Fine della serie, 3-0 per i Blacks. Ma Fabien Galthié può andare in ferie sereno: ha sperimentato e ha capito, se ce n’era bisogno, che il telaio è robusto. Non aveva le stelle ma ha una galassia e ha cosparso i tre match di 35 giocatori, giovani e meno. Un’ora davanti, il ct dai grandi occhiali viene tradito dal giocatore che ha nome da chansonnier, Leo Barrè: un’assenza prima, un balbettare dopo costano due mete e il sorpasso dei Neri. L’ultimo successo laggiù rimane quello del 2009, segnato dalla meta di Medard.
Scott Robertson marcia verso il Championship con qualche interrogativo e il timore che oggi gli Springboks siano un passo avanti non solo per potenza. Le truppe di Rassie Erasmus incutono timore.
E’ per sommi capi il bilancio della serie che si chiude ad Hamilton riproponendo l’equilibrio del primo scontro, a Dunedin. Il colpo di genio di Le Garrec che aggira la maul e va oltre la linea è uno di quei numeri di alta scuola che danno al gioco i lustrini, non sole le lastre della corazza, e riporta a certi rapide intuizioni del Grande Assente, Dupont. Si lotta molto, la Francia difende bene, trova nel piccolo Villiere un magnifico contendente in fase aerea, ma riesce a farsi trovare impreparata su un calcio a rimbalzare di Love, estremo esordiente, che trova e sfrutta una zona di campo libero. Barrè guarda e non sa cosa fare e Jordan segna la sua 42a meta. Howlett è sempre più vicino.
I francesi riprendono fiato con il drop di Hastoy, sempre più rara avis nel rugby d’oggi, e con i piazzati di Le Garrec e pensano di andare al riposo sul 10-19. Evidentemente non sanno che negli ultimi spiccioli e in quelli extra i neozelandesi hanno stordenti percentuali di segnatura. Va così anche questa volta, dopo 17 fasi, sino alla scivolata di Lienert-Brown, formidabile tappabuchi.
Diciassette a diciannove all’intervallo, Savea rientra in campo con grinta feroce e riesce a trasmetterla ai suoi. I francesi buttano un drop e un calcio, subiscono, sembrano contenere, sino a quel calcetto di Love che, contrastato da Rice, Barrè non riesce ad annullare, Kirifi, che di nome fa Du Plessis, deve solo depositare.
Due Barrett sono assenti per infortunio, il terzo, Jordie, ha a disposizione poco più di una ventina di minuti e riesce a utilizzarli offrendo un assist a McAlister, pilone esordiente che non dimenticherà mai questo momento.
