Nelson Casartelli è stato inserito per la prima volta nei 23 giocatori che rappresenteranno il Benetton Rugby venerdì 30 gennaio nell’undicesima giornata dello United Rugby Championship.
L’ex giocatore del Paese e dell’Italia U20 debutterà in franchigia se sarà chiamato in causa durante l’incontro con gli Scarlets.
Riproponiamo una sua bella intervista, scritta da Valerio Vecchiarelli, apparsa sul numero 199 di Allrugby a febbraio 2025 con il titolo “Il tempo della maturità. Nelson Casartelli si racconta, tra rugby e scuola”.
L’azzurro speranza è alle prese con il Sei Nazioni dei ventenni, l’indice annuale dello stato di salute di un movimento, il setaccio crudele che divide le grandi speranze dalle precoci delusioni. E tra le grandi speranze nell’Italia Under 20 di Roberto Santamaria c’è Nelson Casartelli, terza linea milanese di eccezionale impatto, moto perpetuo in campo e sottile ragionatore fuori. Il rugby che diventa seconda famiglia, i compagni-fratelli, si vince (e si perde) tutti insieme: “Io l’ho capito grazie al rugby – racconta Nelson, non avendo paura di affondare il ricordo tra le esperienze personali – perché la mia storia mi poteva portare in un’altra direzione”.
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Mettiamo ordine, chi è Nelson Casartelli?
“Oggi è un giocatore di rugby che spera di migliorarsi, di vincere con la sua Nazionale, di crescere e nell’immediato futuro di poter avere un posto in una squadra di Serie A Élite in cui fare tanta esperienza. Ieri era un bambino della Guinea Bissau che a 4 anni e mezzo è arrivato in Italia per raggiungere la sua famiglia adottiva. Proiettato in un mondo di cui sapeva nulla, in cui tutti parlavano in una lingua sconosciuta, con un papà venezuelano che con la nonna e i cugini usava lo spagnolo, con mamma e i fratelli l’italiano. Cosa potevo fare? Essere vivace che più vivace non si può, dovevo in qualche modo scaricare quel pieno di energie accumulate in mezzo a tanti stravolgimenti. Credo che mamma non sapesse come fare a tenermi buono e così seguì il consiglio di un’amica che le disse di provare con il rugby, sport con cui suo figlio si trovava benissimo. A 5 anni ero così sui campi del Cus Milano, ma l’allenamento del minirugby non bastava a “stancarmi” e così fino a 13 anni insieme con il rugby ho giocato a football americano, calcio, basket, pallanuoto, atletica, scherma, equitazione e poi, ogni volta, sono sempre tornato al punto di partenza. A un certo punto si è imposta una scelta, non potevo fare tutto e così dal Cus sono passato all’Asr Milano e mi sono concentrato solo sul rugby. E lì ho iniziato a capire che sì, potevo anche essere una forza della natura, ma da solo non sarei andato da nessuna parte. Paolo Ragusi, il tecnico che ha lasciato un segno nella mia formazione personale, ha perso anni e pazienza a indirizzare la mia esuberanza, io ero uno di quei ragazzi che può anche segnare 5 o 6 mete a partita, ma si disinteressa degli altri. Paolo è stato fondamentale nel convincermi che tanta energia poteva tornare utile, soprattutto a me, solo se messa a disposizione della squadra. Oggi la squadra è la mia seconda famiglia, i miei compagni sono i miei fratelli, l’ambiente è sempre positivo, nessuno ti pressa o ti chiede risultati a tutti i costi e così sei tu a decidere di volerli ottenere, i risultati”.
Andiamo avanti con il racconto.
“All’Asr alcuni compagni mi spingono a fare con loro il provino per entrare in accademia a Verona. Mi prendono e vado, quindi entro nel giro del Benetton, con cui vinco uno scudetto U18, anche se quell’anno fino a gennaio sono inchiodato da un infortunio alle costole e gioco solo semifinali e finale. Poi la Nazionale, l’U20 che è uno stimolo enorme, il gruppo del Benetton che ci fa fare esperienza con il Rugby Paese, il Sei Nazioni adesso e il Mondiale tra pochi mesi. Solo dopo ci saranno scelte da fare e un futuro da progettare con attenzione. Tra tutti questi impegni agonistici, però, non è meno importante l’appuntamento che avrò quest’estate con l’esame di maturità: frequento il quinto anno al Liceo di Scienze Umane Economico Sociali e spero proprio che la nostra Federazione riesca a organizzare il Mondiale Under 20 qui in Italia. Perché lo scorso anno vedere i miei amici andare in ambasciata in Sudafrica per sostenere l’esame di maturità è stato uno stress che si univa allo stress del torneo. Sogno che una mattina, dal ritiro, il manager della squadra mi accompagni a scuola per l’esame e così sarebbe tutto più semplice. Mi piacciono davvero le scienze umane, mi incuriosisce capire le persone, vivere in mezzo alla gente e studiare le dinamiche sociali, stare con i bambini e gestire la loro esuberanza, cosa in cui mi ha aiutato molto un’esperienza come babysitter, per cui se farò l’Università credo di impegnarmi in una facoltà tipo Sociologia, anche se forse il mio percorso più naturale sarebbe Scienze motorie. Vedremo”.
Nelson Casartelli e il rugby. Punti di forza e vulnerabilità.
“Mi esalto nel breakdown, credo di essere abbastanza abile con le mani, adoro portare avanti la palla. Non è un caso che il giocatore italiano che ammiro più di ogni altro è Manuel Zuliani, quando ci alleniamo insieme a Treviso lo guardo, lui che come me non è tanto alto, e provo a imitarlo: duro, ruvido, atleta, veloce, gran placcatore e ottimo ball carrier. Ecco, vorrei essere così. Vulnerabile, invece, lo sono, eccome, nei finali di partita. Ho un serio problema con i crampi, non riesco quasi mai a giocare 80 minuti e la cosa mi dà molto fastidio. Con i medici dello staff stiamo provando a risolverlo, dicono sia un problema di disidratazione fisiologica, ma a me rompe proprio le scatole”.
Occhio al presente, all’evoluzione del Sei Nazioni, al Galles diventato la vostra bestia nera.
“Ogni partita è diversa e a questo livello difficilissima. Lo scorso anno siamo andati in Galles dopo aver vinto in Francia contro i campioni del mondo in carica, potevamo arrivare terzi e fare il più bel Torneo di sempre. Dopo il primo tempo, 15-0, inconsciamente la squadra ha perso la concentrazione, svagata, incapace di reagire, è stato un down collettivo. Quest’anno no, non c’entra la testa, il problema è stato tecnico, quando nell’ultimo quarto d’ora la loro aggressività nei punti d’incontro ci ha fatto perdere di vista la precisione in touche e la disciplina, così ce la siamo fatto scappare di mano”.
Nelson, cosa c’è oltre al rugby sulla sua strada?
“C’è la musica, tanta musica, di ogni genere, dal trap americano al pop, con una particolare attenzione per la musica latina, complici anche le origini di mio padre. Dico di essere tifoso dell’Inter, ma lo faccio solo per far piacere a mio fratello, in realtà se guardo sport lo faccio divorando partite di rugby. Perché spero che oltre al rugby ci sia il rugby, chissà magari seguendo quello che ha fatto qualche mio compagno, anche una bella esperienza all’estero. Ma non voglio correre, adesso dobbiamo chiudere alla grande il Sei Nazioni, poi il Mondiale, in mezzo l’esame di maturità. Sarà una bella e lunga estate, con la grande speranza che l’Italia possa organizzare il Mondiale. Giocare davanti alle nostre famiglie, a mamma che mai perde una mia partita, ci darebbe una motivazione incredibile”.
In copertina: Nelson Casartelli in Italia-Georgia del mondiale under 20 – ph. World Rugby
