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L’hanno chiamato il Giorno del Giudizio: sabato, al Millennium o Principality come chiamano adesso lo stadione installato in pieno centro a tre passi dalla stazione, 70.000 per Cardiff-Ospreys e Newport Dragons-Scarlets. Precedente record, 52.000. Al successo ha contribuito il prezzo molto popolare: vedi due e paghi 10 sterline.
Il Galles non è al suo massimo: se va bene, gli Scarlets riusciranno a entrare nei playoff del Pro12 e i Dragons sono reduci dalla semifinale di Challenge, perduta senza speranze, contro il South African Montpellier. L’eurofuturo è risicato. “Una volta – dice Gareth Davies, chairman della Wru – i giornali di qui dedicavano pagine e pagine al rugby. Ora è diverso, ed è necessario affidarsi ai nuovi mezzi di comunicazione”. E fa notare che ai Mondiali, per Irlanda-Romania, a Wembley sono andati in 89.000, qualche centinaio in più che per All Blacks-Argentina. Quanto a capacità mediatiche, meglio i verdi che i rossi.
Svecchiare, cominciando dalle fondamenta. Quando concedeva nel Principato le sue qualità strategiche, Graham Henry diceva che quanto a talento i gallesi non avevano nulla da invidiare ai neozelandesi, ma quando le piantine diventano giovani fusti e alberi la situazione muta. Perché? L’interrogativo diventa terreno di disputa, di studio, di analisi.
Cambiare, adeguarsi, provare a non sentirsi prigionieri di quel che comincia ad odorare di Purgatorio, assistendo alla partenza dei big che giocano oltre il border o al di là della Manica. Sabato è il Giorno del Giudizio. Il Giorno della Resurrezione? Wales Forever, dice una canzone che da un secolo abbondante fa rombare lo stadio della capitale.
G. Cim.

Nella foto di Pascal Rondeau/Getty Images, i Dragons escono dallo stadio dopo la sconfitta con Montpellier

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