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Dieci partite in tre anni, 617 minuti in totale nell’arco di 1.141 giorni, la carriera di Jake Polledri è a un passo dal capolinea ufficiale. Nonostante un contratto di tre anni con le Zebre firmato nove mesi fa.

Giocatore formidabile, dotato di fisico, potenza e ottima tecnica individuale, si era infortunato il 14 novembre 2020 in maglia dell’Italia contro la Scozia, nella Autumn Nations Cup. Ecco come nel mese di ottobre 2021 raccontava ad Allrugby (numero 163) il suo terribile incidente: “Un crack tremendo, ho capito subito che era qualcosa di grave”. La diagnosi micidiale: “rottura del legamento crociato, anteriore e posteriore, frattura del piatto tibiale, lesione del nervo popliteo e altro ancora – elencava il giocatore -, cerco di essere positivo, poteva andare peggio: oggi potrei essere qui a raccontarvi che non potrò più giocare, invece la prognosi è ancora lunga ma favorevole, mi avevano detto 13 mesi, ne sono passati poco meno di 12, ci vorrà ancora un po’.  Il ginocchio è a posto al 100%, l’unica cosa che ancora devo recuperare è il controllo pieno del piede che la lesione del nervo ha reso precario. Nei prossimi giorni ricomincerò a correre con un supporto che tiene la caviglia nella posizione corretta. Se le cose andranno bene, per Natale (2021, ndr) potrò ricominciare ad allenarmi con la squadra e a primavera tornare in campo. È una buona notizia, cerco di vedere il bicchiere mezzo pieno”.

Invece che nella primavera 2022, il ritorno in campo avvenne in estate, ad agosto, con il Gloucester in Premiership Cup. Poi tre partite con l’Hartpury College nell’English Championship, la seconda serie, prima di un solitario ritorno in Premiership, 2 minuti contro gli Harlequins esattamente un anno fa. Un recupero rimasto precario nonostante Kieran Crowley, a febbraio, gli avesse regalato 24 minuti in Azzurro a Twickenham, contro l’Inghilterra, match nel quale riportò un nuovo serio infortunio.

Il contratto con le Zebre, in assenza di offerte dai club di Premiership, perplessi sulle sue possibilità di tornare a giocare ad alto livello,  sembrava la ricompensa per quanto sofferto con la maglia dell’Italia: in questi tre mesi, Fabio Roselli lo ha impiegato solo per 85 minuti (due partite) in Challenge Cup.

Adesso indiscrezioni non ancora confermate in via ufficiale dicono che Jake avrebbe scelto di chiudere qui la sua carriera.

Forse ha capito che non potrà più tornare quello di prima. Oppure ha fatto altri conti: durante la rieducazione ha avviato un un’attività imprenditoriale mettendosi a produrre sidro con il marchio Just Pressed. “Non volevo finire come quei giocatori che quando smettono l’attività sportiva non sanno dove sbattere la testa”, diceva a Allrugby un paio di anni fa.

Il sidro è prodotto nel Somerset ed è disponibile in tre gusti diversi, ciascuno dei quali porta un nome mutuato dal rugby: Boomfa (tasso alcolico del 6%, medio-secco), Blindside (4%, medio-dolce) e Skipper (4%, secco). “Boomfa” nel gergo ovale è il placcaggio che suscita un’ovazione sulle tribune e Blindside è la “chiusa”, mentre “Skipper” non ha bisogno di traduzione. “Ci rivolgiamo ai clienti singoli, ma anche ai pub, alle club house e agli eventi in generale – spiega Polledri -, ovviamente in alcuni ambiti il fatto che mi conoscano o che mi abbiano visto giocare aiuta molto”. Il padre di Jake, Peter, è sempre stato attivo nel mondo della ristorazione con il famoso caffè “Soup and Sandwiches”, a Bristol.

Contro l’Inghilterra, nel Sei Nazioni, a fine ottobre 2020 (foto Fir)

Resta il rimpianto di non aver vinto molto con l’Italia, come raccontava, sempre a Allrugby, nell’autunno 2021. “La delusione più grande, la partita cui penso ogni tanto e che sono convinto avremmo dovuto vincere è quella con l’Australia a novembre del 2018 a Padova (7-26). Ripenso alla meta di Tebaldi che fu annullata dopo una lunga analisi fra arbitro e TMO (il giocatore era entrato nei quindici metri prima che finisse la touche, ndr). In quel momento avevamo preso una buona spinta e se fosse stata concessa quella marcatura, sull’onda dell’entusiasmo credo che il risultato sarebbe stato molto diverso alla fine. E poi sai quanto avrebbe significato per noi, per il nostro morale, per l’autostima, battere una grande squadra dell’emisfero sud? Ecco, quella partita resta un gran rammarico. E poi il mio debutto in Nazionale, contro la Scozia all’Olimpico, la prima maglia azzurra, tutta la mia famiglia in tribuna, quel “break” con l’assist per la seconda meta di Tommy Allan. Una partita che perdemmo per un calcio di punizione nel finale. Quante ne abbiamo perse di poco che avremmo potuto vincere…compresa quella del giorno in cui mi sono fatto male…Era la prima stagione in cui giocavo numero 8, un ruolo che mi piaceva moltissimo e nel quale avevo messo insieme credo una dozzina di partite in tutto. Era stato George Skivington, a Gloucester, all’inizio del campionato, a spostarmi in quella posizione. Era un bel momento, mi trovavo molto bene…vincevamo 17-14, mi sono infortunato sull’azione della meta del loro sorpasso. Altra occasione buttata…”.

A 28 anni non resta che augurargli buona fortuna per il futuro. È stato vicino a diventare un grandissimo giocatore, ma la sua carriera è finita di fatto sei giorni dopo aver compito 25 anni. In bocca al lupo.

Jake Polledri è nato a Bristol l’8 novembre 1995. Con la maglia dell’Italia ha esordito a 22 anni a marzo del 2018, nel Sei Nazioni contro la Scozia, collezionando in tutto 20 presenze (4 mete).

Nella foto del titolo, contro il Sudafrica ai Mondiali del 2019 (foto Fir)

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