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finale prem rugby

Contrariamente a quanto si potesse pensare, nella finale di Prem Rugby, disputata tra Northampton Saints e Exeter Chiefs, le difese delle due squadre hanno avuto un ruolo di primo piano e sono state un aspetto chiave della gara.

In particolare, la difesa degli Exeter Chiefs è riuscita a complicare la vita al miglior attacco del rugby europeo: i Saints, poi campioni, si sono presentati alla finale forti di una media di 5.78 mete per partita nella loro stagione, migliore di tutte nel massimo campionato inglese, ma anche parametrata sulle statistiche fatte registrare in Top 14 (Tolosa 5.15) e URC (Bulls 4.55).

La squadra di Rob Baxter ha seriamente rischiato di vincere il titolo da underdog, al termine di una stagione in totale controtendenza rispetto al campionato che disputa e al momento generale del rugby globale.

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La palla ovale, come tutti gli sport di squadra divisi in fase di possesso e di non possesso, ovvero attacco e difesa, vive di una continua dialettica tra i due momenti: ci sono periodi in cui l’attacco, generalmente, raggiunge una supremazia sulle difesa, grazie a innovazioni tecniche, tattiche, regolamentari; in altri la difesa ha il sopravvento. Basti pensare al Sudafrica campione del mondo nel 2019, capace di strangolare le manovre avversarie grazie a una difesa impenetrabile, in un momento in cui evidentemente il gioco senza la palla aveva la meglio, tanto che poi la prima Francia di Fabien Galthié si esaltava nel cosiddetto jeu de depossession: vi calciamo il pallone in fondo al campo e vediamo se siete in grado di riportarlo su.

Oggi, per via soprattutto di alcuni adattamenti regolamentari e conseguenti aggiustamenti tecnici, tattici e strategici, il miglior attacco batte la migliore difesa. Lo dimostrano i continui record di mete segnate in tutte le competizioni. Lo dimostra il Sudafrica, che da squadra ancorata alla difesa si è trasformata in una compagine propositiva. Lo accentua il fatto che la Francia si privi dopo anni di quello che una volta era l’assistente allenatore più desiderato del pianeta, il guru della difesa Shaun Edwards, mentre gli All Blacks si accaparrano con un anno e mezzo di anticipo il miglior allenatore dell’attacco sulla piazza, Tony Brown.

Questo è quanto mai vero in Prem, il campionato per club dove si segnano più mete al mondo, 8.6 per partita.

In quel campionato gli Exeter Chiefs hanno chiuso la stagione regolare con una media di 4 mete segnate a partita e 521 punti segnati, solo settimi in queste voci statistiche, ma sfoggiando al tempo stesso la miglior difesa del torneo, con solo 367 punti subiti e 51 mete totali al passivo. Per fare un semplice raffronto, la seconda miglior difesa è stata quella dei Leicester Tigers con 405 e 56, unica altra squadra a rimanere sotto le 60 mete subite. I Saints campioni in carica, invece, hanno concesso 77 mete in 18 giornate, solo la sesta miglior difesa.

Proprio la ferrea difesa della squadra di Baxter ha fruttato l’ingresso in finale con quelle eccezionali 40 fasi di resistenza strenua per difendere il singolo punto di vantaggio ottenuto. Nella partita contro i Saints, Exeter è riuscita ad ingolfare l’attacco di Northampton grazie a una eccezionale capacità di salita sul tempo di volo del pallone, con i difensori esterni capaci di catturare il portatore del pallone prima che questo riuscisse a sfruttare le diverse superiorità numeriche create al largo dalla propria squadra.

La bontà del lavoro difensivo della squadra del Devon la dimostrano i numeri: i Northampton Saints hanno fatto registrare 14 ingressi nei 22 metri avversari (tantissimi, come tantissimi sono i difensori battuti, 41) ma ne sono usciti solo con 26 punti, ovvero 1.86 punti per ingresso, una cifra modesta e inferiore a quella degli stessi Chiefs, che in 9 ingressi hanno ottenuto 17 punti (1.89 punti per ingresso).

A Exeter sono mancate due cose per completare il lavoro: una rimessa laterale capace di portare a terra palloni utilizzabili e le energie per competere negli ultimi 20 minuti. Il giallo a Dafydd Jenkins ha tagliato le gambe a una squadra che stava andando in riserva, e i Saints ne hanno approfittato con grande lucidità, mandando Hendy in meta per due volte a stretto giro di posta. Gli avversari, nel finale, non hanno più avuto la forza di minacciare seriamente la linea di metà avversaria.

In ultima analisi, la vittoria dei Northampton Saints certifica definitivamente che nel rugby di oggi è durissima vincere ancorandosi alla propria difesa, e che nella maggior parte dei casi il miglior attacco batte la migliore difesa, perché i neo-campioni d’Inghilterra hanno giocato una partita tutt’altro che perfetta, ma anche in una prestazione media sono riusciti comunque a portare a casa quattro mete, quelle che gli sono bastate per alzare al cielo il trofeo.

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