Fra qualche tempo il Sei Nazioni comunicherà quali sono i candidati per il titolo di Miglior giocatore dell’edizione 2026.
Lo scorso anno l’ala della Francia Louis Bielle-Biarrey si è portato a casa il premio. Nel 2024 lo aveva vinto Tommaso Menoncello. Antoine Dupont lo ha ottenuto nel 2020, 2022 e 2023. Tre nomi di vincitori recenti che tornano tutti nella shortlist messa insieme dalla redazione di Allrugby, che si è espressa sulle proprie preferenze per il premio.
UPDATE: Il 2 aprile 2026 Louis Bielle-Biarrey è stato eletto Miglior giocatore del Sei Nazioni.
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Il miglior giocatore del Sei Nazioni 2026 secondo Allrugby
Louis Bielle-Biarrey
Gianluca Barca
Come si può non considerare miglior giocatore del Sei Nazioni 2026 l’ala della Francia Louis Bielle-Biarrey: “datemi una palla e farò meta al mondo”. Bielle-Biarrey, con 9 mete, quattro delle quali all’Inghilterra all’ultima giornata, ha battuto il record di marcature in una singola edizione del Torneo che resisteva da più di cento anni: l’inglese Cyril Lowe nel 1914 ne aveva messe a segno 8 (ma in quattro partite), Io scozzese Ian Scott Smith altrettante nel 1925, lo stesso Bielle-Biarrey ci era riuscito, primo nella storia del Sei Nazioni, nel 2025. Prima di lui il record del Sei Nazioni apparteneva a Will Greenwood, Shane Williams e Chris Ashton che, rispettivamente, nel 2001, 2008 e 2011, ne avevano realizzate sei. Ma il dato più impressionante è che con la maglia della Francia ha segnato 29 mete in 27 partite, più di una a gara e che nel Sei Nazioni ha segnato in ogni match delle ultime due edizioni, altro record difficilmente eguagliabile. Di tutte le grandi squadre affrontate in carriera, a livello internazionale gli mancano solo due scalpi: il Sudafrica e le Fiji, contro le quali ha giocato due volte, restando sorprendentemente a zero. Che altro si può dire di un giocatore che trasforma in cinque punti praticamente ogni pallone che tocca? È veloce, è elusivo, è forte fisicamente e pur non essendo altissimo (1.85) è solido ed efficace anche nelle prese aeree, puoi servirlo con le mani o con il piede: lui è sempre al posto giusto e quando mette il turbo fermarlo diventa impossibile. Se n’è accorto anche Ange Capuozzo, nel match di Lille contro l’Italia. Se LBB andrà avanti a segnare, come minimo, una meta a partita è destinato a diventare presto il miglior metaman francese di tutti i tempi: a 22 anni è già a quota 29, preceduto solo da Damian Penaud (40), Serge Blanco (38), Vincent Clerc (34), Philippe Saint-André (32) e Philippe Sella (30). Nel Top 14 ha segnato 34 mete in 69 partite, tutte con la maglia del Bordeaux. Galthié ha per le mani l’arma più letale del rugby internazionale e un calciatore come Ramos che al momento è primo per precisione nella classifica di tutti i tempi, con l’89% di successo dalla piazzola alla pari di Neil Jenkins, un gradino sopra Jonny Wilkinson e Morné Steyn. Che può chiedere di più?
XV- Here is the Opta Team of the Championship for the 2026 @SixNationsRugby powered by the Opta Index. Fantasy.
The Head Coach for this team has only picked players to have at least 50% of their game time in the chosen position.
Tommaso Menoncello is the unluckiest player to… pic.twitter.com/euxodBR0Ws
— OptaJonny (@OptaJonny) March 17, 2026
Stuart McCloskey
Federico Meda
I favoriti al premio di miglior giocatore sono probabilmente altri ma a guardare le statistiche il numero 12 dell’Ulster non sfigura davanti a nessuno. Se l’Irlanda ha portato a casa la Triple Crown e fino all’ultimo è rimasta in corsa per il titolo lo deve a un centro trentatreenne la cui carriera internazionale è sempre stata chiusa da qualcuno migliore di lui, si chiamasse Robbie Henshaw o Bundee Aki. Ma Stu è sempre stato lì, available, probabilmente gratificato dal suo ruolo all’Ulster, franchigia con cui ha superato le 200 presenze. Nato e cresciuto non lontano da Belfast, a Bangor, cittadina turistica sul mare, il cui college non è propriamente un serbatoio della nazionale, da Grammarian McCloskey non è mai stato selezionato per la nazionale giovanile e l’interesse dell’Ulster è arrivato solo ai tempi dell’All-Ireland League. L’esordio tramite l’Academy arriva tardi – 2014 – ma in tempo per essere nominato Academy Player of the year e giocare la Nations Cup con Emerging Ireland. La sua consistenza nel placcaggio e una maglia da titolare a Ravenhill gli valgono un esordio in nazionale da brividi nel 2016: contro l’Inghilterra a Twickenham. Ma la concorrenza è forte e lui appare meno duttile dei suoi concorrenti. E poi, diciamocela tutta, Leinster monopolizza il reparto, avendo Sexton come regista e faro della squadra. Stuart però macina riconoscimenti: è due volte nel best team del Pro14, è premiato come giocatore preferito dai tifosi e quando c’è bisogno è lì, pronto a indossare la maglia verde, anche se gli avversari si chiamano USA e Fiji. La sua più grande dote è alla voce consistency: segna, fa segnare, placca ma soprattutto porta avanti il pallone. In questo Sei Nazioni è primo per collisioni dominanti, per turnovers, nella top five per palloni portati (74, dietro Ben Earl, un flanker e Ramos, un estremo), difensori battuti (secondo insieme a Menoncello). Ma quello che gli ha permesso di partire titolare per tutto il Sei Nazioni è il gioco alla mano: 8 offloads (top five) e 6 assist (primo insieme a Jalibert, il dieci francese). I suoi loop con Ringrose e il gioco in seconda battuta hanno alleggerito dei compiti offensivi sia Prendergast che Crowley e, quando abbiamo visto servire sulla corsa Baloucoune con un passaggio di 25 metri contro la Scozia, abbiamo capito perché Andy Farrell ha deciso di dargli le chiavi della linea arretrata dei verdi. E che forse qualche rammarico per non averlo portato in Australia l’anno scorso c’è: dei centri in campo all’Aviva sabato scorso, solo lui non era andato in tour con i British and Irish Lions.
Ireland’s Triple Crown win had Stuart McCloskey at the heart of it. Incredible Six Nations by the big 12. Not just a ball carrier…this pass was a beauty! 🔥👏🏻 pic.twitter.com/0xtiMFvinZ
— Will Hooley (@will_hooley) March 14, 2026
Tommaso Menoncello
Valerio Vecchiarelli
C’è aria di replica per Tommaso Menoncello, eletto miglior giocatore del Sei Nazioni 2024 quando, reduce da un infortunio alla spalla che gli aveva negato il piacere di immergersi per la prima volta nelle atmosfere della Coppa del Mondo, passò subito alla cassa a saldare il conto con la sorte. Il capolavoro quest’anno lo ha dipinto nel giorno dei giorni del rugby italiano, lasciando un’impronta profonda con una meta fatta e una fatta fare (a Marin) sullo storico successo contro l’Inghilterra. E subito si sono rincorsi i titoli cubitali, le analisi social, le dichiarazioni di intenti arrivate da Oltremanica, un mondo mai troppo generoso con quello che fino a ieri più che uno «spaghetti rugby» non veniva considerato: “Il miglior centro del mondo” ha sostenuto il campione del mondo Will Grenwood in una delle sue rubriche affidate alla rete, “avrebbe un posto fisso in tutte le nazionali” gli ha fatto eco Jonny Wilkinson, consacrando il tre quarti centro della Benetton, il più giovane giocatore italiano a segnare una meta nel Sei Nazioni (contro la Francia nel 2022: 19 anni e 170 giorni), come una delle nuove stelle del firmamento ovale.
È da sempre stato considerato l’alter ego di Nacho Brex, in coppia raggiungono la perfezione, il braccio e la mente dei tre quarti in ogni sogno di grandezza in azzurro, quasi che senza la sua spalla perdesse molto della sua efficacia. E invece contro l’Inghilterra ha deciso di prendere a spallate la storia senza Nacho al fianco, offrendo (a malincuore) a Leonardo Marin l’assist del sogno. È cresciuto anno dopo anno fisicamente, tatticamente. Solido e spesso definitivo in difesa, esplosivo come mai in attacco. Ha solo 23 anni (24 li compirà il 20 agosto) e un futuro ancora tutto da scrivere; prossima tappa Tolosa, là dove i migliori scelgono sempre i migliori e ci si confronta quotidianamente con un livello stellare. “Questo premio e questa vittoria li avevo sognati stanotte” ha detto candidamente davanti alla telecamera con il premio di player of the match in mano e il successo sull’Inghilterra in tasca. In corsa per il premio bis di migliore giocatore di un Sei Nazioni affollato di emozioni e sorprese, in un futuro non troppo lontano lo ritroveremo tra gli eletti per il riconoscimento di miglior giocatore del mondo. Fatto inusuale per un italiano, ma per fortuna Tommaso Menoncello lo abbiamo noi.
Italy’s history making generation claim another scalp. And it’s a whopper. Years of toil and pain have hardened them into a Six Nations force. Perhaps their greatest day. And the man they say was ‘touched by God’, Tommaso Menoncello, to the fore again. Wow pic.twitter.com/xTJDQYVJdT
— Jamie Lyall (@JLyall93) March 7, 2026
Kyle Steyn
Lorenzo Calamai
All’inizio del Sei Nazioni 2026 Gregor Townsend ha preso una decisione che pareva nell’aria, ma che ha tutto sommato comunque destato un certo stupore. Ha messo fuori Duhan van der Merwe, in quel momento ancora il miglior marcatore nella storia della nazionale scozzese maschile di rugby (superato da Darcy Graham dopo questo Torneo), e ha scelto come titolare un altro giocatore nato in Sudafrica, Kyle Steyn. Il 32enne dei Glasgow Warriors è sempre stato considerato un po’ la brutta copia del connazionale, non possedendone l’accelerazione impressionante per la stazza, ma è in realtà un giocatore piuttosto diverso: meno dirompente del miglior Duhan, è vero, ma più fine nella lettura del gioco, più intelligente sotto il profilo rugbistico, più carismatico fuori dal campo, tant’è che a Glasgow è stato anche capitano della franchigia. La forma straripante con cui si è presentato al Torneo è continuata per tutto il medesimo, rendendolo una pedina fondamentale per la prima Scozia capace di giocare per il titolo. In aria Steyn è eccellente, requisito fondamentale nel rugby contemporaneo. In difesa non lascia spazio a iniziative avversarie, in attacco è capace non solo di correre, ma anche di usare mani e, alla bisogna, piedi. E in più ha un cervello programmato per capire il rugby, come nell’occasione in cui è volato, rapace, a intercettare il passaggio di Antoine Dupont per sigillare la vittoria della Scozia sulla Francia a Murrayfield: lo aveva capito da un pezzo, dove andava a finire quell’azione caotica. Il Sei Nazioni 2026 ne incorona la lunga carriera di lavoro e abnegazione, mettendolo nel novero dei nomi che più hanno brillato sul palcoscenico più importante.
Antoine Dupont
Paolo Ricci Bitti
🎮 Antoine Dupont is a cheat code. #FRAvWAL pic.twitter.com/W8JX201nns
— Jared Wright (@jaredwright17) January 31, 2025
Antoine Dupont il migliore della classe Sei Nazioni 2026? No, dai quest’anno proprio no, anche se è innegabile il suo merito nel portare la Francia al secondo successo consecutivo nel Championship. Quest’anno però il ministro dell’Interno (senza dubbio il soprannome più originale nella storia del rugby) è stato promosso con una modesta media in pagella: 6,6. Il suo risultato peggiore includendo la carriera scolastica durante la quale, pur già distratto dal rugby fin dalle elementari, se l’era sempre cavata brillantemente. Allora perché infilarlo nella lista dei migliori del Torneo? Proprio perché per una volta è stato il peggiore di tutti rimediando un 3 da L’Equipe nella disastrosa partita contro la Scozia. È quel votaccio, del tutto inedito per il giocatore eletto migliore del mondo nel 2021, che gli rovina la media rispetto ai due 7 e ai due 8 meritati nelle altre partite, giudizi pure un po’ stretti ma vincolati dal fatto che, ad esempio, Bielle-Biarrey nel match contro l’Inghilterra ha avuto “solo” 9 (il 10 deve esserselo giocato per aver infilato un dito nel naso, il suo, in un momento di gioco fermo e quando non era inquadrato dalle telecamere, altrimenti non troviamo altri motivi). Allora anche a Dupont, l’irreprensibile Dupont, il magico Dupont, il geniale Dupont, l’immenso Dupont può capitare una giornata storta, stortissima e tornare a casa dalla (forse) fidanzata Ines Mittenaire (Miss Francia e Miss Universo nel 2016) con la coda fra le gambe. Epperò quel 3 avvicina ai comuni mortali, ai comuni giocatori e ai comuni fedeli, il più bravo di tutti. Lo umanizza, lo rende meno robot, scioglie un po’ il ghiaccio che gli circola nelle vene quando inventa soluzioni mirabolanti, quando placca colossi, quando trova spiragli nel cemento armato, quando è insomma Dupont, di gran lunga il migliore mediano di mischia di questa generazione, capace anche di transitare al Sevens con gli stessi risultati stellari. Bravò Antoine.
In copertina: Tommaso Menoncello in meta contro l’Inghilterra – ph. Stefano Delfrate
