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Italia-Inghilterra del Sei Nazioni 2024 è stata la prima partita ufficiale della nazionale azzurra sotto la guida di Gonzalo Quesada. Tommaso Menoncello vestiva la maglia numero 12, Nacho Brex la 13. Nelle ventinove gare successive, fino a Italia-Australia dello scorso mese di luglio, non c’è stata una sola volta in cui almeno un membro della premiata ditta Brexoncello non sia sceso in campo da titolare.

La trentunesima gara con Quesada in panchina sarà diversa, e presumibilmente lo saranno anche le prossime. Sia Menoncello che Brex sono di fronte a infortuni di lunga durata, che certamente li terranno fuori per i test autunnali, pertanto per lo staff si configura una situazione nuova: dover reinventare una coppia di centri funzionante per l’Italia.

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Ariete e playmaker

Finora, sia con Brex e Menoncello che con uno dei due in coppia con un altro giocatore, l’Italia ha sempre selezionato una coppia di centri con caratteristiche differenti. Da una parte l’ariete, il giocatore forte nel portare avanti il pallone, capace di mettere la squadra sul piede avanzante e elemento decisivo dei lanci del gioco da rimessa laterale, così cruciali per il gioco azzurro. Dall’altra un secondo playmaker capace di affiancare la regia di Paolo Garbisi (o chi per lui abbia indossato la 10).

Delle 30 partite con Quesada, che sono poi anche tutte quelle disputate dopo la Rugby World Cup 2023, Menoncello non ha giocato solamente una volta, lo scorso luglio contro l’Australia, quando il suo posto è stato preso da Paolo Odogwu, in funzione di scardinatore di difese. In un’altra occasione, contro la Francia al Sei Nazioni 2024, Quesada lo ha schierato ala, mettendo Federico Mori al fianco di Brex.

Odogwu, la cui carriera è fiorita nella posizione di secondo centro ed è proseguita soprattutto come ala, ha iniziato questa stagione giocando due volte da numero 12 per il Benetton, peraltro con una ottima prestazione nella vittoria contro Edimburgo del fine settimana scorso, la prima stagionale per i veneti. Il giocatore nato a Coventry, esploso nei Wasps grazie alla sua combinazione di rapidità e stazza negli spazi aperti, si sta convertendo in un profilo maggiormente capace di sfidare difese più dense.

Mori è la definizione stessa dell’ariete. Giocatore muscolare e potente, è un ottimo attaccante con la palla in mano e un giocatore perfetto per mettere la squadra sul piede avanzante. A 26 anni, il centro del Bayonn è tornato in nazionale dopo una lunga assenza.

 

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Leonardo Marin, invece, è stato fino a questo momento la controfigura di Brex. Rapido, tecnico, cresciuto come apertura e quindi molto capace di leggere il gioco, ma anche molto abile nelle linee di sostegno, il giocatore del Benetton è un secondo playmaker ideale.

Un giocatore di questo stampo, meno veloce e minaccioso in fase offensiva ma più capace in difesa, potrebbe essere Paolo Garbisi, anche se non veste il numero 12 da un bel po’.

Damiano Mazza delle Zebre è l’altro centro aggregato alla squadra, rientra nell’insieme dei centri penetranti, mentre l’esordiente del Benetton Federico Zanandrea, in lista come ala, sfugge un po’ a questa dicotomia: è senza dubbio un numero 13, rapido e fisico, adatto a sfidare le difesa negli spazi allargati.

L’alternativa

Solo due volte l’Italia è sfuggita al paradigma della coppia ariete-playmaker. È però rilevante che sia accaduto nel 2025 in Sudafrica, contro quegli Springboks che saranno i prossimi avversari della nazionale italiana a Torino, il prossimo fine settimana.

Nelle due partite di quel luglio la coppia di centri da sperimentare sarebbe dovuta essere Marin-Menoncello, con Brex lasciato a riposo dopo una stagione impegnativa. Tuttavia il primo si infortunò nel corso della gara contro la Namibia, venendo sostituito per le successiva da Marco Zanon, un giocatore piuttosto completo a livello tecnico, ma che certamente fa della sfida fisica la propria arma principale.

Potrebbe essere quindi una soluzione da ritrovare in vista dei test novembrini, cercando di massimizzare le qualità fisiche della linea dei trequarti per affrontare i potenti omologhi degli Springboks?

Le scelte

Odogwu o Mori al fianco di Marin sembra al momento la scelta più probabile e logiche per le sfide di novembre.

L’abbinamento ariete-playmaker permette di mantenere le strutture offensive già sperimentate e mette uno dei giocatori più talentuosi della squadra, Leonardo Marin, nelle condizioni di esprimersi al meglio. Chi poi indosserà la maglia numero 12 e chi la 13 è indifferente, il ruolo nominale conta poco, quel che conta sono le funzioni in campo.

Le preoccupazioni sono sul lato difensivo, dove Brex e Menoncello garantiscono una qualità che non sempre i pari ruolo destinati a sostituirli hanno dimostrato di poter eguagliare. Sarà questo l’aspetto su cui tutti gli interpreti, qualsiasi siano i prescelti da Quesada e lo staff, dovranno dimostrare di poter essere all’altezza nel corso delle prossime partite.

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