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Undici anni dopo, Inghilterra di nuovo campione. Canada battuto a Twickenham, 13-33,  davanti a una folla record.

In vista della finale dei record (82,000 spettatori in uno stadio di Twickenham esaurito da mesi) i due head coach confermano in toto le formazioni schierate nelle semifinali. Una scelta ovvia per Kevin Rouet, vista la buona consistenza dimostrata in tutto il torneo; non del tutto ovvia per John Mitchell, viste le critiche ricevute da alcune sue giocatrici dopo la partita con la Francia. Fatto sta che la fiducia dell’allenatore inglese è stata ripagata.

Sarah Bern festeggia con la Coppa del Mondo (Photo by Alex Davidson – World Rugby/World Rugby via Getty Images)

L’Inghilterra ha giocato la migliore partita del suo torneo, con una grande precisione nella gestione dei fondamentali: dominio in mischia chiusa, rimessa laterale gestita con grande precisione dopo un errore iniziale, difesa impeccabile, gioco al piede efficace che ha garantito sempre una buona conquista territoriale. Per contro il Canada ha disputato invece una delle sue peggiori partite, anche tenendo conto della qualità dell’avversaria: rimessa laterale e mischia deficitarie in momenti chiave, palloni calciati per liberarsi della pressione difensiva inglese piuttosto che per mettere in difficoltà le rivali, difesa a tratti approssimativa. Canadesi incapaci pertanto fi tradurre in punti la superiorità nel possesso (60% del totale) e nel territorio (57%). Indicativo il rapporto tra placcaggi sbagliati e placcaggi portati: 26 per entrambe le squadre, ma su un totale di 108 per le canadesi, di ben 206 per le inglesi. 

Ellie Kildunne lanciata in meta (Photo by Alex Davidson – World Rugby/World Rugby via Getty Images)

La cronaca: L’inizio sembra suggerire che una sorpresa sia effettivamente possibile. Il Canada parte con l’acceleratore, così come aveva fatto in semifinale. Dopo pochi minuti spumeggianti da parte delle Maple Leaves una touche lanciata male dalle inglesi nei propri 22 (sarà l’unica) innesca un’azione che l’ala Hogan-Rochester conclude in meta. La risposta delle padrone di casa non tarda ad arrivare, non su azione di squadra ma su un’invenzione della solita Kildunne, con slalom di 40 metri e meta in mezzo ai pali. La facilità con cui l’estremo inglese batte numerose avversarie segnala problemi difensivi che ricorreranno per il resto della gara, ma sembra anche in qualche modo minare la sicurezza delle canadesi. Da quel momento le loro penetrazioni perdono efficacia, e il possesso non si traduce non solo in punti, ma neanche in guadagni territoriali apprezzabili. Alcuni falli evitabili permettono alle inglesi di attivare la propria rolling maul nei 22 canadesi, con ben maggiore efficacia. Dopo 20 minuti il tallonatore  Cokayne segna da drive portando il punteggio sul 14-5. Le Red Roses insistono, si accentua la sofferenza canadese in chiusa, e dopo una serie di mischie ai 5 metri Natasha Hunt lancia la sua terza centro Alex Matthews in meta non lontano dai pali. Negli ultimi dieci minuti della frazione la reazione canadese porta a una pressione sostenuta delle avanti nei 22 inglesi, ma una loro dormita collettiva permette ad Aldcroft di recuperare un pallone uscito indisturbato da una ruck sulla linea, salvando una situazione pericolosissima. Alla fine De Goede decide di andare per i pali per smuovere il tabellino: 8-21 al 35’. Alla ripresa del gioco il pilone Botterman forza un tenuto sui 22 canadesi. La successiva penaltouche avrebbe portato alla quarta meta, ma la segnatura viene annullata per ostruzione nella formazione del drive. 

Alex Matthews segna la terza meta delle inglesi (Photo by Alex Davidson – World Rugby/World Rugby via Getty Images)

Il secondo tempo inizia con uno splendido 50:22 di Tessier che offre al Canada un’opportunità concreta di rientrare in partita. Il lancio in touche però è sbagliato e le inglesi ricuperano il pallone, liberando verso la metà campo. Un altro lancio fuori misura sulla risultante rimessa laterale permette alle inglesi di innescare nuovamente Kildunne al largo, con il gioco che si sposta nuovamente nei 22 canadesi. Un tenuto salva inizialmente le ragazze di Kevin Rouet ma è solo questione di tempo: dopo una serie di percussioni la seconda linea Ward sfonda al 50’ per la quarta meta della squadra di casa. Con un Canada notevolmente in confusione e poco efficace in fase offensiva parrebbe finita. Invece poco dopo Botterman riceve un cartellino giallo per placcaggio pericoloso, e la sostituzione della mediana Pelletier, poco brillante, con Apps dà nuovo ritmo alle offensive canadesi. Un drive da touche finalmente ben portato avvia l’azione che si conclude al largo con la seconda meta dell’ala Hogan-Rochester. Sotto 13-26, il Canada appare rivitalizzato e va in cerca della segnatura che riaprirebbe a tutti gli effetti la partita. Ma sono nuovamente le fasi statiche a tradirlo. Questa volta i problemi maggiori arrivano dalla mischia, disintegrata da quella inglese in due occasioni consecutive su propria introduzione. Alla fine i regali si pagano, un errore sulla ricezione di un calcio inglese permette alle Red Roses di tornare nei 22 canadesi. Ci resteranno sino alla seconda meta di Matthews che al 69’ ne assicura il trionfo. Gli ultimi dieci minuti scorrono senza troppe emozioni tra cori di “Swing low, sweet chariot” e tentativi sempre più fiacchi di entrambe le squadre di aggiungere punti al loro tabellino. Finisce come d’uso con molte lacrime, in alcuni casi di gioia, in altri di delusione. Nonché, crediamo, con la serena soddisfazione dei nostri Clara Munarini e Matteo Liperini, protagonisti anche loro di una giornata che possiamo ben definire storica, per il rugby delle donne ma non solo per quello. 

https://youtu.be/CsfVZdsXTy4?si=RZrovYqY91lfQ0tH

Twickenham Stadium, Londra

Canada – Inghilterra   13-33 ( primo tempo 8-21)

Marcatrici: 5’ Hogan-Rochester meta (5-0), 8’ Kildunne meta trasformata Harrison (5-7), 19’ Cokayne meta trasformata Harrison (5-14), 26’ Matthews meta trasformata Harrison (5-21), 35’ De Goede calcio piazzato (8-21), 50’ Ward meta (8-26), 53’ Hogan-Rochester (13-26), 69’ Matthews meta trasformata Harrison (13-33)

Canada: 15 Julia Schell (73’ 23 Shoshanah Seumanutafa); 14 Alysha Corrigan, 13 Florence Symonds, 12 Alex Tessier (C), 11 Asia Hogan-Rochester; 10 Taylor Perry, 9 Justine Pelletier (53’ 22 Olivia Apps); 8 Fabiola Forteza, 7 Karen Paquin (66’ 21 Gabrielle Senft), 6 Caroline Crossley (66’ 20 Laetitia Royer); 5 Courtney O’Donnell (53’ 19 Tyson Beukeboom) 4 Sophie de Goede; 3 Daleaka Menin (69’ 18 Olivia Demerchant), 2 Emily Tuttosi (16 Gillian Boag), 1 McKinley Hunt (41’ 17 Brittany Kassil). 

Inghilterra: 15 Ellie Kildunne; 14 Abby Dow, 13 Megan Jones, 12 Tatyana Heard (67’ 22 Holly Aitchinson), 11 Jess Breach (67’ 23 Helena Rowland); 10 Zoe Harrison, 9 Natasha Hunt (61’ 21 Lucy Packer); 8 Alex Matthews, 7 Sadia Kabeya, 6 Zoe Aldcroft (C); 5 Abbie Ward (70’ 20 Maddie Feaunati), 4 Morwenna Talling (70’ 19 Rosie Galligan); 3 Maud Muir (61’ 18 Sarah Bern), 2 Amy Cokayne (61’ 16 Lark Atkin-Davies), 1 Hannah Botterman (64’ 17 Kelsey Clifford). 

Arbitra: Hollie Davidson (SRU). Assistenti: Aimée Barrett-Theron (SARU) & Clara Munarini (FIR). TMO: Leo Colgan (IRFU). FPRO: Matteo Liperini (FIR). 

La foto del titolo è di George Wood – World Rugby/World Rugby via Getty Images. In primo piano con la coppa Zoe Aldcroft

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