigia che ha vinto il Super Rugby e pertanto convocato per quanto mostrato nel suo ottavo anno nella lega. Numia ha anche accumulato un gruzzolo di presenze con gli All Blacks XV, la seconda selezione nazionale, pertanto è un giocatore che da un po’ era nei radar almeno da un paio di stagioni.

La sorpresa è il flanker Anton Segner dei Blues, il primo giocatore nato in Germania a vestire la maglia degli All Blacks. La sua è una storia sportiva particolare: partito dai lidi patri per la Nuova Zelanda a sedici anni con una borsa di studio di sei mesi per il Nelson College, ha finito per farsi notare e rimanerci, entrando nei Crusaders U18 nel 2018 e rappresentando per la prima volta una selezione nazionale con New Zealand Schools. Nel 2020 ha debuttato con Tasman in NPC a soli 19 anni e nel 2021 è stato capitano della squadra U20 dei Crusaders, prima di firmare con i Blues alla fine di quell’anno.

La convocazione con gli All Blacks completa un cerchio per lui, e fa il paio con la storia di Fabian Holland, che lo scorso anno è divenuto il primo giocatore nato in Europa a rappresentare gli All Blacks (nomen omen, Holland è nato in Olanda, ad Alkmaar).

Tra i trequarti le facce nuove rispondo ai volti di Josh Moorby e Fehi Fineanganofo, le ali degli Hurricanes, capaci di segnare entrambi 17 mete in stagione, nuovo record di marcature per un singolo campionato di Super Rugby.

Moorby ha giocato per Montpellier nella scorsa stagione di Top 14, per poi tornare agli Hurricanes. Ha 27 anni, può giocare anche estremo e ha rappresentato già i Maori All Blacks.

Se questi è duttile, Fineanganofo risponde al prototipo dell’ala potente, uno scattista con un quintale di muscoli guizzanti, che in questa stagione è letteralmente esploso dopo un avvio di carriera senza exploits. Miglior ala di questo Super Rugby, aveva firmato con i Newcastle Red Bulls inglesi a gennaio, ma sta cercando di recedere dal contratto per poter rimanere in Nuova Zelanda e indossare la maglia nera al prossimo mondiale.

Gli esclusi

Rieko Ioane è il principale escluso della lista dei convocati. Il giocatore ha speso questa stagione al Leinster, ma è ancora sotto contratto con la federazione neozelandese, e pertanto selezionabile. Rennie e soci hanno preferito puntare sulle ali degli Hurricanes, su Caleb Clarke e Leroy Carter per il reparto arretrato, mentre la maglia numero 13 sembra contesa tra Quinn Tupaea e Billy Proctor, due profili maggiormente orientati alla distribuzione del pallone rispetto a Ioane.

È rimasto fuori anche Du’Plessis Kirifi, il capitano degli Hurricanes campioni del Super Rugby. Gli è stato preferito il succitato Segner: “Du’Plessis è stato fantastico anche quest’anno – ha commentato Rennie – Probabilmente non come lo scorso, ma comunque ha fatto molto bene. È un ottimo atleta, ha una grande etica del lavoro. Ne abbiamo parlato ma lo stato di forma di Anton [Segner] quest’anno è irresistibile.”

Tra gli esclusi anche Noah Hotham e Timoci Tavatavanawai. Il primo, mediano di mischia dei Crusaders, si è visto preferire Kyle Preston, la sua riserva in franchigia (“La velocità al breakdown è chiave, vogliamo giocare a un ritmo altissimo” ha spiegato Rennie). Il secondo, centro dalle grandi qualità fisiche, si è visto preferire giocatori più dotati tecnicamente.

Prospettive per il Nations Championship 2026

Ci si attende una Nuova Zelanda che giochi un rugby propositivo e offensivo all’avvio del Nations Championship 2026, pur mantenendo sostanzialmente una squadra simile a quella a cui siamo abituati.

Il principale dubbio di formazione riguarda la concorrenza a tre per la maglia numero 10, con Ruben Love degli Hurricanes spinto dal suo grande stato di forma e dall’hype di pubblico e media, Damian McKenzie che ha giocato una grandissima stagione e Beauden Barrett che continua a essere un talismano irrinunciabile per gli All Blacks.

Con una Francia che si presenterà senza i giocatori di Tolosa e Montpellier, finaliste di Top 14, e con la seconda sfida di fronte all’Italia, il terreno sembra pronto per sperimentare una novità come il debutto internazionale di Love all’apertura.

 

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Anche per il ruolo di tallonatore c’è grande competizione tra Codie Taylor e Samisoni Taukei’hao, mentre sembra destinato a un ruolo da impact player perfetto per lui Asafo Aumua.

In terza linea Ardie Savea e Peter Lakai, forse il terza linea più in forma in Nuova Zelanda, hanno garantiti i posti da titolare, con Simon Parker dei Chiefs favorito per affiancarli.

Dietro da capire se Will Jordan è pronto o meno e chi affiancherà Jordie Barrett in mezzo al campo, mentre alle ali appare piuttosto probabile l’accoppiata di giganti con Caleb Clarke e Fehi Fineanganofo.

La prima sfida è il 4 luglio contro una Francia che non avrà alcuni dei suoi migliori interpreti, ma non sarà nemmeno depotenziata come lo scorso anno. La presenza dei giocatori di Bordeaux, ad esempio, rende la sfida quantomai interessante. La settimana successiva il match con l’Italia verrà certamente utilizzato per operare qualche rotazione, prima di un finale contro l’Irlanda che risveglia una delle più accese rivalità del rugby internazionale contemporaneo.

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