Ben Earl è con le spalle al muro, lo assedia un capannello di giornalisti inglesi. Una metafora della condizione inglese delle ultime settimane e a maggior ragione dopo la sconfitta del XV della Rosa contro l’Italia nella quarta giornata del Sei Nazioni, ma quello che ha da dire il numero 8 dopo la partita è rilevante.
“Il rugby a livello di test matches è diventato una partita a scacchi continua che viene decisa da un episodio singolo o due, e devi essere bravo a farlo girare dalla tua parte. Noi oggi non ci siamo riusciti”. L’Italia sì, ha spremuto fuori una vittoria da una prestazione non bella, non eccellente, ma dove ha saputo cogliere i due momenti decisivi che le si sono presentati grazie soprattutto a un ragazzo che non ha ancora compiuto 24 anni e già reclama un posto tra i migliori al mondo nel suo ruolo.
Earl prosegue, racconta ai media inglesi quello che la realtà dei fatti sta mostrando in queste settimane: il rugby internazionale si è livellato verso l’alto e oggi siamo in una situazione molto diversa anche solo da quella di un lustro fa: non ci sono risultati scontati, non sempre la squadra favorita vince, quasi tutte le migliori della top 10 mondiale possono batterne un’altra.
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Qualcuno già scrive che non si vedrà un Grande Slam per un bel po’ al Sei Nazioni, perché essere abbastanza bravi da vincere cinque partite consecutive a questo livello è diventato un compito assai più improbo di quanto non sia stato negli ultimi 26 anni.
Per il momento l’ultimo Slam risale al 2023, quando l’Irlanda seppe battere ogni avversaria. Il fatto che per il terzo anno consecutivo a questo punto non ci sarà un asso pigliatutto nel Torneo è testimonianza di come la crescita di incertezza al massimo livello del rugby internazionale sia un trend che va avanti da un po’ di tempo.
Ora, però, appare arrivato al proprio culmine, ed è francamente bellissimo.
Rugby’s Greatest Championship delivers again… What a weekend! 😮💨
— Guinness Men’s Six Nations (@SixNationsRugby) March 8, 2026
La Scozia ha ribaltato il Sei Nazioni con una prestazione magistrale contro la Francia e la settimana prossima giocherà a Dublino per ottenere il suo primo trofeo, ma anche per essere la prima squadra a vincere un titolo dopo aver perso con l’Italia (e in Galles non è andata benissimo!).
L’Irlanda sembrava una squadra ben avviata sul viale del tramonto, due settimane dopo ottiene una vittoria record a Twickenham e dopo altre due rischia di lasciarci le penne contro il Galles davanti al proprio pubblico.
E poi l’Italia, questa splendida squadra che sta compiendo il proprio destino. Un gruppo di ragazzi di cui alcuni anni fa si è cominciato a parlare, dicendo che un giorno sarebbero arrivati da qualche parte. E ora stanno trasformando quella promessa di un futuro migliore in un presente di soddisfazioni. Anche gli Azzurri hanno dovuto ubbidire alle nuove leggi dell’incertezza delineate da Ben Earl: prendete la partita di Dublino, dove forse è stata la migliore delle squadre in campo ma che ha visto gli episodi decisivi della gara volgere a favore degli avversari.
Questa quarta giornata del Sei Nazioni 2026 è stata la più bella ed eccezionale di questa edizione. Un caleidoscopio di emozioni aperto da una bella partita di un gagliardissimo Galles a Dublino, contro un’Irlanda che si riscopre nuovamente vulnerabile. L’orgoglio dei Dragoni torna vivo proprio per preparare il tavolo alla partita decisiva per il Torneo dei gallesi, in casa contro l’Italia. Steve Tandy ha saputo riconnettere la squadra ad alcuni elementi identitari fondamentali, come la disponibilità a mettersi fisicamente a disposizione della squadra fino al sacrificio, quello dei 241 placcaggi (33 per Alex Mann nuovo record per una singola prestazione al Sei Nazioni, 27 Dafydd Jenkins, 26 James Botham, 25 in 56 minuti per il capitano Dewi Lake).
Collegati con Murrayfield abbiamo assistito a una partita leggendaria, un instant classic che rimarrà negli annali del rugby internazionale. Erano dieci anni che una partita fra due tier 1 non finiva con almeno 40 punti segnati per parte, ed è solo la quarta volta di sempre. La Scozia è stata eccezionale nello strappare la gara all’inizio della ripresa, testimoniando ancora una volta che nelle sue giornate migliori è una squadra che non teme avversario di sorta. Il 50-40 finale riapre il Sei Nazioni, ma è probabile che quella meta di Thomas Ramos a 8 minuti dalla fine per afferrare il punto di bonus offensivo possa risultare decisiva per le sorti del Torneo.
Tier 1 v Tier 1, both team scoring 40 points
ARG 50 – WAL 44, 2004
SA 46 – NZ 40, 2000
AUS 40 – ENG 44, 2016
SCO 50 – FRA 40, 2026— Russ Petty (@rpetty80) March 7, 2026
E poi Roma, l’Olimpico e l’appuntamento fissato con la storia a cui l’Italia si è presentata puntuale. Non vestita del suo abito migliore, ma pronta a stare nella gara per 80 minuti, consapevole che rimanendo attaccati nel punteggio un’occasione si sarebbe presentata. È accaduto quando tutto sembrava lentamente perdersi, contro un’Inghilterra incredula di essere riuscita a perdere questa partita perché per un’ora è stata la migliore in campo e, pur senza brillare, tutto quello che aveva preparato stava funzionando.
Non ci siamo ancora abituati a questo rugby imprevedibile, dalle gerarchie fluide, ma è qualcosa di cui essere entusiasti per goderne ancora. Il Sei Nazioni 2026 finisce la prossima settimana: viviamolo fino in fondo, perché malgrado sia vicino al secolo e mezzo d’età sta invecchiando migliorando sempre di più.
In copertina: Ben Earl attorniato dai giornalisti inglesi nel dopopartita all’Olimpico – ph. Allrugby
