Il rugby per tutti, di tutti, allarga i propri confini e si appresta a sbarcare in Italia: IMAS (International Mixed Ability Sports) nei giorni scorsi ha dato l’annuncio di aver assegnato a Padova l’organizzazione di IMART 2028, il Campionato Mondiale per club di rugby mixed ability, il gioco in Italia tenuto a battesimo 10 anni fa dal Chivasso Rugby per supportare due ragazzi in un progetto di vita autonoma e diventato ben presto straordinario veicolo di inclusione su molti campi della Penisola, dove viene chiamato anche rugby integrato.
La candidatura, promossa dal Padova Mixed Ability Rugby, una emanazione del Roccia Rubano, ha goduto del sostegno della Federazione, dell’impegno determinante del Comitato Regionale Veneto, dell’Università e del Comune di Padova, che hanno contribuito unendo le forze a portare in Italia un Mondiale del rugby “altro”.
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Massimo Furegon è uno dei motori silenziosi del successo. Padovano, diventato rugbista per caso in età matura, ha incontrato il rugby inclusivo accompagnando suo figlio al minirugby. Un amore a prima vista: “Al rugby giocato ci sono arrivato a 40 anni, ma da quel giorno è stato un crescendo di impegni e soddisfazioni. Ho scoperto tanti old che si sono messi a completa disposizione della causa, intere famiglie coinvolte, vecchi giocatori padovani, tanti volontari, con disabilità e non, uniti per il gusto di giocare tutti insieme”.
Perché la particolarità è che nel caso del rugby mixed ability non è lo sport che si adatta alle difficoltà della persona, ma è la persona che si deve adattare allo sport: “Infatti, la bellezza è tutta lì, si gioca con le regole di World Rugby e ognuno mette a disposizione le proprie abilità. In campo nessun segno distintivo per nessuno, non ci sono calzoncini, calzettoni o caschetti speciali, tutti sono giocatori della stessa squadra e tutti devono giocare a rugby così come lo conosciamo da 2 secoli. In una squadra convivono giocatori con qualche disabilità e giocatori facilitatori, e a differenza degli sport paralimpici in cui ci sono le categorie di disabilità, le regole adattate e il confronto è tra persone che vivono le stesse difficoltà, qui le abilità sono miste e si mescolano in una squadra in cui tutti hanno lo stesso obiettivo. E i risultati in termini di autostima dei ragazzi, di capacità di autonomia, di miglioramento delle abilità motorie e di crescita personale per tutti noi, sono davvero eccezionali”.
Come è nata l’idea di avere il Mondiale in casa?
“Nel 2025 abbiamo partecipato a Pamplona all’IMART (International Mixed Ability Rugby Tournament). Non avevamo i numeri per presentare un club femminile (solo al Mondiale si hanno squadre di genere, mentre nell’attività regolare giocano insieme maschi e femmine, ndr) e così abbiamo unito le forze e creato una franchigia, una vera e propria Nazionale italiana femminile di rugby mixed ability. Le nostre fantastiche Harlequeens, a sorpresa, hanno vinto il torneo e con il loro entusiasmo ci hanno convinto a provare a portare il Mondiale in Italia. La tradizione ovale di Padova, il movimento italiano in grande crescita perché a Chivasso e agli “Implaccabili” della Capitolina che hanno aperto la strada si sono aggiunte Alessandria, Brescia, Padova e c’è un gran fermento, hanno convinto IMAS a sceglierci per il prossimo Mondiale. Il fatto che già sia stata decisa anche la sede per il 2031, quando a Swansea si celebrerà il 40° compleanno dei locali Gladiators, il club che per primo nella storia ha sperimentato il rugby per tutti, è un segnale di come IMART non sia più un fantastico e gioioso happening, ma un appuntamento che ha bisogno di organizzazione, strutture, accoglienza, visione. A Pamplona hanno partecipato 32 club di tutti i paesi anglosassoni, di Spagna, Belgio e Sudamerica, ma per l’edizione di Padova bisognerà aumentare il numero dei partecipanti perché iniziano ad arrivare richieste da Sudafrica, Nuova Zelanda, Argentina, Cile, con oltre 2000 atleti coinvolti. Vorremmo organizzare una settimana di sport e trasformarla in un messaggio da lasciare in dote al territorio e all’intero mondo del rugby”.
Dove si giocherà IMART 2028?
“Siamo tranquilli perché tutto il mondo del rugby padovano si è reso disponibile a ospitare la manifestazione, ma noi vorremmo recuperare al mixed ability un sito sportivo oggi in abbandono nel complesso delle Terme dei Colli Euganei. C’è qualche problema di concessioni e di lentezza della burocrazia, ma con l’aiuto di tutti potremmo trasformare un luogo degradato in una splendida eredità da lasciare al territorio. Sarà una bella sfida, di quelle che i ragazzi del rugby mixed ability affrontano, e superano con allegria, ogni giorno”.
In copertina: gli Implaccabili della UR Capitolina in azione all’IMART di Pamplona nel 2025 – ph. UR Capitolina
