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Samuele Locatelli è la principale novità della lista dei convocati di Gonzalo Quesada per il primo raduno in vista del Sei Nazioni 2026.

Flanker delle Zebre, già miglior giocatore della Serie A Elite nella stagione 2023/2024 con i colori del Viadana, è alla prima convocazione in Azzurro.

Locatelli è stato il protagonista di una lunga intervista su Allrugby 191 ad opera di Valerio Vecchiarelli, ai tempi del Viadana capolista nella stagione regolare del massimo campionato italiano e poi finalista contro il Petrarca, di cui riprendiamo uno stralcio ancora oggi attuale per raccontarne la storia e il carattere.

“Sono cresciuto al Rugby Lecco – racconta Locatelli – seguendo la scia di Giancarlo e Mattia, i miei due fratelli molto più grandi di me. Giancarlo a Lecco è un’istituzione, è stato capitano della squadra per vent’anni, un esempio prima per me, poi per tanti ragazzi che hanno vestito quella maglia. Mattia è un ottimo giocatore, ha girato un po’ e oggi si è accasato nel Brixia Rugby. Io a 18 anni ho giocato con loro in prima squadra in serie B e subito dopo ho avuto l’opportunità di andare all’Accademia di Milano, con tanto di convocazione in azzurro in under 18. La mia esperienza con la Nazionale si è chiusa lì e allora da 3 anni sono a Viadana, crocevia fondamentale per la mia crescita e la mia carriera.”

Italiani e argentini insieme, l’unione fa la forza, a Viadana si è creata un’alchimia difficile da ripetere: “Vivere con tanti ragazzi arrivati da un altro mondo – spiega Locatelli che stranamente anche nel parlare tradisce una cadenza sudamericana – è stato per noi un motivo di crescita. Siamo un gruppo stupendo, io ho sfruttato l’opportunità per imparare un’altra lingua e, soprattutto, per imparare tanto sul campo. Sono stati per noi un’eccezionale opportunità di crescita e conoscerli fuori dal campo un bel confronto a livello umano.”

Sul piano tecnico.
“Sono in difficoltà in touche e infatti spesso in rimessa laterale sono l’ultima opzione dei miei. Però credo di compensare questa mancanza con un buon timing nel breakdown e, soprattutto, quando mi esalto come portatore di pallone.”

La sua storia personale.
“Sì, è vero, convivo con il diabete da quando avevo 11 anni. Ma ho imparato a tenerlo bada, ci vuole pazienza, molte attenzioni e bisogna passare attraverso momenti difficili, ma sono contento di poter dimostrare a tanti ragazzi che anche con la malattia si possono inseguire i propri sogni e fare una vita normale, da sportivi di alto livello. Io mi dissi che se Henry Slade con il mio stesso problema poteva giocare con l’Inghilterra per quale motivo io non avrei potuto giocare per il mio Viadana?”

Samuele Locatelli rugby

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