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elena linari

PARMA – Zainetto azzurro, bermuda blu, ché la giornata a Parma è calda assai, la non casuale maglietta-manifesto “Tutti guardano lo sport femminile” e, soprattutto, occhi che brillano come hanno sfavillato i nostri quando abbiamo visto per la prima volta dalla tribuna un match di rugby. Di più: una partita del Sei Nazioni.

“Sì, non mi era mai stato possibile – dice Elena Linari, 32 anni da Fiesole, capitana della nazionale italiana di calcio – vedere dal vivo una partita di rugby e di alto livello perché, ehm, dal 2008 sono quasi sempre impegnata il sabato o la domenica. Questa volta, però, il club mi ha concesso un permesso all’ultimo momento e in pochi istanti mi sono accordata con Silvia (Turani) e con lo staff della nazionale, che ringrazio, per debuttare finalmente anche con la palla ovale, sia pure in tribuna dove ho sofferto e sorriso, dove ho stretto i denti ed esultato proprio come se fossi in campo con le ragazze azzurre, che sono a dir poco formidabili: non hanno mai abbassato la testa contro avversarie bravissime e fortissime”.

Eccola qua la debuttante al Sei Nazioni: Elena Linari, centuriona da 126 presenze (massì, diciamo pure caps) con la nazionale di calcio. In tasca conserva anche oltre 470 partite di prima classe, ovvero in Serie A e nelle massime divisioni di Spagna, Francia e Inghilterra. Scudetti e Coppe in Italia (Brescia, Fiorentina e Roma) e in Spagna, oltre al titolo di miglior centrale nel 2023. Insomma una defensora (in spagnolo) che di sicuro ha trascorso gran parte della vita in campo e in palestra. Anche con la laurea in Scienze Motorie la capitana dell’Italia resta saldamente in ambito sportivo. E ora gioca nel campionato più duro del mondo, la Women’s Super League inglese, con la maglia delle London City Lionessess un paio di stagioni fa allenate dalla poi europarlamentare Carolina Morace.

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Una carriera stellare affiancata all’impegno sociale per i diritti civili e contro le discriminazioni di genere: agli Europei del 2025 ha indossato la fascia da capitana con i colori arcobaleno del movimento LGBTQ+, tappa del percorso che già nel 2019 l’aveva portata a essere una delle prime calciatrici italiane ad alto livello a fare coming out. È anche testimonial dell’AISM, l’Associazione Italiana Sclerosi Multipla.

Ricapitolando, una come Elena Linari dovrebbe essere parecchio schermata in fatto di emozioni innescate da una partita fra nazionali. Dovrebbe, ma invece non lo è per nulla, perché era di certo lei la più emozionata fra i quasi 4500 fedeli sbarcati al Lanfranchi di Parma per la quarta giornata del Sei Nazioni femminile, ovvero l’Italia della sua amica e concittadina londinese Silvia Turani contro la nazionale più forte del mondo, la magna Inghilterra imbattibile e imbattuta da quattro anni.

“Non è che fossi digiuna di rugby – racconta nel dopopartita Elena, ribattezzata Linus dal ct Antonio Cabrini – perché grazie a mio padre (giocatore e allenatore di calcio) l’ho visto spesso in tv fin da bambina. Potrei parlare ad esempio di Jonah Lomu, che enorme campione. E degli All Blacks e anche della nazionale italiana maschile, a partire da quella di Castrogiovanni, dei fratelli Bergamasco, di Sergio Parisse per arrivare a quella che ha battuto per la prima volta l’Inghilterra proprio quest’anno. E quando mi è stato possibile ho seguito in tv anche la nazionale di Silvia (prima linea delle Harlequins), che vedo di tanto in tanto a Londra. È stato un onore essere fra i testimonial del lancio del Sei Nazioni femminile proprio a Londra, poche settimane fa”.

 

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Magari nei match della nazionale di calcio non capita spesso di trovare di fronte una squadra distillata da decine di migliaia di giocatrici e una formazione ricavata da appena qualche centinaio di atlete, com’è accaduto oggi a Parma?
“Forse no – risponde l’azzurra dopo averci pensato un po’ – ormai il calcio femminile è giocato davvero in tutto il mondo e le differenze fra i movimenti si sentono di meno. Fino a qualche anno fa potevano capitare più spesso questi divari, ora è più improbabile. Ma anche io, che ho giocato dal 2008 in nazionale nelle Under e poi dal 2013 nella maggiore, qualche volta ho affrontato squadre con ragazze provenienti da movimenti ancora all’inizio e con scarsa tradizione”.

Tradizione invece massiccia nello sport inglese che vanta le ragazze del calcio campionesse d’Europa e vicecampionesse del mondo mentre le rugbiste sono campionesse del mondo e vincitrici seriali del Sei Nazioni.
“Lo so bene, si è vista anche oggi in campo la forza della tradizione, che in Inghilterra ti investe anche nella vita di tutti i giorni. Ed è per questo che sono ancora più orgogliosa della prova delle Azzurre, che non hanno mai mollato contro le fenomenali professioniste inglesi, anzi, mi è stato detto che non avevano mai segnato così tanti punti (33) all’Inghilterra. Le italiane sono state esemplari a non cedere mai terreno senza lottare con tutte le forze”.

Ahi ahi, ha detto “professioniste”?
“Sì, perché le inglesi lo sono full time mentre le Azzurre ancora no. È un tema amaro per noi donne, è un motivo di grandi lotte. Nel calcio siamo state riconosciute professioniste da pochissimi anni (dal 2022) dopo battaglie durissime per ridurre discriminazioni e pregiudizi, che pure non sono ancora certo cancellati. Ora mi sento una privilegiata a fare sport con questo status, ma non posso certo dimenticare gli anni difficili in campo e fuori per ottenere rispetto e attenzione. A me è sempre piaciuto giocare a calcio e per fortuna in famiglia mi hanno sempre seguito, tutt’ora sento di essere spinta a dare il massimo in ogni istante per conservare questo sogno al di là dell’aspetto economico. Forse è per tale motivo che mi specchio nelle Azzurre del rugby, che praticano uno sport così duro dovendo ancora conciliare impegni di lavoro o di studio come mi è capitato per tanti anni a inizio carriera. Guardi, oggi mi hanno davvero fatto vivere emozioni travolgenti, dal vivo il rugby è ancora più spettacolare, potente, ogni giocatrice deve sapere attaccare e difendere. E poi il senso della squadra, del sostegno. Io cerco di essere sempre così: cambia lo sport, ma non la passione”.

Che testimonial per il rugby!
“Non è difficile appassionarsi al rugby. Oggi ho vissuto di persona ciò che avevo sempre veduto in tv: c’è la massima lealtà nonostante l’asprezza degli scontri, c’è il rispetto assoluto delle avversarie e delle arbitre. Già, vero, nel rugby ci sono già numerose arbitre che dirigono anche i maschi al massimo livello. E poi l’educazione: non si protesta mai e solo le capitane possono rivolgersi a chi dirige la gara. Un modo di fare che dovrebbe essere diffuso nel calcio e in altri sport. E ancora: la voglia di dare tutto in campo, di non fingere mai infortuni o cadute, il fatto di non avere barriere fra i tifosi che anzi stanno in tribuna ben mischiati. La potenza delle avanti, l’eleganza delle trequarti o viceversa, le mete segnate con tante strategie, l’importanza di sapere calciare la palla fra i pali o per conquistare terreno.”

“Spero di avere presto la possibilità di vedere altre partite della nazionale di rugby, anche l’ambiente è fantastico: ha visto che entusiasmo da parte dei giovanissimi tifosi alla fine della partita terminata comunque con una sconfitta? Evidentemente chi segue il rugby sa che le giocatrici vanno sempre elogiate e sostenute se hanno messo tutto l’impegno possibile e che un insuccesso, in questo caso, non deve ridurre la passione”.

Davvero il pubblico a Parma è stato di nuovo magnifico: le ragazze dopo il fischio finale hanno impiegato più di un’ora per guadagnare lo spogliatoio raggiunto per lo più in mutande e reggiseno per accontentare le richieste a gran voce di maglie, calzoncini, calzettoni, scarpe, caschetti, senza dimenticare millanta autografi e selfies.

“Ho visto e mi sono commossa anche io davanti a tanta allegria, a tanto entusiasmo. C’è un’avvertibile condivisione di tanti valori positivi e un’effettiva vicinanza fra atlete e sostenitori. Speriamo che sempre più bambine e bambini possano praticare in questi scenari lo sport che amano”.

In copertina: Elena Linari e Silvia Turani al lancio ufficiale del Sei Nazioni femminile 2026 a Londra – ph. FIR

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