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“Cultura di appartenenza e lavoro quotidiano”: sono questi i principi alla base della crescita del Valorugby, primo alla fine del girone di andata in Serie A Élite. Lo spiega Luca Bigi, arrivato quest’estate nel club della sua città, dalle Zebre.

“Abbiamo sicuramente fatto un bel girone di andata. Abbiamo perso una sola partita, con il Rovigo, a inizio dicembre al Battaglini, ma diciamo che in un campionato perdere a Rovigo ci può anche stare”. 

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La squadra è cambiato molto dalla scorsa stagione.

“È arrivato un gruppo di giocatori di esperienza, Santiago Portillo, Nicolò Casilio, Schalk Hugo, Juan Wagenpfeil, che si è integrato molto bene con chi già c’era e con i giovani, Lazzarin, De Villiers, Schiabel. Ne sta scaturendo un percorso che fin qui ha funzionato molto bene. Siamo primi alla fine del girone di andata e in semifinale in Coppa Italia”.

Abbiamo parlato di principi sui quali si è costruita questa crescita.

“Una cultura della vittoria che magari un po’ mancava, ma che le cui radici devono essere piantate nel senso di appartenenza al club, ai suoi valori, al lavoro quotidiano. Il fatto che quest’anno si festeggino gli ottant’anni del rugby reggiano deve essere per tutti uno stimolo a rendere ancora più saldi i legami con il territorio.  Che deve diventare una spinta, una motivazione in più per tutti. Non basta essere professionisti e venire all’allenamento per fare il proprio lavoro. Bisogna anche sentirsi parte di qualcosa di più importante. Tutte le grandi squadre vivono di queste emozioni. Anche i British & Irish Lions, di cui ho seguito con attenzione il tour la scorsa estate, mettono molto l’accento sulla tradizione, la maglia, su quello che rappresentano. È qualcosa che anche noi stiamo costruendo al Valorugby, con tante iniziative sul territorio, tra le quali mi piace ricordare il progetto Dual Career che permette ai ragazzi di integrare l’attività agonistica con lo studio e il lavoro”.

Reggio Emilia comincia a seguirvi?

“Sì, la città comincia a riconoscerci come espressione dei sui valori. Siamo una squadra multiculturale con ragazzi provenienti da realtà diverse, dall’Argentina, dalle Fiji, dal Sudafrica, dalla Nuova Zelanda…con il nostro presidente Enrico Grassi facciamo molte iniziative al di fuori del campo di gioco. Tutto questo sta creando un gruppo molto coeso, con un senso di apparenza che favorisce l’impegno quotidiano, in allenamento e non solo, stimola la voglia di crescere, di darsi nuovi obiettivi”.

Uno come te che è stato a lungo nel rugby di alto livello, capitano della nazionale, giocatore di Benetton e Zebre come ha rimodulato le sue motivazioni in un campionato che non sempre offre incontri di cartello e raramente tribune piene?

“Me lo ero chiesto, quando sono arrivato, come sarebbe stato. Ma poi, di settimana in settimana, le motivazioni non mancano mai. Abbiamo uno staff molto preparato, cui Gigi Ferraro aggiunge la giusta dose di spirito agonistico. Poi per esempio, la scorsa settimana, abbiamo giocato a Mogliano, che è un campo duro, non bellissimo- Però di là c’erano Edo Padovani, Giovanni Pettinelli, Marco Lazzaroni, dei quali sono stato compagno di squadra al Benetton e in nazionale. La voglia di fare bene la trovi anche in queste sfide personali, nel desiderio di fare bella figura di fronte a quelli che sono i tuoi amici”.

A proposito di amici, sei stato compagno di squadra di Marcello Violi, che oggi a Reggio è l’allenatore capo. Com’è il vostro rapporto?

“Hai detto bene: è di amicizia, ma anche di rispetto. Sappiamo distinguere i ruoli: quando è il momento magari di bere un caffè insieme e fare due chiacchiere in relax e quando ognuno deve fare la sua parte, io come giocatore lui come allenatore. Io stesso mi sono messo a disposizione con grande umiltà. Sono entrato nel gruppo con delicatezza, sono espansivo, gioviale, ma questo non vuol dire che arrivando dovevo imporre la mia storia, il mio passato. Ho fatto le cose con la dovuta cautela, come era giusto. Poi con lo staff, con Marcello, con Filippo Ferrarini, con Ferraro ci confrontiamo, c’è Lucas Favre, il capitano, c’è Fabio Ruaro, Pierre Bruno…è un gruppo solido in cui stiamo molto bene, ci divertiamo, abbiamo piacere di fare cose insieme”.

Ci sono state partite che hanno dato una svolta a quello che è successo fin qui?

“Le ultime due vittorie, con il Petrarca e il Mogliano, sono state molto importanti. Soprattutto quella con il Mogliano, in trasferta. Un campo sul quale il Valorugby gli ultimi anni aveva sempre perso. Ecco sono questi i momenti che ti danno consistenza, fiducia in te stesso. Poi certo verranno periodi in cui le cose andranno meno bene, ci saranno degli up and down però stiamo lavorando per tenere sotto controllo anche i periodi meno buoni”.

Cosa dovete fare da qui alla fine per arrivare in fondo?

“Nel girone di ritorno avremo tre trasferte impegnative: Viadana, Fiamme Oro e Petrarca. Il Rovigo verrà a Reggio Emilia. Ripeto dobbiamo trovare consistenza, dare continuità a quello che stiamo facendo. Il club ci ha messo a disposizione risorse, mezzi, tecnologie per poterlo fare bene. È importante arrivare in una delle prime due posizioni per poter giocare la semifinale di ritorno in casa. Poi certo ai play off si ripartirà praticamente da capo”.

Le basi tecniche del vostro attuale buon momento.

“Beh, diciamo che nel campionato italiano se hai una mischia solida e un buon calciatore hai già fatto metà del lavoro”. 

Chi vedi come avversaria più quotata.

“In questo momento non mi sento di individuarne una in specifico. Il Petrarca dopo aver perso con noi al Mirabello ha dimostrato subito una grande capacità di reazione battendo il Viadana che, a sua volta, è stata capace di andare a vincere a Rovigo e sta continuando il suo percorso di cambiamento ma con basi importanti. Infine Rovigo che l’anno scorso ha vinto tutto e continua ad essere lì. E poi le Fiamme Oro, che sono sotto un gradino sotto in classifica, ma non mi sento di escluderle. Insomma oggi penso che qualsiasi pronostico sia azzardato”.  

Da ex capitano degli azzurri seguirai ovviamente il Sei Nazioni.

“Certo, sono un grande tifoso e per la prima partita sarò a Roma, dove il Valorugby sarà premiato per i suoi 80 anni di storia. Seguo l’Italia con grande orgoglio: molti dei ragazzi attuali, Niccolò Cannone, Fischetti, Paolo Garbisi, lo stesso Lamaro hanno esordito con me capitano. Ho solo il dispiacere che il covid mi ha tolto due tour estivi con i quali sarei arrivato a 50 caps, invece mi sono fermato a 48”.

Un pronostico.

“Sarà importantissima la partita d’esordio con la Scozia. Bisogna partire bene. E se partiremo bene il seguito del Torneo sarà molto interessante, sono sicuro”. 

Le foto sono di Valorugby Emilia

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