Il Chicken Rugby di Rozzano, alla periferia di Milano, ha celebrato un traguardo, i settanta anni dalla fondazione, che va ben oltre una semplice ricorrenza sportiva: è stata una vera festa di comunità, memoria e identità, capace di riunire generazioni diverse sotto gli stessi colori gialloverdi. Per l’occasione, il club ha organizzato un torneo celebrativo, seguito da una grande grigliata che ha trasformato il campo in un luogo di incontro e racconto.
C’erano davvero tutti. Dai più giovani agli “anziani”, custodi di una storia iniziata ben prima del 1956, anno dell’affiliazione alla FIR. Già nel 1954, infatti, l’ovale iniziava a girare tra i compagni di scuola di Franchino, agli ordini di Cesare Ghezzi, figura fondatrice e anima del club. Tra i presenti anche volti legati a quei primissimi anni, come il figlio di Ghezzi, Franchino, e Giuseppe Petrini, insieme a nomi storici come Mariani, Marietto (a lungo presidente, ora è suo figlio Marco Borsani) e Friz: testimoni viventi di un’eredità lunga sette decenni.
“Ero allenatore del Milano ma venuto a divergenze con i dirigenti di quella società, abbandonai l’incarico e mi trovai, rugbisticamente, senza nulla da fare”. Esordisce così Ghezzi in un’intervista del gennaio 1968, nel corso della quale racconta della richiesta di suo figlio Franchino, sempre presente agli allenamenti del Milano come spettatore, di poter giocare. Aveva dieci anni e un compagno di banco pronto a seguirlo.
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All’epoca la Federazione non accettava il tesseramento sotto i quindici anni e così Ghezzi – dato che i compagni di scuola del figlio in poco tempo diventarono una quarantina – decise di tesserare tutti in Francia. Questo comportava l’obbligo di incontri esclusivamente su suolo francese, così i primi “Chickens” si accontentarono di un solo torneo l’anno.
L’esordio fu in una rassegna organizzata dal Comité d’Alvernia, a Clermont Ferrand, in cui si classificano dodicesimi. “L’anno dopo ci tornammo con un po’ più di esperienza e fummo quarti”, ricorda Ghezzi nella medesima intervista. La FIR accetterà l’affiliazione del club proprio quell’anno, il 1956. E nel 1959, raggiunto il limite di età richiesto, Ghezzi si impegnò a iscrivere la squadra al Furio Cicogna, il torneo nazionale giovanile.
Non solo, la compagine si era talmente allargata da essere iscritta poco dopo anche alla Serie C. “Sono di quegli anni, forse, i nostri ricordi più prestigiosi”, è sempre Ghezzi a parlare, “vantiamo una quindicina di presenze nella nazionale giovanile […] la promozione dalla Serie C alla B”, e soprattutto la finale del Cicogna nel 1961, persa allo spareggio in campo neutro, a Cecina, dopo una vittoria a Napoli e una sconfitta al Giuriati. In poco più di dieci anni “El Ghezz” era riuscito a vincere un’edizione con il Milano (1949) e a sfiorarne un’altra con la squadra degli amici di suo figlio.

A rendere ancora più speciale la giornata, una serie di tavole celebrative con fotografie e articoli d’epoca, capaci di raccontare l’evoluzione del Chicken Rugby attraverso le sue mille trasformazioni. Tra queste, le fusioni con Rozzano nel 1988 e con il Cus Milano a cavallo del nuovo secolo, fino al ritorno all’autonomia e alla recente nascita di Rugby Milano Sud. Un progetto, quest’ultimo, che dal 2020 unisce diverse realtà storiche del territorio con l’obiettivo di costruire un percorso sportivo e umano condiviso.
Particolarmente emozionante è stata l’esposizione dei quadri commemorativi: incorniciato il cap numero 66 di Ghezzi, simbolo di una vita dedicata al rugby, accanto a quello realizzato per il settantesimo anniversario del club. Oggetti che non sono semplici cimeli, ma veri e propri ponti tra passato e presente.
Il Chicken Rugby resta così fedele alla visione originaria del suo fondatore: un luogo in cui sport e valori si intrecciano, dove giovani e meno giovani possono condividere esperienze, ricordi e passioni. Perché, come dimostrato ancora una volta in questa celebrazione, la vera forza del Chicken non sta nei trofei, ma nelle persone che ne hanno scritto e continuano a scriverne la storia.
