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Nella prima delle due semifinali il Canada produce quello che – curiosamente – i commentatori della BBC definiscono ‘a major shock’. Ci si potrebbe in effetti chiedere dove stia la scioccante sorpresa quando la seconda squadra del ranking mondiale batte la terza. Qui entra però in campo la storia del torneo, che ci dice che era dal 2014 che le Black Ferns non perdevano una partita al mondiale. E c’entra anche, ovviamente, lo status della Nuova Zelanda, che porta comunque ad attribuire a questa formazione un rispetto che ad altri, pure performanti, viene negato. Al di là del fatto che sia o meno un ‘major shock’ dal punto di vista del risultato, l’incontro di Bristol è comunque scioccante – piacevolmente scioccante – per la qualità complessiva del gioco espresso dalle canadesi. Le nordamericane annichiliscono le neozelandesi con un’impressionante dimostrazione di rugby totale, basato su una grande disciplina e la perfetta esecuzione dei fondamentali. Sono molto affidabili nella conquista, sia in chiusa che in rimessa laterale, concedono pochissimo nei punti di incontro anche grazie ad un riciclo velocissimo del pallone, e scelgono sempre correttamente quando andare al largo piuttosto che usare il piede. Soprattutto, mettono in campo una difesa perfettamente organizzata e disciplinatissima (il primo penalty contro di loro sarà fischiato al 61’; a quel momento la Nuova Zelanda aveva già commesso otto falli).

Le giocatrici canadesi festeggiano la vittoria sulla Nuova Zelanda all’ Ashton Gate di Bristol (Photo by Alex Davidson – World Rugby/World Rugby via Getty Images)

Bastano dieci minuti al Canada per mettere il match sulla strada giusta: al primo ingresso nei 22 avversari la mediana Justine Pelletier (pienamente giustificato il  titolo di player of the match) vende uno splendido “dummy” e vola in meta vicino ai pali per la facile trasformazione di De Goede. Non passano più di tre minuti prima che arrivi la seconda segnatura, marcata dall’ala Holger-Robinson che approfitta di un marchiano errore al placcaggio dell’estremo neozelandese Holmes (non una buona partita la sua, sarà sostituita a 50’ da Leti-I’iga). Il Canada insiste marcando ancora con il centro Symonds prima che la Nuova Zelanda dia finalmente segni di vita, con il pilone Kalounivale che conclude un’azione in profondità avviata dalle sue compagne di prima linea. La marcatura non innesca però una riscossa neozelandese. Sono invece le canadesi a segnare altre due mete a cavallo della pausa: prima De Goede raccoglie con perfetto angolo l’offload del suo mediano di mischia appena dentro i 22, portando a 17 i punti di vantaggio con cui si chiude il primo tempo; poco dopo il riposo è il centro Tessier a trovare il buco dopo ripetute cariche delle avanti sulla linea neozelandese. Sul 31-7 il match parrebbe chiuso ma le Black Ferns non ci stanno, prendono finalmente l’iniziativa e danno l’impressione di poter riaprire la partita marcando due volte nello spazio di dieci minuti tra il 56’ il 65’. Il Canada però non si scompone e riprende gradualmente il controllo del match, chiudendolo definitivamente al 74’ quando il penalty di De Goede ricaccia le avversarie a distanza di doppio break. Ammesso che superino – come dovrebbero fare – la Francia nella seconda semifinale, la coppa del mondo 2025 le Red Roses, al cospetto di questo Canada, dovranno sudarsela non poco. 

Ashton Gate Stadium, Bristol

Canada – Nuova Zelanda  34-19 (primo tempo 24-7)

Marcatrici: 8’ Pelletier meta trasformata De Goede (7-0), 11’ Hogan-Rochester meta (12-0), 24’ Symonds meta (17-0), 26’ Kalounivale meta trasformata Holmes (17-7), 35’ De Goede meta trasformata De Goede (24-7), 43’ Tessier meta  trasformata De Goede (31-7), 56’ Mikaele-Tu’u meta trasformata Sorensen-McGee (31-14), 65’ Sorensen-McGee meta (31-19), 74’ De Goede calcio piazzato (34-19). 

Arbitra: Aimee Barrett-Theron (SARU). 

Nella foto del titolo, le canadesi McKinley Hunt, Florence Symonds, Courtney O’Donnell, Rachel Smith, Alysha Corrigan e DaLeaka Menin festeggiano il successo che ha regalato loro l’accesso alla finale (Photo by Alex Davidson – World Rugby/World Rugby via Getty Images)

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