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Al timone del viaggio di speranza del rugby azzurro che guarda al futuro c’è Paolo Grassi, tecnico cresciuto alla scuola federale, prodotto di quell’incredibile serbatoio di conoscenze che il rugby livornese ha messo a disposizione della causa. Sono tre i capitani azzurri cresciuti in riva al Tirreno (Gaetaniello, Innocenti, De Rossi), tanti i tecnici, da Guidi a Mazzantini, che continuano a tenere viva la tradizione toscana. Paolo Grassi (nella foto piccola) si infila in una scia consolidata, prima come responsabile del centro permanente di formazione fiorentino, adesso come selezionatore della nostra nazionale U18, là dove tutto potrebbe avere inizio: «Un impegno coinvolgente – sottolinea il tecnico livornese -, il nostro non è solo semplice un lavoro di selezione, ma soprattutto dobbiamo essere dei bravi formatori, intuire chi e come potrebbe iniziare un percorso che lo conduca all’alto livello».

Come sempre la prima uscita di una selezione costruita esclusivamente sulle annate di nascita è un passaggio nell’ignoto, c’è da capire se le congiunzioni astrali favorevoli hanno regalato un’annata di pregio… «Questo magari era un discorso che si poteva fare qualche anno fa – precisa Grassi – oggi c’è molta meno improvvisazione e molta più programmazione. I ragazzi che arrivano nel giro della Nazionale li conosciamo bene, hanno tutti già intrapreso un percorso di formazione e di specializzazione, li seguiamo quotidianamente e quasi tutti, a parte pochissime eccezioni soprattutto per quegli italiani nati e cresciuti rugbisticamente all’estero, stanno crescendo nei nostri centri federali di formazione. Motivo per cui c’è molto meno spazio per le sorprese e molto più per quelle che vorremmo fossero conferme. Anche se, avendo a che fare con fasce di età, c’è sempre da fare i conti con l’anno più prolifico e quello un po’ meno generoso».

 Una carica di Inza Dene con Marco Spreafichi in sostegno, a Rieti contro l’Irlanda (foto Emiliano GRILLOTTI/Rietilife.com)

Considerazioni giuste, ma a Rieti, nel giorno della prima uscita di sempre di questa Nazionale dei minorenni contro la Selezione U18 delle Province irlandesi, lo stesso Grassi non sapeva che risposte chiedere alla sua squadra: «Eh già, era la prima volta per tutti, noi possiamo lavorare con il gruppo, dettare delle regole, poi è bello vedere come reagiscono quando si trovano alle prese con la verifica del campo».

Esame passato a pieni voti, vittoria (31-27), qualche bella individualità in mostra, alcuni giocatori che già sono futuro, un gruppo solido su cui si può lavorare. Alla fine a Paolo Grassi ridevano gli occhi: «Sì, mi sono piaciuti. C’è tanto da lavorare, ma sarebbe grave se non fosse così a questa età. Qualcuno è già avanti, sia come sviluppo fisico, sia come capacità tecniche. Ma è normale che si sia così. Importante è che la squadra abbia subito lavorato da squadra, ha reagito alle difficoltà proposte da un avversario molto solido, ha sfruttato le sue capacità e, soprattutto, ha preso in mano la partita nelle fasi statiche, con una mischia ben organizzata e un’ottima attitudine alla fase difensiva».

Allora iniziamo a fare le carte ai suoi ragazzi, c’è qualche giocatore di questa squadra che potrebbe rappresentare il futuro del nostro rugby? «A una domanda del genere un tecnico delle giovanili mai dovrebbe rispondere. Non perché si potrebbe far torto a qualcuno, ma perché i percorsi dei ragazzi sono talmente differenti che c’è sicuramente qualcuno che avrebbe già potuto bruciare le tappe e qualcun altro che è solo all’inizio della sua crescita. Comunque se proprio vogliamo fare un gioco è chiaro che giocatori come Alessandro Ragusi, l’estremo, o Edoardo Todaro, il centro, spicchino per qualità, abilità personali e conoscenza del gioco».

Ma è un caso che proprio questi due giocatori stiano crescendo in club esteri, uno al Racing di Parigi, l’altro nell’Accademia del Northampton? «Sì, forse è un caso. Di sicuro oggi il rugby è cambiato, offre prospettive diverse e non possiamo controllare le scelte individuali di tutti i nostri giocatori. Loro hanno avuto questa opportunità e hanno deciso di intraprendere un’esperienza importante, sia per la loro formazione come rugbisti, sia per la loro vita. Starà al nostro settore tecnico continuare a seguirli, indirizzarli e valutare i loro percorsi di crescita. Di certo sono due ragazzi che hanno delle potenzialità, il Racing essendo Alessandro ancora minorenne ha addirittura chiesto il permesso alla famiglia di Ragusi e alla nostra Federazione, come vuole la prassi, per poterlo impiegare tra gli Espoirs. In Francia non fanno le cose a caso, evidentemente hanno capito che il ragazzo potrebbe già fare esperienze a un livello superiore».

Nella foto di Emiliano GRILLOTTI/Rietilife.com, Nkolajy Varotto attacca palla in mano, in sostegno, da sinistra Erik Meroi, Marco Spreafichi, Pietro Celi e Lorenzo Salmaso (col caschetto)

Andiamo oltre le stelle, altri nomi per appagare la nostra curiosità: «Un allenatore che lavora quotidianamente con i giovani ha imparato ad andarci con i piedi di piombo, anche se al Centro di Formazione di Firenze, quando sono arrivati Niccolò e Lorenzo Cannone, i Gesi, Pani, non era difficile capire che avrebbero avuto un futuro come giocatori di alto livello. E allora vi dico che in questa U18 tutti possono ambire a costruirsi un futuro da ottimi giocatori di rugby e se proprio vogliamo giocare agli indovini metto per affinità elettive Pietro Celi, il mediano di apertura, e non solo perché è di Livorno come me e non è un livornese figlio d’arte, che per noi è una rarità. Poi la terza linea Inza Dene è un bel diamante grezzo, il pilone Erik Meroi se metterà su chili e struttura è un bel giocatore di movimento, il capitano Italo Anthony Miranda ha fisico e leadership innata nel suo bagaglio personale. Dovrei elencarli tutti, perché tutti sono solo all’inizio e il loro domani è tutto da scoprire».

Futuro assicurato per il nostro rugby? «Il primo passo nel costruire un gruppo è stato fatto, poi vincere aiuta a lavorare con entusiasmo. Ma la concorrenza è elevatissima, però sono sicuro che la strada intrapresa nel percorso di costruzione e formazione dei giovani sia quella giusta. Adesso c’è solo da continuare a lavorare, noi e loro. Tantissimo».

Nella foto del titolo Azzurri schierati per gli inni prima della partita con l’Irlanda, lo scorso  4 novembre allo stadio Manlio Scopigno di Rieti. (Emiliano GRILLOTTI/Rietilife.com)

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