Quattro anni dopo Leonardo Marin è tornato al punto di partenza.
Dopo due partite in cui entra dalla panchina, il 27 febbraio 2022 arriva il giorno del suo esordio da titolare in Nazionale: sulle spalle ha la maglia numero 12, di fronte l’Irlanda, dagli spalti arrivano gli applausi dell’Aviva Stadium di Dublino.
Una partita non particolarmente memorabile per i tifosi italiani e i giocatori in maglia azzurra: fu la partita del rosso a Hame Faiva dopo l’infortunio di Gianmarco Lucchesi, con gli Azzurri costretti in 13 per oltre un’ora di gioco. Finì 57-6, fu la centesima sconfitta dell’Italia nella storia del Sei Nazioni, tra le altre cose fu il debutto al Sei Nazioni di un arbitro georgiano, Nika Amashukeli.
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Quattro anni dopo ci sono numerose similitudini con quella situazione. Ci sarà un debutto alla direzione di gara: Hollie Davidson sarà la prima donna ad arbitrare una partita del Sei Nazioni. Si gioca a Dublino e Leonardo Marin veste di nuovo la maglia numero 12 della nazionale nel Torneo, quattro anni dopo la prima volta.
Nel frattempo, quello che è uno dei talenti più cristallini del rugby italiano ha compiuto la sua rivoluzione copernicana.
Quattro anni fa Marin aveva compiuto vent’anni pochi giorni prima di quella partita con l’Irlanda. Entrava in campo al fianco di Paolo Garbisi con l’idea di affiancarlo quasi da apprendista, di essere il secondo playmaker che Kieran Crowley stava cercando in attesa di diventare il primo, secondo il sentiero tracciato di fronte a sé nel club e in nazionale.
Quella maglia numero 12 portò anche qualche notevole soddisfazione: a Cardiff Marin giocò un’ottima gara nella storica vittoria contro il Galles che interruppe il flusso di sconfitte nel Torneo e lanciò gli Azzurri in una nuova dimensione di competitività.
È in questo momento che arriva un infortunio che condiziona il decollo della sua carriera. A novembre del 2022 subisce una frattura da stress alla tibia, alla quale seguono una ricaduta e due ernie inguinali che di fatto lo tengono lontano dai campi dal 25 giugno 2022 al 9 dicembre 2023.
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Nel frattempo il Benetton ha acquisito, nel ruolo di mediano di apertura, i servizi di Tomas Albornoz e Jacob Umaga. Per Marin tornare a indossare la 10 non è facile al club, figuriamoci in nazionale. Giocatore dal talento multiforme, completo tecnicamente e con ottime qualità atletiche e fisiche, ha nella polivalenza uno dei suoi punti di forza: può ricoprire praticamente ogni ruolo dal 10 al 15 e questo lo rende il sogno di qualsiasi allenatore, perché con Marin in panchina sai di essere sempre coperto.
Questa sua flessibilità diventa un po’ anche il suo limite, perché nelle stagioni 2023/2024 e 2024/2025 gioca da titolare poche volte e gli 80 minuti completi sono una rarità: gioca 4 partire complete appena in due annate sportive. Su di lui si concentra anche la pur piccola opinione pubblica degli appassionati della palla ovale azzurra: fin dai tempi della under 20 i tifosi italiani si erano accorti dei numeri di questo ragazzo, parte della generazione d’oro classe 2002 con Tommaso Menoncello, Lorenzo Pani, Alessandro Garbisi. Si chiedono i tifosi perché non gli venga data maggiore fiducia, perché venga continuamente sballottato da un ruolo all’altro senza individuare per lui un cammino preciso.
Poi, nella primavera del 2025, la rivoluzione si completa. Juan Ignacio Brex firma un contratto con il Tolone, in Pro 14. La dirigenza e lo staff del Benetton individuano in Leonardo Marin la nuova spalla da affiancare a Tommaso Menoncello, non senza il sospetto di una spinta anche da parte dello staff della Nazionale, che ha bisogno di individuare una alternativa al 33enne Brex.
Se dapprima Marin storce la bocca, infine imbocca la strada che gli si apre davanti. È questa la sua rivoluzione copernicana, in senso kantiano: tornare al punto di partenza dopo un lungo percorso, ma con una prospettiva ribaltata, dove stavolta è lui il protagonista, l’attore principale che determina quello che gli accade.
Quello di sabato in Irlanda è per lui una sorta di nuovo debutto. In Nazionale, dopo quelle quattro presenze del 2022, è stato selezionato centro per due partite: quella con la Namibia dell’estate scorsa, in cui è uscito nel primo tempo per infortunio, e quella con il Cile a novembre, dove a qualche guizzo personale ha alternato una serie di errori in perfetta tendenza con la mediocre serata di tutta la squadra.
Il Sei Nazioni è un’altra cosa. Sabato scorso, da estremo, ha fatto bene sotto il diluvio. Niente di eccessivamente brillante: un ingranaggio che ha fatto a dovere il suo lavoro nel meccanismo azzurro, e già è notevole. Stavolta però lo si chiama a vestire panni più determinanti. Sostituendo l’assente Brex, Marin non potrà vestire i panni del capitano difensivo della squadra, non è quel tipo di giocatore. Potrà portare però le sue qualità di tripla minaccia in fase offensiva: un giocatore capace di distribuire, attaccare, calciare. Come ha lasciato intravedere in alcune delle sue migliori prestazioni in maglia Benetton (Stormers, Lions), al fianco di Tommaso Menoncello.
Per Leonardo Marin è venuto il momento di smettere i panni della giovane promessa per dimostrare di essere qui per mantenerla, quella promessa, e prendere il posto che gli spetta di diritto tra i protagonisti assoluti di questa nazionale italiana.
In copertina: Leonardo Marin in Italia-Irlanda del Sei Nazioni 2025 – ph. Stefano Delfrate
