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formazione italia galles sei nazioni femminile

La terza linea dell’Italia Francesca Sgorbini è stata eletta all’interno del dream team del Sei Nazioni femminile ed è tra le candidate al premio di Miglior giocatrice del Torneo.

Ha giocato effettivamente cinque ottime partite, la pesarese, autrice di una doppietta contro l’Inghilterra partendo dalla panchina e di una meta contro il Galles, di una performance stellare contro la Scozia, e di una encomiabile prova di sacrificio in Francia.

È stata la giocatrice che ha portato più palloni per le Azzurre nel complesso del Torneo e la quinta fra tutte le atlete, ma allo stesso tempo anche la terza miglior placcatrice della squadra. Un lavoro fisico intenso a cui ha abbinato anche una delle sue qualità principali, quella di mettere la mani sul pallone nel punto d’incontro.

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Sgorbini, però, è solo il massimo esempio del gran Sei Nazioni compiuto dal pacchetto di mischia italiano, le cui qualità sono spesso sottovalutate. L’Italia ha un gruppo di trequarti di altissima qualità: prese sia individualmente che collettivamente possono reggere il confronto con moltissime squadre del panorama internazionale, quasi tutte.

Le frecce del triangolo allargato sono imprendibili, in mezzo al campo Michela Sillari continua ad essere un esempio di continuità nell’eccellenza del gesto tecnico e Sara Mannini si è presto tramutata nel barometro della squadra (se gioca bene lei, giocano bene tutte, spesso rimane nell’ombra rispetto alle compagne ma è più decisiva di quanto sembri), in mediana Sofia Stefan e Veronica Madia hanno entrambe rinverdito i propri fasti.

La verità, vecchia come il gioco stesso, è però che non può esistere nessun grande reparto arretrato se le prime otto non riescono a fare il loro lavoro, e in questo Sei Nazioni il pack azzurro lo ha svolto alla grande.

Chi ricorda bene il mondiale in Inghilterra e gli anni passati ricorderà le occasionali defaillances della rimessa laterale italiana. Al Sei Nazioni 2026 l’Italia ha ottenuto la seconda percentuale più alta in touche della competizione, un invidiabile 88.2%. Non solo Vittoria Vecchini e Chiara Cheli si sono ben comportate al lancio, ma le Azzurre sono state capaci di sviluppare una rimessa laterale competente grazie all’apporto di Alissa Ranuccini, che chiude il Torneo da bersaglio numero uno dei lanci azzurri, comunque equamente distribuiti tra lei, Valeria Fedrighi ed Elisa Giordano, con Giordana Duca molto meno utilizzata.

Il drive offensivo era già un’arma importante del pack italiano, ma la maggiore serenità nel portar giù il pallone lo ha reso davvero efficace.

La mischia ordinata rimane un punto debole della squadra allenata da Fabio Roselli, con la più bassa percentuale di successo rispetto alle avversarie (87.5%), ma qui l’Italia ha saputo tutto sommato arrangiarsi e tenere botta, dando al contempo spazio a un ampio numero di nuove giocatrici. In prima linea, ad esempio, si sono viste Pilani, Zanette e Dosi alternarsi a destra (oltre a Maris): nessuna delle tre aveva mai avuto un ruolo così da protagonista come in questo Sei Nazioni. Cheli è stata promossa a fare le veci della tallonatrice di backup, e in futuro dovrà affrontare la concorrenza di Spinelli e Fent, pari ruolo della U21.

Nel gioco generale le avanti hanno contribuito con le loro qualità di dinamismo e capacità di interpretare le situazioni, confermando la propensione agli offloads (Italia terza nel Torneo) e le capacità di andare a cacciare il pallone a terra (Azzurre prime per turnoversjackals, a cui hanno solidamente contribuito anche le trequarti).

Il pack azzurro, insomma, ha saputo alzare il proprio livello e con quello è naturalmente andato su il livello della squadra tutta. La sfida per il prossimo futuro è continuare a mantenere questo livello e, possibilmente, crescere ancora, malgrado la necessità di proseguire nel processo di ampliamento della profondità e cambio della guardia.

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