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Il Valorugby Emilia ha conquistato la finale di Serie A Elite e vinto il primo Scudetto della sua storia al termine di una finale meno combattuta di quanto tutti e tutte si aspettassero.

Nelle chiacchiere di redazione che hanno preceduto la finale, il più audace degli autori di Allrugby aveva dato vincente la squadra di Reggio per quattro punti, invece alla fine gli emiliani hanno imposto un distacco di ventidue lunghezze al Petrarca, dominando la gara dopo un primo quarto complicato.

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Il Valorugby Emilia ha vinto la finale di Serie A Elite: primo scudetto, di Lorenzo Calamai

Valorugby Emilia: le pagelle

15 Brisighella: 8 – grande attesa per l’MVP del campionato che però parte con alcune disattenzioni, prima isolandosi e subendo il calcio di punizione che porta Petrarca in zona rossa, poi sull’azione della meta di Scagnolari, dove sbaglia i tempi della salita rovesciata e apre un’autostrada per il 14 petrarchino. Poi smette di piovere, i compagni si sbloccano e lui non sbaglia più nulla, compreso il pregevole assist per la meta di Resino.

14 Resino: 6.5 – al rientro, è molto bravo a farsi trovare pronto al 34’ per segnare la meta. Per il resto poche sbavature. Aveva già segnato al Petrarca in Coppa Italia.

13 Cuminetti: 7 – molto attento in difesa mentre in attacco non ha grandi opportunità perché Violi vuole che l’ovale viaggi fuori. Grande impegno e dedizione.

12 Leituala: 7.5 – all’inizio è molto marcato, spesso raddoppiato e perde un pallone per un tenuto alto. Poi la difesa del Petrarca cala e lui entra nel vivo del gioco, trovando quasi sempre il vantaggio. Segna la meta in chiusura di primo tempo che, a posteriori, chiude la sfida.

11 Colombo: 7.5 – è bravissimo sulla meta di Resino a uscire dal frontale e giocare l’offload per Brisighella. Ma soprattutto a farsi trovare dal lato opposto al proprio, lui che partiva ala sinistra. I cambi di fronte e i sovrannumeri delle ali sono il game changer della partita. Bravo Violi a studiarli e i giocatori a interpretarli. Finisce in terza linea sull’ultima mischia quando Sbrocco esce per crampi.

10 Hugo: 8 – pronti via e fa un avanti su un contrattacco che poteva essere pericoloso. Dopo alcune scelte non efficaci, cresce insieme ai compagni e, quando la mischia inizia a avere il predominio nel breakdown, gioca sul velluto, come nel caso della meta di Leituala, una meta che manda a riposo i suoi con 16 punti di vantaggio. Il suo gioco tattico al piede contribuisce a costruire il dominio di possesso e territorio nella seconda parte della prima frazione. Nel secondo tempo sblocca il risultato con un calcio di punizione per il 24-5, sbaglia il calcio per l’allungo, ma è un dettaglio perché si rifà al 68’, siglando il 27-5. Player of the match per la televisione, deve tanto al lavoro dei primi 8.

9 Casilio: 7.5 – bene palla in mano ma in difficoltà nel primo tempo al piede, anche per colpa del vento. Però nella prima meta capisce quando deve mettere anche lui il crapone in maul per penetrare nei 22 del Petrarca. Lucido nel prosieguo del match.

8 Sbrocco: 7 – bel trattore, cresce insieme alla squadra, si sposta all’ala dopo l’ingresso di Roura. Finisce con i crampi, esce a braccia. Ha dato tutto.

7 Wagenpfeil: 7 – bravo sia in touche sia a livello tattico. Nella disposizione a gioco aperto è destinato a farsi trovare all’esterno, dove garantisce sempre l’avanzamento del pallone.

6 Milano: 7 – Violi l’aveva visto pronto e buttato nella mischia, sorprendendo un po’ tutti. Però l’ex Zebra ha fatto vedere perché era in predicato di una carriera di alto profilo. Diverse touche portate giù, tanto lavoro sporco ma soprattutto la meta che muove il tabellino del Valorugby e cambia l’inerzia della finale. Lascia per Roura.

5 Du Preez: 6 – bandiera del Valorugby, all’ultima partita prima di tornare in Sudafrica, si sobbarca il lavoro oscuro ma brilla limitatamente. Esce presto.

4 Ruaro: 7.5 – peccato non sapere quanti palloni ha portato avanti, perché saremmo sicuramente in doppia cifra. All’inizio Petrarca riusciva a disinnescarlo quasi subito, ma quando gli avversari hanno iniziato a calare, la squadra ha beneficiato di un gioco avanzante fondamentale per sviluppare il piano di gioco. Prestazione fantastica anche nel punto d’incontro, dove minaccia costantemente il possesso avversario, con più di un recupero per i suoi.

3 Favre (C): 7.5 – meno appariscente di altre volte, però è lui che ha guardato negli occhi i compagni dopo la meta in apertura del Petrarca. E il risultato si è visto. Grande leadership con lui: vittoria della regular season, Coppa Italia e playoff.

2 Cruz: 8 – al Petrarca aveva segnato tre mete in stagione, con il Viadana in semifinale una doppietta. In finale non ha segnato, ma è lui che guida il drive e poi scardina la difesa nella prima meta del Valorugby, firmata da Milano. Non fosse uscito sarebbe stato lui il nostro migliore in campo. Nel momento più duro della sua squadra placca qualunque cosa e con un paio di turnover da un po’ di respiro ai suoi, 8

1 Diaz: 6.5 – soffre nelle prime mischie Alongi ma non si fa fischiare nulla contro. Un primo tempo in trincea, di mestiere.

16 Silva: 6.5 – cambio che non crea problemi né in mischia, né in touche. In una finale è fondamentale.

17 Brugnara: 7 – entra dopo due minuti del secondo tempo insieme a D’Amico. Gli bastano due mischie per prendersi subito un calcio a favore. Poi il piano è inclinato.

18 D’Amico: 7 – la legge dell’ex, quasi un tempo a disposizione per fare la differenza. Gran lavoro in chiusa, un turnover importante al 55’ e tanta consistenza.

19 Schinchirimini: sv – entra al posto di Ruaro al 72’, a gara finita, si gode la festa.

20 Portillo: 6.5 – sostituisce Du Preez in avvio di secondo tempo. Entra benissimo, godendo del flow dei suoi compagni

21 Roura: 7.5 – entra al posto di Milano, ma gioca numero 8. Garantisce placcaggi in avanzamento, pulizie in ruck senza soluzione di continuità.

22 Cuoghi: 6.5 – entra nell’ultimo quarto, sul 24-5, e la partita già in ghiacciaia. Si limita al compitino, cercando la gloria personale solo nei cinque del Petrarca, senza esito.

23 Bianco: sv – sostituisce a fine gara il player of the match Hugo.

Allenatore – Marcello Violi: 9 – dopo 7 semifinali consecutive perse la finale poteva già rappresentare un obiettivo raggiunto. Però perché fermarsi adesso, avendo la squadra migliore? Azzecca lo start di Milano e ha seleziona una panchina in grado di bilanciare gli impact players del Petrarca, facendo partire dal banco dei sostituti dei giocatori spesso e volentieri titolari come Portillo e Roura. Mette in difficoltà il Petrarca con i cambi di senso di gioco e giocando sull’ampiezza del campo. Le gambe dei suoi gli danno ragione. Gli diamo il voto più alto perché con 32 anni e 234 giorni è il più giovane allenatore a vincere lo scudetto in quasi cento anni di storia.

Petrarca Rugby: le pagelle

15 Richman: 5 – finché la squadra tiene non sfigura, ma acuti pochi. È suo l’errore in uscita che regala un possesso allo scadere del primo tempo da cui nasce la terza meta, quella che taglia le gambe al Petrarca. Soffre nel gioco aereo. Poteva fare meglio.

14 Scagnolari: 6.5 – molto molto attivo all’inizio, belle corse, elusivo e potente. Non stupisce sia il primo a segnare. Si era al 16’ e sembrava che il Petrarca ne avesse davvero di più. È uno dei pochi che trova sempre l’intervallo e non si arrende mai.

13 De Masi: 6 – all’ultima recita con il Petrarca prima di ritirarsi fa quello che riesce, cioè tanto all’inizio e poco quando Valorugby prende le misure.

12 Broggin: 5.5 – inizio davvero promettente, poi anche lui cala e non può nulla di fronte alla freschezza della regia di Hugo.

11 De Sanctis: 5 – la prima palla, un passaggio all’interno di Donato, lo vede prendersi un placcaggio raddoppiato in cui perde palla. Dopo non va meglio, soprattutto perché spesso in inferiorità: è proprio dalla sua parte che il Valorugby trova più spazio.

10 Donato: 6 – sbaglia la trasformazione ma il resto no. È autore di un grande primo tempo, approfittando del vento a favore, ma anche di palloni di qualità che gli arrivano dai primi otto. Bello l’assist per Scagnolari. Una volta che bisogna giocare senza la mischia avanzante vengono fuori i limiti: di scelta, di gioco, di tutto. Peccato.

9 Citton: 6 – finché il Petrarca gioca in avanzamento non sbaglia molto. Appena la squadra rallenta ha difficoltà a trovare il ritmo. Va all’ala quando esce De Sanctis per Jimenez e ha anche un occasione per segnare in bandierina. Ma non ha lo spunto dell’ala e non gli si può rimproverare nulla.

8 Halafihi: 6.5 – esce dopo un primo tempo in cui quando parte sembra essere inafferrabile. Abbiamo inteso per un cambio tecnico.

7 Casolari: 6.5 – alcune belle prese in touche sul terzo blocco. Tra i suoi è uno di quelli che è piaciuto di più. Esce al 62’ per Romanini.

6 Nostran: 6 – all’ultima in carriera si alterna con Trotta in rimessa, è tra quelli che non mollano mai, anche quando il destino della finale è segnato.

5 Trotta (C): 7 – tira giù palle in touche, passa a numero 8 nel secondo tempo, carica, placca, incita. Un vero capitano, quello che si inventa un turnover a un metro dalla propria meta quasi allo scadere della partita. Esempio.

4 Nowlan: 6 – recupera un po’ tutto in touche, nei breakdown è ovunque, peccato che gli altri ne abbiano di più.

3 Alongi: 6.5 – palla in mano qualche incertezza, in chiusa e in difesa niente da dire, anche se è proprio su di lui che Hugo si appoggia per sfruttare il mismatch per la meta di Leituala (qualche responsabilità va al giocatore al suo esterno). Esce per via del destino cinico e beffardo di coloro che giocano in prima linea, ma poteva dare ancora qualcosa.

2 Zapata: 4.5 – purtroppo avrà parte di questa finale sulla coscienza. Sbaglia troppi lanci in touche, anche in zona di campo decisive, sia nel momento migliore del Petrarca, sia a inizio secondo tempo quando con una segnatura si poteva riaprire la contesa.

1 Pelliccioli: 6 – un buon primo tempo ma da una futura Zebra ci aspettavamo qualcosa di più. Esce al 47’.

16 Pisani: 6.5 – sostituisce Zapata, fare peggio era difficile. Trova anche un turnover.

17 Minervino: 5.5 – pronti via e alla prima mischia lui e Barbatti prendono calcio contro. Poi va un po’ meglio ma neanche tanto.

18 Barbatti: 5.5 – Lui e Minervino, solitamente, hanno il potere di cambiare le partire per il Petrarca, ma stavolta non va così bene, malgrado una mischia monstre intorno al 60′. Entra per Alongi, che si era ben distinto. Il suo lo fa ma non basta.

19 Galetto: 5.5 – entra per Halafihi a fine primo tempo. Impatto inferiore alle speranze dello staff.

20 Romanini: 5.5 – si impegna, ci mette la faccia, ma commette un paio di falli.

21 Jimenez: 6 – quando al 50’ sostituisce Citton il gioco del Petrarca sale di intensità, complice l’ingresso del nuovo gruppo di avanti. La scossa arriva però quando la partita è segnata. Buon impatto, comunque.

22 Lyle: 5 – entra estremo, si trova a dover giocare possessi complicati nello spazio, rischiando qualcosa visto il risultato. Distribuisce bene e legge le situazioni efficacemente, ma quando deve sfidare la difesa si capisce perché non è partito titolare. Un po’ fermo palla in mano.

23 Botturi: 5.5 – entra al 50’, ci mette tanto impegno, fisicità, coraggio, ma non senza qualche sbavatura.

Allenatore – Victor Jimenez: 6.5 – la sensazione è che abbia fatto il possibile con il materiale a disposizione. La soluzione tattica trovata nel finale di stagione di ribaltare le partite con una panchina di titolari (Minervino, Lyle, Botturi, Galetto) non ha funzionato in finale, ma non aveva molte alternative. La defaillance della rimessa laterale non è solo responsabilità dei giocatori.

Arbitro – Gianluca Gnecchi: 9 – Ottima direzione, si vedeva il rispetto da parte dei giocatori per l’internazionale di Brescia. Lui ha risposto con la medesima moneta: confidenza con i leader, calma estrema nelle decisioni e grande dialogo nei breakdown. Nessun cartellino, nessun intervento del TMO, nessuna rissa. Non sarà solo merito suo – ci mancherebbe – ma nessuno può negargli un voto altissimo.

In copertina: il calcio decisivo di Schalk Hugo nella finale di Serie A Elite tra Valorugby e Petrarca – ph. Stefano Delfrate

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