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Andrea Zambonin

La paura di sbagliare, di lasciare la propria zona di comfort per un viaggio nell’ignoto, il rugby a dettare la direzione, una scelta di vita per voltare pagina. Non solo in campo.

Andrea Zambonin dal raduno azzurro di Verona racconta le sensazioni di un rugbista italiano di belle speranze che decide di mettersi alla prova in un mondo ad alta efficienza, i timori di chi non sa se sarà all’altezza – solo in senso metaforico! – di reggere il confronto, la soddisfazione di chi lavorando sodo ha conquistato le attenzioni di Rob Baxter, il capo supremo degli Exeter Chiefs, piccola enclave in terra straniera del rugby italiano di qualità.

“Sono passati pochi mesi per poter tracciare un bilancio – racconta Andrea – ma finora è stata un’esperienza super positiva, il gruppo è solido e mi ha accolto bene, come meglio non potevo sperare. Staff e giocatori sono molto affiatati, il lavoro qui viene prima di tutto e siamo tutti consapevoli che dobbiamo seguirli”.

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Il rugby italiano come è visto da là?
“Un rugby oramai più credibile, in crescita, non più visto come figlio di un Dio minore. Se Exeter ha deciso di scommettere su me, Stephen Varney e Ross Vintcent e se tutti e tre, a parte i problemi di infortuni, siamo oramai costantemente nella lista dei titolari, qualcosa vorrà dire. Certo il particolare che più mi ha colpito al mio arrivo, rispetto a come ero abituato in Italia, è l’organizzazione extra-gioco: c’è una macchina che viaggia fuori dal campo che è stupefacente, fanno di tutto per metterti a proprio agio, i giocatori così possono pensare solo a fare i giocatori. Da quello, però, pretendono il massimo. Credo che intorno a noi italiani, poi, l’atmosfera sia davvero cambiata. Basta guardare quanta attenzione c’è stata in questa prima parte di stagione per l’esplosione di Edoardo Todaro a Northampton, nominato addirittura giocatore del mese della Premiership. Lui ha fatto benissimo e del suo successo personale possiamo beneficiare tutti, l’Italia oramai ha una considerazione importante nel loro, esclusivo, mondo”.

Un italiano a Exeter…
“Stiamo benissimo, io e Anna, la mia morosa, in una bella casa al centro di una piccola città in cui tutto è a portata di mano. Per noi è stato un modo per voltare pagina, per rituffarci nella vita dopo un periodo difficile, con lei che era reduce da un duro ciclo di chemioterapia. Diciamo che abbiamo preso quest’opportunità per ricominciare, per tornare a respirare, per riabbracciare la gioia della vita insieme. Da questo punto di vista ci sembra tutto perfetto, la paura per ora ce la siamo lasciata alle spalle ed è per questo che io quando non sono al campo, cioè per la maggior parte delle mie giornate, ho immenso piacere a passare del tempo con lei nella nostra nuova casa inglese”.

andrea zambonin
Gli Exeter Chiefs sono quinti in classifica in Premiership

E adesso il Sei Nazioni, per la prima volta arrivando al raduno da straniero.
“Credo che l’estero ti aiuti a vedere il rugby da un’altra prospettiva. Mi sento migliorato, ma torni e scopri che tutti stanno camminando su un percorso di crescita. Tutti noi stiamo crescendo molto, c’è un processo nell’evoluzione di questo gruppo che sta funzionando, sia chi gioca in Italia sia chi sta facendo esperienza all’estero ed è tra noi che bisogna creare la giusta alchimia, un equilibrio che ci può far fare un ulteriore salto di qualità. Di una cosa mi sono reso conto appena arrivato qui a Verona, con gli altri ragazzi: mi mancavano. Siamo un gruppo unito. Non è la solita frase fatta, ma ci vogliamo davvero bene e quando si lavora per un obiettivo comune con questi presupposti, nessun traguardo è impossibile”.

E adesso il Sei Nazioni: facciamo il gioco dei favoriti.
“Se dobbiamo giocare, giochiamo: favoriti siamo noi davanti all’Inghilterra. L’Italia mai ha vinto con loro, prima o poi dovrà succedere e tutti noi che giochiamo nel loro campionato sogniamo di riuscire a chiudere questo buco. Ve lo immaginate che significherebbe tornare là dopo averli battuti? Ma a parte la pura fantasia siamo consapevoli di come questo sia un Torneo imprevedibile, due anni fa ne vincemmo due e pareggiammo in Francia e alla fine finimmo quinti. Sarà importante la prima partita con la Scozia, ma poi ogni giornata sarà una prova durissima, lo sappiamo che andremo sempre ad affrontare squadre che stanno avanti a noi nel ranking e nella considerazione. Però di una cosa oggi possiamo essere sicuri: l’Italia è diventata molto competitiva, non è più la squadra a cui tutti guardavano come unica possibilità per riuscire o meno a ottenere il punto di bonus offensivo. Oramai siamo ufficialmente parte del Torneo più bello che ci sia”.

Che Andrea Zambonin troveremo di ritorno da Exeter?
“Lo stesso che giocava nelle Zebre. Quello che ha nella gestione della rimessa laterale sia in attacco sia in difesa il suo punto di forza, particolare che ha ulteriormente migliorato in questi mesi insieme con lo staff tecnico di Exeter. Mi sento in crescita anche sotto il profilo fisico, quello che era il mio punto debole se non proprio un difetto. Non sono ancora al passo con gli standard imposti dal rugby di oggi, ma sono a un buon punto. Lì non posso distrarmi un attimo, non si può mollare, tanto lavoro individuale e tanto impegno. Oggi sono soddisfatto di dove sono arrivato”.

E la squadra dove è arrivata?
“Lo vedremo in questi due mesi, anche se non dobbiamo affidarci ai nudi risultati. Ogni partita sarà una sfida tecnica, tattica, individuale. Noi sappiamo che non lasceremo niente per strada, la bellezza di questo gruppo sta nell’essere relativamente giovane e di avere oramai accumulato un bel tesoro di esperienza a questo livello, in tanti conoscono oramai la pressione cui ti obbliga il Sei Nazioni. Dobbiamo e possiamo migliorare, ma siamo a buon punto. Buon divertimento!”.

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