In panchina, accanto all’head coach Pablo Lemoine, c’è una vecchia conoscenza del nostro rugby, Federico Todeschini. In settimana si è visto a Parma, dove giocò anni fa, ma che progetta di andare a Rovato: “la mia famiglia è di lì”
Sono tutte pacche sulle spalle, tra compagni, allenatore, massaggiatori, mogli, fidanzate, accompagnatori, amici di una vita. È la Rugby Parma dell’ultima promozione dalla A2 alla A1 (1997/98), quella sorpresa in gialloblu che riuscì a issarsi sino ai playoff scudetto la stagione successiva grazie a un gruppo di ottimi giocatori guidati da un campione all’apertura, l’argentino Federico Todeschini. Il Ninja, uno che ha vinto a Twickenham con la sua nazionale, si è presentato alla sede del club con la maglietta dell’epoca: strisce orizzontali, Cariparma a caratteri cubitali sul petto, un marchio piccolo poco più su che tradiva un cambio in corsa di sponsor tra una stagione e l’altra. Da Mercatone Uno a Overmach. Sulla schiena un bel 10 di quelli di una volta che ha stupito il figlio del ninja quando ha tirato fuori la camiseta per il randez vous: “Non aveva mai visto una maglia con il numero cucito”.

Federico (nella foto qui sopra con gli amici parmigiani), 21 presenze e 256 punti con l’Argentina, un mondiale (2007 in Francia) ha tre figli, uno cuoco, una ingegnera, l’altro gioca nel suo ruolo (“ma non penso abbia la passione per arrivare in alto”), lui ora si divide tra casa sua (è di Rosario) e i ritiri e impegni internazionali della nazionale cilena, realtà in crescita che a Denver si è guadagnata il pass per il mondiali 2027 a spese di Samoa, costretta a un nuovo torneo. L’Italia è ovviamente una piacevole sorpresa sul cammino per l’Australia: “Tornare in Italia sempre bellissimo, poi a Genova ho già giocato con i Pumas, bello stadio. Poi sarà interessante affrontare una squadra che, per ranking, dovrebbe essere 30-40 punti avanti”. Giocatori in ProD2, in Federal 1, alcuni negli Stati Uniti, la maggior parte della rosa però viene dalla franchigia dei Selknam del Super Rugby Americas, torneo che sottotraccia sta portando benefici alle squadre di Tier 2 e 3. “Bella realtà”, spiega Todeschini, “c’è qualche argentino per alzare il livello e l’esperienza ma poi sono tutti cileni. Infatti in nazionale non ce ne sono di oriundi”.
Todeschini, che arrivava dal Club Atlético del Rosario (che però in quanto membro fondatore, gioca nel campionato di Buenos Aires) nella città Ducale si è fermato un solo anno, agli ordini di coach “Dodo” Marchi, capitanato da Guidetti, pilone, e poi Filippo Frati, tutta gente che veniva dalla giovanile e che poi è andata in giro per l’Emilia o l’Italia ma mantenendo sempre un attaccamento ai colori gialloblu. Un attaccamento che si è rivelato decisivo quando si è trattato di salvare il titolo sportivo di un club ormai fallito. Questi ragazzi – ora uomini, con figli – i Cuori Gialloblù, sono quelli che hanno aperto il portafogli e ricomprato coppe e crest, messo insieme maglie e fotografie di oltre 90 anni di storia e addobbato una stanza della sede del Rugby Parma 1931 (https://rugbyparma.it/). Salvando così dall’oblio una tradizione fatta di tre titoli italiani e tre Coppe Italia. Particolare che non passa inosservato tra i due milanesi di quel Parma in A1 a cavallo del secolo, Matteo Foschi e Valerio Valizia. Amatorini, loro sono cresciuti nel mito di Sessa e spalla a spalla con i Pedroni, i Campese e i Mark Ella. 18 scudetti, nessuno in Italia come l’Amatori Milano, svaniti nel nulla. A Parma mercoledì è stato un esempio di come il passato sia importante per guardare al futuro. Infatti, ormai sazi da una prelibata cena, Todeschini ha svelato la prossima meta di un viaggio in Italia. “Rovato”. ¿Por qué? , si sono chiesti un po’ tutti. “La mia famiglia si è trasferita in Argentina dal bresciano, i miei antenati erano di Rovato”. Città di rugby, una coincidenza che fa riflettere.
Nella foto del titolo riunione di amici a Parma, Federico Todeschini è in maglia gialloblu, il primo a sinistra in basso è Pippo Frati.
