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Alla resa dei conti, quelli fatti con la matita, il Sudafrica vince il suo sesto Championship – e il secondo di seguito – grazie al durissimo 10-43 inflitto agli All Blacks lo scorso 14 settembre a Wellington. In classifica, quota 19 per l’uno e per l’altra ma nella differenza punti, più 57 i Verdoni, più 8 i Neri.

I venti minuti finali contro i Pumas, tra un tremore e un errore, devono aver fatto crescere l’ira sorda di Rassie Erasmus che su qualcuno deve averla rovesciata. La realtà è che la macchina da guerra non è ancora perfetta. Può esserlo a tratti, come è capitato la settimana scorsa: argentini travolti in un secondo tempo in cui preso il ritmo i sudafricani hanno anche preso alla gola.

A Twickenham (70.360 contro gli 81.885 che una settimana avevano celebrato la vittoria delle Red Roses) questa parentesi si è limitata ai primi 20’ della ripresa dopo che i Pumas avevano guidato nel punteggio.

Malcom Marx protagonista a Twickenham contro l'Argentina (foto SA Rugby)Malcom Marx autore di due mete (foto SA Rugby)

Malcolm Marx e Kobus Reinach firmano il Manifesto del partito Bokke: due mete a testa, con il tallonatore raggiunge quota 27. Tanti centri e ali non ci arrivano in una carriera. Non sono determinanti solo per essersi iscritti tra i marcatori: Il mediano di mischia, un veterano, detta i tempi e il numero 2 è un timoniere che sa sempre dare il colpo giusto alla barra. Il dominio della mischia ordinata è costante, costringe i Pumas a una lunga serie di falli e di accartocciamenti. Andrea Piardi vede tutto e quando Matera ha qualche rimostranza lo sbriga rapidamente : “Vuoi arbitrare tu?”. Mngomezulu non ripete la prova monstre di Durban ma un paio di slalom fanno mugolare la folla molto sudafricana della Fortezza. In tribuna un omaggio grafico lo affianca già a Leo Messi.

Ultima fermata del Championship più equilibrato, il numero 30, a Twickenham che con gli antipodi non dovrebbe entrarci ma un incasso da oltre 70,000, pagato l’affitto alla Rfu, val bene la rinuncia a Buenos Aires o a Cordoba.

Un’azione a vasto raggio che si sviluppa da un lato all’altro del campo va a concludersi con il bel cambio di direzione di Delguy che va a segno. E’ il 5’ e gli Springboks sono sotto nel punteggio e negli uomini in campo: Moodie fuori per contatti con la testa di Mallia. Scagionato dal bunker rimarrà fuori solo 10’ così come capiterà nella ripresa al pilone Vivas.

I calci a segno di Carreras, la buona regia garantita da Prisciantelli e il lavoro in difesa, specie di Kremer, stanno per portare  i Pumas al riposo con un vantaggio a doppia cifra ma il guizzo di Reinach, dopo una serie di cariche, riporta sotto il Sudafrica: all’intervallo è 13-10. Al rientro in campo gli Springboks risolvono la faccenda nei quattordici minuti che corrono tra il 44’ e il 58’: doppio Marx (la seconda in mezza girata) e, in mezzo, ancora Reinach per il 29-13.

L’allegoria preferita in questi casi è lo stacco della spinta: un improvvido passaggio di Kolbe è agganciato da Delguy che si libera di Kriel e va in mezzo ai pali. Tre minuti allo scadere: Carreras colpisce il palo. Avrebbe portato il punteggio sul 29-23. Si consola, relativamente, con un perfetto calcio-passaggio quasi allo scadere raccolto e depositato nel nido da Isgrò.

Argentina Sudadrica 29 – 27 (primo tempo 13 – 10) –

Argentina:

mete: Bautista Delguy (2), Rodrigo Isgro. Tr: Santiago Carreras (3). Cp: Carreras (2).

Sudafrica

mete: Cobus Reinach (2), Malcolm Marx (2). Tr: Sacha Feinberg-Mngomezulu (3). Cp: Feinberg-Mngomezulu.

Nella foto del titolo, il mediano di mischie del Sudafrica, Reinach, placcato dal capitano dei Pumas, Montoya. Accorrono Kremer (numero 7) e Kolbe (foto SA Rugby)

 

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