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Alber, Alket ed Erlis giocano nel Ravenna, Dario nel Bitonto, Elsajd a Delebio. Un altro Dario è un flanker dell’Avezzano, Marsen un centro del Villorba, Dorjan ed Alban vestono la maglia del Santeramo. Il terzo Dario arriva dal Cernusco mentre per ora il più qualificato di tutti, essendo impegnato in serie A con lo Stade Valdôtain, è il seconda linea Geri. Mettiamoci anche Silvio e Cristian, che i primi passi nel rugby li hanno mossi rispettivamente a Bassano e a Calvisano. Una Nazionale, quella appena nata dell’Albania, sostenuta praticamente dai campionati italiani. Oltre naturalmente a forze locali, completa la rosa qualche altro apporto che arriva dalla Francia, dall’Inghilterra, dalla Germania, addirittura da New York. Sono infinite le vie del rugby globale: essendo stata la Nazionale apripista degli oriundi (e continuando oggi, più di ogni altro competitor, a beneficiare di equiparazioni di varia natura), ecco ora la scuola azzurra capace di trasferire le proprie risorse al di là dell’Adriatico.

Ci avevano già provato nel 2010, gli italo-albanesi emersi nell’allora Super 10: Sevian Daupi del VeneziaMestre, Damian Buzaj del Gran Parma, il primissimo capitano dei rossoneri in virtù degli onori conquistati sul campo, Paco Ogert, ex Calvisano e poi bandiera ad Alghero. Un seme che è giunto a maturazione nel 2024, anno degli esordi dell’Albania sotto l’egida ufficiale di World Rugby (sconfitte con Kosovo e Montenegro). Tempo di raccogliere le forze con il passaparola e l’anno scorso la nazionale delle Aquile ha sbaragliato i vicini di casa dei Balcani: 88-0 al Kosovo in trasferta e, nel primo match giocato a Tirana, 57-0 alla Grecia lo scorso 22 novembre. E con l’esperienza dei giocatori che militano in Italia il XV rossonero sembra destinato a risalire rapidamente dagli ultimi gradini della scala del ranking europeo.

“Per tutti noi è un orgoglio rappresentare il nostro paese con una Nazionale, benché per ora il livello sia piuttosto modesto” spiega il centro Marsen “Papaya” Arapi, che vive a Treviso dall’età di cinque anni e ha vestito le maglie di Silea, Paese e Villorba, sposato con Giorgia Pratelli scudettata con l’Arredissima e autore contro la Grecia di tre mete e una trasformazione.

“I giocatori di serie A, B e pure C italiana, come pure gli altri dalla Francia e dall’Inghilterra, portano un’esperienza preziosa che le altre Nazionali del torneo balcanico non hanno. Ci sono ancora molti altri ragazzi che potranno essere coinvolti, stiamo cercando di contattarli. Il potenziale di crescita è enorme. A noi albanesi piacciono le discipline fisiche, di contatto, direi che siamo fatti per il rugby”.

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Sta intanto prendendo forma, a piccoli passi, anche il movimento locale. Non manca l’entusiasmo attorno alla Federazione guidata dall’avvocato Xhino Drangu, già fondatore nel 2013 del primo club albanese, il KR Tirana; a dare una mano è giunto il francese David Attoub, ex Stade Français, allenatore della mischia per la Nazionale a fianco dell’head coach Arbian Peposhi, ma anche importante testimonial. Il limite maggiore, come in ogni avvio pionieristico, risiede nella disponibilità di impianti.

“Il rugby albanese è tutto da costruire, ma il paese si sta sviluppando rapidamente e anche per la palla ovale si aprono nuove prospettive – commenta Marsen Arapi – in particolare il rugby può svolgere un importante ruolo educativo e sociale, mentre un primo obiettivo immediato è l’organizzazione di un torneo universitario. Noi giocatori dall’Italia siamo pronti a dare una mano”.

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