vai al contenuto principale
italia wxv

Per valutare la prestazione dell’Italia al WXV 2026 non si può non tener conto delle condizioni di spirito con cui la squadra ci è arrivata. Nonostante il diffuso apprezzamento di cui sembra godere Plinio Sciamanna, è difficile pensare che non abbia lasciato strascichi la vicenda che ha portato alla sostituzione di Fabio Roselli come head coach. Al tempo stesso però le luci e le ombre di questo autunno tracciano un quadro tutt’altro che nuovo, a prescindere dalle vicende degli ultimi mesi.

Di primo acchito il bilancio non è entusiasmante, con una sola vittoria a fronte di tre sconfitte, di cui la seconda consecutiva contro il Sudafrica, e la perdita di due posizioni nel ranking (da seste a ottave). Entrambi i dati però vanno contestualizzati. In particolare, il ranking è fortemente condizionato dalle opportunità effettive che le varie squadre hanno di incontrarsi. La tabella che riportiamo qui sotto confronta le posizioni occupate a inizio Settembre, prima dell’avvio del WXV 2026, con quelle attuali.

Altro su ALLRUGBY:
→ Nations Championship: Sudafrica con tutti i migliori per l’Italia, di Lorenzo Calamai
→ 2026 WXV Global Series: ultimo atto, di Mario Diani
→ La nuova coppia di centri dell’Italia, di Lorenzo Calamai

Il fatto di confrontarsi con squadre europee invece che con le sole corazzate neozelandesi e canadesi del Pacific Four ha consentito a Stati Uniti e Australia di conquistare ciascuna due posizioni, a scapito di Italia e Scozia. Per il resto, non è cambiato molto dal punto di vista delle posizioni occupate, se non la risalita del Galles che ha guadagnato due posizioni rispetto al Giappone. Se si guarda alla distribuzione dei punteggi però il quadro si rivela, almeno dal nostro punto di vista, meno rassicurante: avendo perso quasi tre punti ci troviamo infatti, insieme a Scozia, Sudafrica e Galles, nel gruppo che pare destinato a battagliare al massimo per l’ottava posizione – quella che garantirebbe un sorteggio in linea di principio più favorevole al prossimo mondiale.

Passando ai risultati degli specifici incontri, la doppia sconfitta con gli Stati Uniti rappresenta indubbiamente un regresso se confrontata con le vittorie ottenute ai mondiali nel 2022, e al WXV l’anno successivo. Bisogna però considerare che il periodo 2022-2025 aveva visto una forte crisi delle Eagles, in termini di conduzione tecnica e di coesione interna, tradottosi in risultati deludenti al WXV 2023 e 2024, e nell’eliminazione nella fase a gironi da RWC 2025. La nomina di Jack Hanratty come head coach a inizio 2026 sembra aver riavvicinato le americane alla posizione di prominenza nel movimento femminile che avevano tradizionalmente occupato. Inoltre, la sensazione è che la trasferta americana, affrontata comunque con un organico incompleto viste le assenze di giocatrici importanti come Veronica Madia o – ancor più – delle due prime scelte a pilone sinistro, Silvia Turani e Gaia Maris, sia stata vista in primis come l’occasione per provare nuove giocatrici.

Quella che brucia invece è la sconfitta casalinga con il Sudafrica: non tanto per la mancata rivincita sulla partita del mondiale, ma perché arrivata al termine di un incontro in cui si era apparse tecnicamente superiori. La squadra ha sofferto di una scarsa continuità nella prestazione, alternando periodi di grande brillantezza a periodi di sbandamento anche brevi, ma caratterizzati da errori a ripetizione che hanno concesso alle Springboks women l’opportunità di scavare un solco irrecuperabile nel punteggio.

Tutte e tre le sconfitte hanno comunque evidenziato pregi e difetti della squadra ben noti a chi la segue con un minimo di attenzione. Tra gli elementi positivi sta sicuramente la conferma della prolificità dell’attacco. Come già visto nella seconda fase del Sei Nazioni, le Azzurre si sono rivelate assai pericolose con il pallone in mano, marcando oltre cinque mete in media per partita (22 in totale). Di queste, tredici sono state marcate dai tre quarti (in particolare, tre a testa per le quattro giocatrici impiegate in diverse combinazioni nel triangolo allargato – D’Incà, Granzotto, Muzzo e Ostuni Minuzzi).

Nel complesso sono state positive anche le indicazioni emerse dalle cinque esordienti e da giocatrici con una limitata esperienza internazionale. Hanno impressionato in particolare, nella prima partita con gli USA, le avanti Mascia Jelic e Giulia Cavina. Quest’ultima, al rientro dopo una lunga assenza per infortunio, dovrebbe avere rafforzato la sua candidatura alla sostituzione di Valeri Fedrighi in seconda linea. Le altre esordienti si sono concentrate, con l’eccezione di Natascia Aggio, tra le prime linee. Nei pochi minuti in cui sono state impegnate Cuoghi, Fent e Foscato hanno fatto la loro parte in mischia chiusa, mostrando forse qualche incertezza in più nel gioco aperto.

Tra le cose che invece hanno funzionato meno bene sta in primo luogo la difesa, in particolare quella contro il drive da rimessa laterale e contro i pick-and-go delle avanti avversarie. Su questo le Azzurre hanno sofferto oltre misura. Se ne erano avute le prime avvisaglie contro una squadra fisicamente inferiore come il Giappone, e le difficoltà sono poi emerse in maniera drammatica contro il Sudafrica e gli Stati Uniti. In parte attribuibile al fatto di aver effettuato placcaggi troppo alti, poco efficaci contro avversarie di stazza superiore, la fragilità della squadra al contatto è però emersa anche quando il pallone era in nostro possesso. La generale crescita nel tono fisico delle formazioni di punta registratasi questo autunno suscita in effetti qualche preoccupazione, soprattutto in un contesto in cui reclutare all’estero tra giocatrici di origine italiana non pare facilmente praticabile.

Le posizioni perse dall’Italia nel Ranking dopo il WXV

Va riconosciuto che nelle fasi statiche la mischia ha comunque retto, anche quando si cedevano parecchi chili alle avversarie. Pur avendo conquistato quasi tutte le nostre introduzioni, si è tuttavia subita spesso la pressione avversaria. Questa ha rallentato l’uscita del pallone e ha reso spesso difficile usare la mischia come piattaforma di attacco. Per contro, non si sono subiti calci di punizione a ripetizione e carretti come era capitato in un passato anche recente. Meno positive le indicazioni dalla rimessa laterale, che è parsa regredita rispetto al Sei Nazioni. Si sono visti nuovamente numerosi lanci fuori misura, in particolare in momenti cruciali delle partite di Fontanadredda con il Sudafrica e di Dallas con gli Stati Uniti. Stupisce un poco da questo punto di vista che continui a non trovare alcuno spazio Desiree Spinelli, che pure era apparsa molto precisa al lancio sia nel Sei Nazioni 2025 sia nel più recente torneo U21 dell’Aquila.

Infine, l’uso del piede ha continuato a rappresentare un elemento di criticità. Nella gestione complessiva di questa fase di gioco si sono visti indubbiamente dei miglioramenti – tra questi non si possono non menzionare i calci-passaggio con cui Emma Stevanin ha mandato in meta Aura Muzzo contro il Giappone e Francesca Granzotto contro gli USA. Dalla piazzola, invece, il bilancio è stato deludente. Abbiamo infatti realizzato soltanto il 50% dei 24 tentativi effettuati, mentre le nostre avversarie ne hanno finalizzato ben l’83%. Nei due incontri in cui è stata in campo, Michela Sillari ha messo il pallone tra i pali sei volte su nove tentativi, ma negli altri casi il tasso di riuscita non ha superato il 40%. Lascia perplessi tra l’altro il fatto che sia contro il Giappone che nel primo test con gli USA si siano alternate tre giocatrici (D’Incà, Granzotto e Rigoni) nello stesso incontro, un segnale che in assenza della neo-centuriona non disponiamo al momento di alternative chiare in quel ruolo. Non si tratta di un dato trascurabile, considerando in particolare che tutta la differenza nel punteggio nella prima sconfitta contro le americane sta nel 5/6 della Vogel contro l’1/6 delle nostre calciatrici.

In copertina: Alissa Ranuccini esce dal campo dopo la prima partita fra Italia e Stati Uniti giocata a Mansfield, Texas, il 17 ottobre scorso – ph. Gunnar Word – Federugby/Federugby via Getty Images

Torna su