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matrimonio sillari duca

Michela Sillari e Giordana Duca hanno detto “sì” la prima volta venerdì scorso in Municipio a Morgano, alle porte di Treviso, e poi l’hanno pronunciato di nuovo il giorno seguente a una manciata di chilometri di distanza, nel parco di Villa Casa Rossa davanti alle compagne di squadra della Nazionale e del Valsugana Padova, giocatrici in netta maggioranza fra gli invitati in festa al banchetto per la prima unione civile fra Azzurre in attività e persino titolari pressoché automatiche in ogni match da parecchie stagioni a questa parte.

Tra l’ingegnera trequarti centro di Parma e l’insegnante seconda linea di Frascati, entrambe di 33 anni, un matrimonio da 163 caps (98 quelli di Michela) e 7 scudetti tra Colorno, Valsugana e Harlequins (Richmond, ex Aylesford Bulls). E ancora: due partecipazioni ai Mondiali per la seconda linea, tre per Michela Sillari, che a forza di piazzati e di mete è arrivata a quota 329 punti in azzurro. Davanti nella graduatoria azzurra  c’è solo Veronica Schiavon (383), che ha lasciato la nazionale nel 2017 dopo 82 caps. Non valgono punti di bonus (ma dovrebbero) gli strabilianti side-step che la Sillari è capace di piantare sui prati con le porte ad acca: roba da trequarti francesi o neozelandesi, sono fatti così bene perché compresi nel DNA della giocatrice, dato che certe azioni così rare, raffinate ed efficaci bisogna averle dentro. Fra gli invitati al banchetto anche Giuliana Campanella, team manager della nazionale, 59 caps, che ha giocato a fianco della giovane Michela negli ultimi scampoli della sua carriera in azzurro.

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Nel curriculum stellare della coppia, la cui unione civile è stata salutata sui social dal Comune di Morgano e dal Valsugana Padova, anche la laurea in Ingegneria Civile e Ambientale di Michela Sillari e la laurea in Scienza della Formazione ed Educazione di Giordana Duca, titoli che non sono restati appesi al muro, ma che sono stati subito mandati in campo, si può immaginare con quali sacrifici negli anni per mettere nella stessa equazione studio, convocazioni in nazionale, allenamenti con il club, lavoro, ferie, permessi. Sì, le borse di studio-contratti della FIR degli ultimi anni hanno aiutato, ma lo stesso è servita una dannata determinazione per portare avanti tutto e in maniera eccellente. La maestra Giordana ha incassato nell’ultimo Sei Nazioni anche i disegni dei suoi piccoli alunni che le hanno scritto: In bocca al lupo. Sono soddisfazioni che fanno allontanare i dolorosi crucci per non potere sempre rispondere alle convocazioni in nazionale per questioni di studio o di lavoro, uno scenario che nel rugby del 2026 ancora zavorra le atlete in azzurro chiamate a sfidare vere professioniste.

L’unione civile di Michela e Giordana è la prima fra Azzurre in attività, all’estero se ne sono già contate alcune: tra le più raccontate dalla stampa il matrimonio tra l’inglese Claudia MacDonald e l’irlandese Clìodhna Moloney, internazionali e compagne di squadre a Exeter che nell’ultimo Sei Nazioni hanno anche giocato una contro l’altra. L’effettivo matrimonio è sottolineato dalla decisione delle atlete di affiancare i cognomi: Claudia Moloney-MacDonald e Clìodhna Moloney-MacDonald, si legge (ok, caratteri piccoli) sulle maglie con la rosa o con il trifoglio. Una scelta fatta anche per aiutare altre ragazze ad affrontare pregiudizi.

Lo stesso vale per le francesi internazionali Pauline Bourdon Sansus e Laure Sansus, madri di Arthur, che si sono anche sfidate per la maglia numero 9 del club e della nazionale. Ora Laure a Tolosa allena Pauline e di rugby, hanno detto le atlete, se ne deve parlare il meno possibile a casa, perché quando è troppo è troppo. E, in un’intervista a AllRugby, Megan Jones, ora capitana dell’Inghilterra campione del mondo, aveva raccontato dell’impegno con la sua compagna Celia Quansah, prima coppia in campo nella stessa squadra a livello olimpico (Olimpiadi di Tokyo e di Parigi con la Nazionale della Gran Bretagna di Seven), per dare visibilità ai temi LGBTQ+ nel rugby.

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