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brendan venter

Capo della cultura rugbistica e consigliere enologo: è la carica che Brendan Venter occupa ai Saracens.

Chi ha avuto modo di incontrarlo e di conoscerlo nella sua avventura italiana, che culminò nell’invenzione della “Fox” che fece tanto incazzare Eddie Jones, non si stupisce.

Venter, riserva negli Springboks della leggenda (la data sull’etichetta è il 1995), medico, tecnico, enologo, ama parlare più di vino che di rugby. In realtà non è proprio così: per lui il vino deve esser usato per costruire apologhi, per inventare accostamenti, senza mai voler epater le bourgeois. In vino, veritas.

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Gli viene naturale dire che la solidità del Cabernet, base dei grandi Bordeaux, è la difesa, che la freschezza del Merlot rappresenta l’attacco, che il Cabernet Franc lo riporta al gioco al piede e che il Malbec può riunire in sé tutte queste attitudini. Non per caso è argentino.

“Se io dico che una bottiglia costa 100 sterline, che ha una bella etichetta, che appartiene a una buona annata, voi direte: questo vino è buono. È molto facile influenzare. E questo vale anche per il giudizio sui giocatori. Per capire chi mi trovo di fronte, l’approccio deve essere diverso. Non voglio sapere quanto guadagna, non mi interessa la sua età. Come nel vino devo scoprire il suo gusto e solo allora avrà un posto a tavola e solo dopo potrà far parte della squadra che andrà in campo”.

Nella sua prima avventura inglese, ai London Irish e ai Saracens, Venter ebbe qualche disavventura: si scontrò con un tifoso dei Tigers che gli diceva di star seduto e venne squalificato, così come venne sospeso per aver espresso critiche ai “padroni del vapore” ovale. Non amava parlare con la stampa e non ama parlare con la stampa. “Cosa pensi della vostra prestazione? È la domanda da cui rifuggo”.

Ha studiato una squadra All Wines (Red and Whites) in cui le ali sono italiane per via dei loro prodotti fiammeggianti, i centri francesi, i mediani australiani ”per la loro meticolosità”, le seconde e terze linee neozelandesi, il tallonatore georgiano e i piloni sudafricani, ”corposi come i nostri vini”.

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