Domenica, il Petrarca Rugby si è apparecchiato la possibilità di intessere una favola. Si è regalato una finale da giocare in casa, con un ultimo giro di valzer per un gruppo arrivato a fine corsa, dato il ridimensionamento economico all’orizzonte per il club padovano.
Non esiste domani, per questa squadra di nero vestita, come non esisteva per Rocky Balboa in quella scena di Rocky III. Non esisteva nemmeno domenica pomeriggio, quando all’intervallo il tabellone del Battaglini diceva 13-3 a favore dei padroni di casa, che già si sentivano di aver ipotecato la finale.
Nei secondi quaranta minuti, invece, la musica è cambiata. Passo per passo, il Petrarca si è ripreso la gara, fino all’apoteosi della meta finale del sorpasso, a cinque minuti dal termine. A far deragliare la partita impostata dai Bersaglieri ci ha pensato, come spesso è successo durante l’anno, la panchina padovana.
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È proprio dal banco dei sostituti che si è alzato il miglior finisher del campionato di Serie A Elite, Octavio Barbatti da Cordoba, 24 anni ancora da compiere, 130 chili uniformemente distribuiti su 191 centimetri, le guance ampie e imberbi e un impatto clamoroso sui destini del derby di semifinale, quello di ritorno ma, a pensarci bene, anche su quello di andata.
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È arrivato in Italia a gennaio del 2025, Barbatti. Al Petrarca serviva un pilone destro per la volata finale della stagione che potesse sostituire l’infortunato Alongi. Corrado Covi, il direttore generale del club padovano, è andato a pescarlo in Argentina, nel Super Rugby Americas, fidandosi della raccomandazione di Nicolas Galatro, flanker petrarchino dal 2006 al 2010 e oggi head coach dei Capibaras, la neonata franchigia di Rosario e Santa Fè.
Nella scorsa stagione, però Galatro allenava i Dogos, altra franchigia argentina della competizione, che rappresenta Cordoba e che nel 2024 è stata campione del Super Rugby Americas e nel 2025 è arrivata in finale. È qui che gioca Barbatti, il pilone destro più giovane della rosa, un po’ chiuso da altri profili ritenuti migliori, ad esempio Pedro Delgado, già internazionale con i Pumas e oggi agli Harlequins.
È un profilo interessante, il suo, ma non fra i migliori del paese. Lo dimostra il fatto che in nazionale under 20 ha giocato solamente una partita ufficiale, contro le Fiji, a luglio del 2022. Al Petrarca arriva un po’ in sordina, per rimanere fino alla fine della scorsa stagione con il beneficio di poter sbarcare in Italia subito visto che ha il passaporto italiano. Poi, pur non essendo particolare protagonista del finale di stagione, il suo contratto viene rinnovato.
Quest’anno il suo ruolo nella squadra allenata da Victor Jimenez è stato completamente diverso. Delle 27 partite disputate in stagione dal Petrarca, ne ha saltate 5. Da titolare ne ha giocate appena 3. Si è specializzato nel ruolo di impact player: diciannove volte in panchina, pronto a far deflagrare la partita nella mezz’ora finale a suon di cariche palla in mano, arate in mischia ordinata e spinte di pura forza nei raggruppamenti.
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Come domenica a Rovigo, ribaltando la gara nelle fasi statiche, tra mischia ordinata e drive da rimessa laterale, con la collaborazione del compagno di reparto Francisco Minervino, altrettanto decisivo, e del resto degli avanti usciti dalla panchina: Pisani, Galetto, Ghigo, Telandro. Una bomb squad polenta e osei, come l’ha definita Fabrizio Zupo.
Se Minervino e Galetto sono meno adusi al ruolo di finishers, Barbatti ne ha fatta una vera e propria specialità e in questo, quest’anno, è stato il migliore del campionato. Un pilone giovane che ha trovato la propria strada e che da qui può provare a puntare ancora più in alto.
