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Steve Tandy fa debuttare Harri Deaves – prima occupazione, aggiustatore di tetti – ma in realtà avrebbe bisogno di qualcuno esperto in fondamenta. In ogni caso qualche progresso sta arrivando e anche se il punteggio è pesante (doppiaggio, 26-52) i gallesi sono in partita per 50’ abbondanti e segnano quattro mete che contro gli All Blacks è sempre una bella impresa.

Quando, in fondo a una sventagliata da sinistra a destra (l’ultimo nitido passaggio è di Will Jordan) Caleb Clarke va in meta il Principality piomba in un momento di sconforto. Il disastro è già lì e non è un fantasma. Spazzarlo via per non affondare. E così Louis Rees Zammit sfrutta la sua esperienza americana nel football, aggancia un pallone calciato alto da Tomos Williams e dà inizio all’arrembare che porta al riciclo di Edwards, alla meta di Rogers.

Tom Rogers segna la prima delle sue tre mete (foto WRU)

Un lungo interludio di gioco al piede (Williams e Murray da una parte, McKenzie dall’altra) anticipa la minaccia gallese (Carrè fermato da Tosi a un metro dalla linea) e l’invenzione di Ruben Love che entra nella linea dei rossi con un’accelerata improvvisa.

Il Galles non molla i pappafichi. L’esordiente Deaves si dà da fare: è un buon placcatore e cacciatore di palloni. Questa volta è il piccolo Murray che trova un varco all’ombra dei pali: all’irruzione danno continuità prima Williams, poi Edwards (che porta addosso un nome impegnativo e una maglia pesante, la numero 10 ed è guardato a vista, in tribuna, dal vecchio, leggendario Gareth) che serve un altro assist a Rogers. Doppietta contro i Blacks, roba da raccontare a figli e nipoti. Ma quel 14-17 che assomiglia a una decorazione al valore dura poco: ben protetto da Scott Barrett, Tamaiti Williams scava il buco giusto usando i suoi 140 chili.

Ripresa e il Galles si fa ancora sotto: recupera il pallone Jenkins e sugli sviluppi Llewellyn libera chi se non Rogers: terza meta e leggenda pura per il numero 11. A seguire nel “segni tre e prendi uno”, sale in cattedra Hollie Davidson, (prima arbitra a dirigere un match con gli All Blacks) affiancata dalla premiata ditta Piardi-Gnecchi. Caleb Clarke slalomeggia tra quattro gallesi e va a solcare l’area di meta come un incrociatore. No try: palla caduta in avanti a Kiriti. Due minuti e Will Jordan, sempre in caccia del vertice dei metamen in nero, sfonda ma Rogers, ancora lui, riesce con una prodigiosa giravolta a metter una mano  sotto. Lunghe consultazioni della triade scoto-italiana con il Tmo e di nuovo “no try”. Non ci si schioda dal 21-24 e a questo punto fa capolino un altro spettro, quello della sterilità dei Blacks nei secondi tempi.

Al terzo tentativo va meglio: l’improvviso calcio alto di McKenzie (infallibile nelle conversioni) raggiunge Ioane che schiaccia non pulitissimo: per Gnecchi nessun dubbio, grounding regolare. A questo punto i Blacks spingono sull’acceleratore e per i gallesi è sofferenza pura. Giallo a Thomas, giallo a Plumtree in un tentativo di arginare. Sevu Reece che corre e rimbalza come fosse fatto di caucciù segna due volte, Clarke fa doppietta. Nel mezzo, gran meta di Rees Zammit che dall’esperienza americana sembra tornato più veloce e più forte.

Galles – Nuova Zelanda 26-52 (primo tempo 14-24)

Galles

Mete: T Rogers (10′, 33′, 42′), Rees-Zammit (76′); tr: D Edwards (11′, 34′, 43′)

Nuova Zelanda

Mete: Clarke (5′, 79′), Love (29′), Williams (37′), Ioane (51′), Reece (59′, 70′); tr: McKenzie (6′, 30′, 38′, 52′, 60′, 71′, 80′); cp: McKenzie (13′)

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