Inghilterra-Nuova Zelanda a Twickenham, per la direzione della PG Associated, che sta per Andrea Piardi e Gianluca Gnecchi, i due gentiluomini di Brescia, adattando il titolo di una delle commedie del Bardo.
Biglietti cari, 234 sterline per la tribuna definita “prime”, ma nella Fortezza i prezzi sono stati sempre salati, specie se di scena sono All Blacks e Springboks. Un pomeriggio, compreso l’indotto, supera i 12 milioni di introito per la Rfu. E anche questa non è una novità.
Anniversari: è il 120° del primo contatto tra i bianchi e neri che avevano appena ricevuto l‘etichetta di All Blacks: la leggenda sull’errore tipografico, All Backs, ha ancora un certo diritto di cittadinanza…. Si giocò al Crystal Palace, con 50.000 spettatori, e finì 0-15, con quattro mete su cinque di Duncan McGregor, che con quel nome non poteva che essere un kiwi dell’isola sud dove sono tutti scozzesi e il paesaggio ricorda quello delle Lowlands e delle Highlands.
E’ anche il 100° della prima sfida a Twickenham e in quell’11-17 abiterà per sempre un debutto: cartellino rosso (ma esisteva o era sufficiente un gesto dell’arbitro?) per l’all black Cyril Brownlie, il primo a esser cacciato via in un test. E sta per scattare – capiterà ai primi di gennaio – il 90° del 13-0 firmato, propiziato, griffato dal principe Aleksandr Obolensky. Delle due mete esiste un bellissimo e nitido filmato in bianco e nero: il principe correva forte le 100 yards e si vede.
Oggi è la 26a volta che Rosa e Felce si intrecciano non lontano dalla magnifica area verde dei Kew Gardens: gli inglesi hanno vinto 5 volte, i neozelandesi 18, i pareggi sono stati 2. Nell’83 e nel ‘93 i bianchi hanno vinto con lo stesso punteggio, 15-9, e nel 2012 hanno vissuto la loro ora più bella: 38-21.
Sul suolo inglese le sfide sono state 27: alle 25 disputate nella “fortezza”, oltre a quella del Crystal Palace va aggiunta quella del 1997 a Old Trafford (25-8 per i Blacks).
Negli ultimi anni, i gap si sono ristretti: 21-24 nel 2014, 15-16 nel 2018, 25-25 nel 2022, 24-26 l’anno scorso. In mezzo, molto lontano da Twickenham, il 19-7 di Yokohama quando l’Inghilterra di Eddie Jones conquistò la finale della Coppa del Mondo che avrebbe segnato l’inizio del predominio e del monopolio del Sudafrica. Quel successo rappresenta anche l’ultima vittoria degli inglesi.
Dal 2008 è in palio l’Hillary Shield, in onore di sir Edmund che, in compagnia di Tenzing Norgay, a fine maggio 1953, raggiunse la vetta dell’Everest poco prima l’incoronazione di Elisabetta II. Inviato molto speciale al seguito della spedizione, Jan Morris che dell’apogeo e del tramonto dell’Impero sarebbe stato nella natura di uomo prima, di donna poi, sublime interprete.
Inghilterra: 15 Freddie Stewart; 14 Tom Roebuck, 13 Ollie Lawrence, 12 Fraser Dingwall, 11 Immanuel Feyi-Waboso; 10 George Ford, 9 Alex Mitchell; 8 Ben Earl, 7 Sam Underhill, 6 Guy Pepper; 5 Alex Coles, 4 Maro Itoje (capitano); 3 Joe Hayes, 2 Jamie George, 1 Fin Baxter. A disposizione: 16 Luke Cowan-Dickie, 17 Ellis Genge, 18 Will Stuart, 19 Chandler Cunningham-South, 20 Tom Curry, 21 Henry Pollock, 22 Ben Spencer, 23 Marcus Smith.
Nuova Zelanda: 15 Will Jordan; 14 Leroy Carter, 13 Billy Proctor, 12 Quinn Tupaea, 11 Leicester Fainga’anuku; 10 Beauden Barrett, 9 Cam Roigard; 8 Peter Lakai, 7 Ardie Savea, 6 Simon Parker; 5 Fabian Holland, 4 Scott Barrett (capitano); 3 Fletcher Newell, 2 Codie Taylor, 1 Ethan de Groot. A disposizione: 16 Samisoni Taukei’aho, 17 Tamaiti Williams, 18 Pasilio Tosi, 19 Josh Lord, 20 Wallace Sititi, 21 Cortez Ratima, 22 Anton Lienert-Brown, 23 Damian McKenzie.
