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italia 30 partite azzurri

Lo scorso ottobre la federazione internazionale, World Rugby, ha pubblicato un documento chiamato Player Load Guidelines, linee guida sul carico di lavoro dei giocatori.

Le dodici sintetiche pagine, valide sia per il rugby maschile che per quello femminile, sono basate su ampia letteratura scientifica e prodotte da un gruppo di lavoro composto dall’associazione dei giocatori (tra cui l’ex All Blacks Conrad Smith), delegati delle principali leghe professionistiche (Sei Nazioni, Prem Rugby, LNR), allenatori federali (ad esempio Juan Martin Fernandez Lobbe, assistente allenatore dei Pumas, e Kevin Rouet, capo allenatore della nazionale femminile canadese seconda alla Rugby World Cup 2025) e allenatori di club (Johan van Graan, Stuart Lancaster e John Dobson, nello specifico). Identificano cinque sintetici comportamenti che le squadre, club e nazionali, sono invitate a rispettare per garantire ai propri giocatori un carico di lavoro equo che ne salvaguardi la salute e l’integrità.

Tra queste, ad esempio, ci sono almeno 12 settimane di allenamento senza contatto nell’arco di un anno solare e almeno 5 settimane di offseason. La più importante, però, riguarda la limitazione del numero di partite o delle sequenze di gare in una stagione.

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Il muro delle 30 presenze

“L’incrementato rischio di infortuni, il bisogno di limitare l’accumulo del carico di lavoro e in particolare di limitare eventi di accelerazione che coinvolgono la testa, richiede che il coinvolgimento in partita sia limitato durante una stagione – si legge nel documento – Questo, ovviamente, è una sfida complessa, dati i calendari e gli incentivi per squadre, giocatori e investitori, ma è essenziale per il benessere dei giocatori.”

“Per questo, vengono espresse due raccomandazioni alternative. In ogni paese è compito della federazione, della lega o della relativa associazione dei giocatori decidere se impegnarsi nell’una o nell’altra o in entrambe.”

Le due alternative in questione sono limitare a 30 presenze il coinvolgimento di un giocatore durante la stagione oppure concedere una settimana senza partita ogni volta che un giocatore raggiunge sei settimane consecutive di impiego in campo.

Gli Azzurri e il numero di partite giocate

Uno dei motivi per cui, in particolare per le squadre europee, la tournée estiva diventa l’occasione per lasciare a riposo qualche profilo è perché tutte le formazioni ci arrivano al termine della stagione, quando sono già state disputate due finestre internazionali (almeno otto gare tra novembre e il Sei Nazioni) e intere stagioni (diciotto partite di stagione regolare in Prem e URC, ventisei in Top 14, trenta in ProD2, più le coppe), senza contare i playoff.

 

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Prendendo in considerazione un gruppo allargato di atleti che potrebbero rappresentare l’Italia durante la prossima estate nel Nations Championship in partenza a luglio, sono sei i profili di giocatori nei dintorni del muro delle 30 partite stagionali.

Il giocatore con il maggior impiego in questo senso è Andrea Zambonin, che con la semifinale di Prem giocata con Exeter ha raggiunto la trentaduesima partita del 2025/2026. Il seconda linea ha inoltre giocato 9 settimane consecutive senza pause all’inizio della stagione, tra settembre e novembre, per poi non giocare mai più di sei settimane in fila, come da guidelines. Il suo impiego durante l’estate da parte della Nazionale appare improbabile: quando Gonzalo Quesada ha dichiarato che “lasceremo a riposo quelli che pensiamo che correrebbero un rischio troppo grande per la stagione prossima, per via di tutto quello che hanno fatto e di quanto hanno giocato quest’anno”, sembra riferirsi in primo luogo al massiccio impiego del vicentino.

Danilo Fischetti ha giocato la sua ventinovesima partita stagionale nella semifinale tra i suoi Saints e i Leicester Tigers. Con ogni probabilità l’Azzurro sarà nei 23 anche la settimana prossima nella finale di Prem, portando al fatidico 30 il numero di presenze nell’annata sportiva. Anche lui ha avuto un inizio di stagione impegnativo, con 9 settimane di utilizzo consecutive, seguita da altre 7 tra dicembre e gennaio. Dopo il Sei Nazioni, complice il calendario, i Saints lo hanno maggiormente gestito, senza mai superare le tre settimane di gara in sequenza.

Giacomo Nicotera sarà impegnato domenica sera nel barrages tra Stade Français e La Rochelle. I parigini giocano in casa e partono da favoriti: per il tallonatore azzurro sarà la ventisettesima presenza stagionale e proseguire il percorso significherebbe accumularne almeno un’altra. Finirà la stagione con la squadra in maglia rosa sotto il limite delle 30 presenze, ma chiudendo a ridosso della partenza della squadra per il Giappone e con un minutaggio comunque importante sulle spalle. Per questo anche per lui ci si aspetta che possa vivere un’estate di riposo e rigenerazione.

Più incerti sono i tre giocatori a quota 26 presenze. Steve Varney le raggiunge con la semifinale di Prem al termine di una stagione in cui ha giocato tantissimo con il club e molto poco con l’Italia, complici alcuni acciacchi fisici. Un suo impiego con la nazionale in tournée, magari in un’ottica di rotazione con gli altri mediani, non è da escludere, visti anche i tanti problemi fisici che hanno afflitto Martin Page-Relo dopo la prima parte della stagione.

Nacho Brex è stato uno dei giocatori più utilizzati del Tolone, ha accumulato 1932 minuti e giocato 26 partite, ma la precoce esclusione dei rossoneri dai giochi in Top 14 significa che la sua stagione si è chiusa il 31 maggio, data della sua ultima apparizione. Nonostante ciò, tutti gli indizi portano a sospettare che il numero 13 non farà parte della spedizione azzurra, neanche per giocare solo una delle tre gare: se Lucchesi e Garbisi sono già arrivati in raduno, l’assenza di Brex induce a pensare che non sarà del gruppo. E, visti i 34 anni compiuti da poco e il chilometraggio, la scelta è comprensibile.

Riccardo Favretto, invece, dovrebbe esserci, visto che è già tra i convocati di Quesada. Per lui, è vero, il limite delle 30 partite è vicino, ma il minutaggio è inferiore rispetto a quello dei compagni (1239 minuti) e c’è stato un ampio periodo di recupero, visto che la fine della stagione per il Benetton risale allo scorso 16 maggio.

In copertina: Stephen Varney e Pablo Dimcheff lavorano a parte in un raduno dell’Italia a Roma di febbraio – ph. Allrugby

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