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declan meredith

Late bloomer, dicono gli anglosassoni. Quelli che fioriscono tardi, talenti non così cristallini in gioventù che però riescono a emergere e imporsi, seppure un po’ più in là rispetto agli altri.

Sulla pagina Wikipedia dedicata ai late bloomers ci sono esempi in quantità: Takeshi Kitano non ha diretto un film prima dei 41 anni, Leonard Cohen ha pubblicato il suo primo album a 33, Meryl Streep è arrivata a diplomarsi alla Yale School of Drama solo a 27. Rani Hamid non aveva mai giocato a scacchi prima dei 34 anni ed è diventata la prima Maestra internazionale del Bangladesh. Il calciatore Jamie Vardy, capocannoniere del campionato inglese, giocatore della nazionale e vincitore di uno scudetto, ha debuttato da professionista a 25 anni.

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Tra questi, da qualche giorno si annovera anche Declan Meredith, mediano di apertura 27enne dei Brumbies, che contro la Francia ha debuttato con la maglia dell’Australia. Classe 1999, fino ai 24 anni Meredith non aveva mai ottenuto un contratto con una franchigia del Super Rugby, giocando nel rugby domestico australiano con Wests Lions, un club di Canberra.

Nel 2023, in seguito ad alcune buone prestazioni, i Brumbies lo prelevano per la loro rosa. Nella successiva stagione di Super Rugby giocherà 33 minuti totali. Nel 2024 poco meglio: 35 minuti spalmati su ben 9 convocazioni, tutte dalla panchina, rimanendo per 4 volte sostituto non utilizzato.

Arriva il 2025 e Meredith incomincia a ingranare. Partito in carriera come estremo e passato all’apertura, gioca 11 gare, di cui 4 con la maglia da titolare. Segna tre mete e si fa vedere anche per una discreta precisione dalla piazzola. Alla fine dell’anno sono 37 punti in 378 minuti.

Il 2026 è il suo anno: i Brumbies perdono Noah Lolesio, che se ne va in Giappone, e scelgono di dargli fiducia, preferendolo a Tane Edmed, malgrado questi fosse stato a novembre lanciato da Joe Schmidt con la maglia dei Wallabies.

 

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La stagione dei Brumbies non è esattamente un successone, ma centrano almeno il sesto posto in classifica che permette loro di qualificarsi ai playoff, dai quali escono immediatamente subendo 66 punti dagli Hurricanes, poi campioni. Tuttavia Meredith risalta, mette a referto statistiche importanti, qualche meta, diversi assist. E in Australia si comincia a parlare di lui.

A marzo gli ex Wallabies Michael Hooper e Morgan Turinui sono ospiti di Sean Maloney in TV, nella trasmissione Between two posts su Stan Sport. Maloney sostiene che Meredith dovrebbe essere convocato, che è pronto a stare nel giro dei Wallabies. “Per fare cosa? Reggere uno scudo?” replica Turinui, che è più scettico. “Per esserci – ribatte Maloney – semplicemente essere nel giro, essere esposto a quel livello, e poi magari, se le cose vanno bene, fare qualche minuto in quel terzo test contro l’Italia a luglio.”

Nel frattempo, la realtà ha forzato la mano di Joe Schmidt. Il tecnico dei Wallabies ha preferito non convocare Noah Lolesio, adducendo il fatto che abbia giocato nella seconda divisione giapponese durante l’anno. Ha perso Tom Lynagh per infortunio in primavera, Carter Gordon nel primo test del Nations Championship, Ben Donaldson ha saltato la partita contro la Francia per un acciacco, e la scorta di veterani (Quade Cooper, Bernard Foley, James O’Connor) da evocare è terminata. E così, una settimana fa, Declan Meredith è diventato il settimo mediano di apertura a vestire la maglia numero 10 dell’Australia dalla Rugby World Cup 2023 a oggi.

L’esordio con la Francia non è stato brillantissimo. Meredith si è fatto bruciare da Grandidier-Nkanang in occasione di una delle prime mete dei transalpini, non è mai sembrato una minaccia per la difesa con la palla in mano, limitandosi a spostarla, e in generale è sembrato un po’ sotto il par dal punto di vista fisico e atletico per il rugby internazionale.

Avrà una seconda possibilità sabato, contro l’Italia. Ben Donaldson è in lista gara, partirà dalla panchina, ma non si è praticamente allenato tutta la settimana a causa di un problema al polpaccio. L’esperimento di spostare Jock Campbell nel ruolo di apertura, come negli ultimi 20 minuti dello scorso test, è andato male ed è stato accantonato.

Improvvisamente, per merito e per caso, l’Australia si trova nelle mani di un giocatore che non dovrebbe essere lì. Uno scartato dal sistema, che per arrivare a vestire la maglia dorata dei Wallabies ha fatto un percorso più lungo e accidentato di tutti gli altri. E da lui dipende un pezzo dell’eredità di Joe Schmidt: il risultato della partita di sabato deciderà se lo stimato allenatore neozelandese chiuderà il suo mandato con la peggior percentuale di vittorie di ogni head coach australiano oppure no.

In copertina: Declan Meredith con il suo primo cap – ph. Rugby Australia

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