Quando Massimo Brunello è arrivato a Parma per allenare le Zebre, nell’estate della stagione 2024/2025, assieme ai giocatori ha lanciato un motto, un mantra, un obiettivo: mai più ultimi. Due stagioni dopo, i ducali hanno chiuso nuovamente all’ultimo posto della classifica dello United Rugby Championship, con appena due vittorie in diciotto partite.
Dopo una partenza entusiasmante, battendo Edimburgo e Lions nelle prime due gare della stagione, i gialloblù si sono incagliati in un giorno della marmotta (presente il film con Bill Murray che si sveglia e rivive sempre lo stesso giorno?): buone prestazioni dimostrando di poter competere allo stesso livello di quasi tutte le squadre del campionato, ma alla fine arrivando sempre corti al momento di decidere il risultato.
Le sconfitte davvero pesanti sono state poche: 24-0 contro gli Ospreys in Galles, 47-10 in casa dei Glasgow Warriors, 36-17 a Llanelli contro gli Scarlets. I due 54-19 di fine stagione in Sudafrica possono rientrare in questo insieme, anche se le Zebre ci sono arrivate con una rosa risicata e una differenza di motivazioni importante. Il 50-26 contro il Leinster a Dublino, invece, ha portato a Parma un punto di bonus comunque prezioso.
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Sono state quattro le gare perse per 7 punti o meno, di cui due per una sola lunghezza, contro Edinburgh e Dragons in due settimane consecutive ad aprile. Rispetto allo scorso anno sono arrivate note positive dalla Challenge Cup: tre vittorie nel girone contro Montauban, Ospreys e Black Lion, e poi il bel successo con Pau agli ottavi.
Proprio questi quattro successi riequilibrano il bilancio della stagione delle Zebre. A ben guardare i ducali hanno vinto 6 partite in stagione, una in più dello scorso anno, in cui hanno ricevuto unanimi lodi e Massimo Brunello ha vinto il titolo di Allenatore dell’anno in URC. Lo hanno fatto malgrado durante la scorsa estate avessero lasciato Parma i tre giocatori migliori della squadra: Danilo Fischetti, Andrea Zambonin e Geronimo Prisciantelli. A questi si sono sommati gli addii comunque rilevanti di Fetuli Paea, Luca Bigi, Rusiate Nasove, Luca Andreani.
Le Zebre hanno deciso di puntare ancora più decisamente nella direzione di essere una franchigia di sviluppo per giovani giocatori italiani. Al di là dei risultati, la crescita di giocatori come Odiase, Ortombina, Locatelli, Bertaccini, Belloni, Dominguez, ma anche dei già presenti Da Re e Montemauri, e il consolidamento di giocatori come Hasa e Di Bartolomeo sono un successo frutto del lavoro di tutta l’organizzazione parmense.
La squadra è la prima ad essere consapevole di aver ottenuto meno di quanto poteva e di quanto desiderava da questa stagione. Come ogni anno, ora, la rosa cambierà in maniera sostanziale: sono già undici i nomi ufficializzati in uscita, a cui ne seguiranno altri (Ion Neculai, ad esempio, è dato in partenza per un club estero).
Arriveranno altri giocatori a prenderne il posto: Tommaso Allan è il nome grosso, ci sono alcuni giocatori già maturi (Minervino, Citton, Baronio) da mettere subito alla prova, ma soprattutto sarà interessante capire quanto potranno crescere i giovani (Pelliccioli, Mattioli, Turrisi, Botturi, ma voci di mercato si rincorrono anche su nomi di altri talenti) per vedere se potranno confermare le buone cose viste nelle selezioni giovanili e, per alcuni, in Serie A Elite.
In fondo, per mezzi a disposizione, le Zebre battagliano costantemente al di sopra della loro categoria di peso. Per questo motivo, anche se è legittimo esigere qualcosa in più in termini di risultati, non si possono pretendere drastici miglioramenti. Ma attualmente il ruolo di incubatore di giocatori viene svolto pienamente e con successo: è il sentiero su cui è giusto proseguire.
